fbpx
 
CulturaItalia

Tirreno, un mare di vulcani sommersi con il più grande d’Europa tra essi

Gioacchini: “Risulta anche essere il più grande in assoluto di tutto il nostro Sistema Solare, molto più grande del vulcano marziano Monte Olimpo”

Tirreno, un mare di vulcani sommersi con il più grande d’Europa tra essi –

In Italia sono tanti i vulcani sommersi al largo delle coste tirreniche fra Campania, Calabria e Sicilia, e di essi, il più pericoloso è il Marsili che anche è il più grande d’Europa.

“Una “bazzecola” come 145 milioni di anni fa, nelle profondità abissali (6 km) dell’Oceano Pacifico nordoccidentale si è formato un ammasso vulcanico più grande di tutta l’Italia chiamato Tamu Massif”.

A spiegare il fenomeno è Arnaldo Gioacchini, Membro del Comitato Tecnico Scientifico dell’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale.

“Ma non è solo questo, in quanto, quello che era già di gran lunga considerato il vulcano più grande esistente sul nostro pianeta, alla luce dei recenti studi effettuati dagli specialisti statunitensi (Università di Houston) risulta anche essere il più grande in assoluto di tutto il nostro Sistema Solare, molto più grande del vulcano marziano Monte Olimpo che fino a ieri era ritenuto la “medaglia d’oro” del settore.

Tanto per fare un altro paragone questo immenso vulcano, che è sito nella zona sottomarina chiamata Shatsky Rise a circa 990 miglia ad est del Giappone, è “solo” 50 volte più grande del non certo “trascurabile” Mauna Loa il più grande vulcano attivo sulla superficie terrestre, uno dei cinque appartenenti all’isola più grande delle Hawaii.

Per fortuna il gigantesco Tamu Massif (scoperto in tutta la sua totalità geologica solo nel 2013), che si erge dagli abissi per circa 4 chilometri ha sopra di se almeno due chilometri di mare ed ha smesso, sempre per nostra fortuna, di essere attivo 130 milioni di anni fa.

Ma anche in Italia per quanto concerne la fenomenologia dei vulcani sottomarini non c’è certo da stare allegri in quanto nel mar Tirreno meridionale c’è un imponente sistema vulcanico sottomarino che appartiene al cosiddetto arco insulare eoliano e singolarmente prende i nomi di: Marsili, Vavilov, Magnaghi, Palinuro, Enarete, Glauco, Eolo, Sisifo, Alcione, Lametini, un elenco a cui  si debbono aggiungere, in un continuum geotermico, la Secca del Capo ed altre fonti idrotermali profonde del Tirreno meridionale; tanto per essere precisi siamo al largo delle coste di Campania, Calabria e Sicilia. 

Di questi vulcani sommersi  quello che, allo stato attuale dei fatti, desta la maggiore preoccupazione è il Marsili che si trova a circa 140 km a nord della Sicilia ed a circa 150 km ad ovest della Calabria ed è il più esteso vulcano d’Europa (Etna incluso) con dimensioni veramente da brivido, infatti si innalza dal fondo del mare per oltre 3.000 metri e con i suoi 70 km di lunghezza e 30 km di larghezza (pari a 2100 chilometri quadrati di superficie) rappresenta uno dei vulcani sommersi più estesi del mondo, raggiungendo con la sommità la quota di circa 450 metri al di sotto della superficie del  Tirreno.

Attualmente è studiato, a partire dal 2005, nell’ambito di progetti strategici del C.N.R. per mezzo di un sistema multibeam e di reti integrate di monitoraggio per osservazioni oceaniche.

Comunque, a proposito del Marsili e della sua acclarata pericolosità ecco quello che ha detto il sismologo Enzo Boschi (un grande studioso purtroppo recentemente scomparso) sul Corriere della Sera del 29 marzo 2010: “La caduta rapida di una notevole massa di materiale scatenerebbe un potente tsunami che investirebbe le coste della Campania, della Calabria e della Sicilia provocando disastri.

Il cedimento delle pareti muoverebbe milioni di metri cubi di materiale, che sarebbe capace di generare un’onda di grande potenza.

Gli indizi raccolti ora sono precisi ma non si possono fare previsioni. Il rischio è reale e di difficile valutazione. Quello che serve è un sistema continuo di monitoraggio, per garantire attendibilità”.

Potrebbe succedere anche domani. Le ultime indagini compiute dicono che l’edificio del vulcano non è robusto e le sue pareti sono fragili.

Inoltre, abbiamo misurato la camera di magma che si è formata negli ultimi anni ed è di grandi dimensioni. Tutto ci dice che il vulcano è attivo e potrebbe eruttare all’improvviso”.

A Boschi fece eco il 28 aprile dello stesso anno l’allora Capo Dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso che in una conferenza stampa nella sede dell’Associazione Stampa Estera a Roma (riferendosi al Marsili) dichiarò fra l’altro: “È stato indicato come potenzialmente pericoloso, perché potrebbe innescare un maremoto che interesserebbe le coste tirreniche meridionali”.

A queste dichiarazioni vanno aggiunte quelle del professor Franco Ortolani, direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio ed ordinario di Geologia presso l’Università Federico II di Napoli, per cui è fondamentale organizzare, nel più breve tempo possibile, dei “sistemi di difesa dei litorali”.

Ortolani dà anche un’idea di come si realizzano tali sistemi mediante uno studio approfondito pubblicato sul Portale Meteo del Mar Mediterraneo.

 Secondo l’idea del professore, si potrebbero sfruttare le isole dell’arcipelago delle Eolie come delle vere e proprie “sentinelle”, che possano preannunciare, con un tempo sufficiente all’organizzazione, l’arrivo dell’onda anomala.

Questo studio è stato definito dal professor Ortolani in seguito al maremoto verificatosi il 30 dicembre del 2002, e che aveva colpito Stromboli, le isole nelle vicinanze e anche le coste della Sicilia vicino a Milazzo e quelle campane di Marina di Camerota.

Fra l’altro già il 2 gennaio 2003 Michela Giuffrida sulla Repubblica.it titolava “forte” in una corrispondenza da Catania: “La catena di vulcani sommersi che tiene sotto scacco il Tirreno il Marsili, grande come l’Etna, dorme ma dà continui segnali, altri sono attivi. Grandi eruzioni potrebbero causare maremoti” citando nell’articolo quando dichiarato da Roberto Scandone presidente della Commissione nazionale Grandi Rischi e da Gianni Frazzetta, ricercatore dell’INGV di Catania.

Fra l’altro il 27 ottobre 2013 si effettuò anche l’esercitazione “Twist” (Tidal Wawe In Southern Tyrrhenian sea) organizzata dalla Protezione Civile Nazionale e cofinanziata dalla Commissione Europea, evento, che durò quattro giorni, durante i quali circa 2.500 donne e uomini della Protezione Civile Nazionale hanno approntato una reazione rapida ed efficace ad un simulato maremoto che si abbatte su Salerno ed altri nove comuni costieri.

Per inciso c’è anche un progetto che riguarda la captazione della possente energia geotermica di questi vulcani sommersi attraverso una piattaforma offshore visto e considerato  che l’acqua marina che s’infiltra al loro interno si surriscalda (può raggiungere temperature di 400° C e pressioni superiori a 200 bar) e acquista un potenziale calorifero, che può essere trasformato in energia elettrica, paragonabile a quello generato dalle più grandi centrali geotermiche mondiali o ad impianti nucleari di media taglia.

Questa, per fortuna, è una storia molto meno inquietante, forse”.

Post correlati
CittàCulturaCuriositàNotizie

Ricostruita la Fontana di Trevi, ma con i mattoncini LEGO

ItaliaNotizie

Caldo record, picchi oltre i 40° al Centro Italia per i prossimi giorni

ItaliaMondoSport

Mondiali di Nuoto 2022, Giorgio Minisini conquista l’oro nel libero

Cultura

Tolfa: domenica 26 giugno, al Giardino Comunale, l'ADAMO aps presenta Solidarietarte

Iscriviti alla nostra Newsletter e rimani sempre aggiornato.