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Potere al Popolo Cerveteri-Ladispoli: ”Quello che vogliamo fare a livello locale”

”Le nostre proposte”

Potere al Popolo Cerveteri-Ladispoli: ”Quello che vogliamo fare a livello locale” – riceviamo e pubblichiamo

“In questi ultimi mesi Potere al Popolo ha ripreso e dato gambe all’iniziativa di fusione dei due comuni di Cerveteri e Ladispoli. E’ evidente che tale progetto non può prescindere da un’analisi politica ed economica della situazione del nostro territorio e dalla nostra posizione come forza politica.

Sino al 2007, anno di inizio della crisi internazionale che ha messo in ginocchio interi paesi e prodotto un esorbitante aumento della povertà in quasi tutto il mondo, Cerveteri e Ladispoli vivevano essenzialmente del reddito dei cittadini che in gran parte lavoravano a Roma. Oltre a ciò esisteva una produzione agricola significativa, un forte sviluppo dell’edilizia abitativa, un incremento costante dei servizi legato anche al turismo estivo sulla costa e in misura minore a quello culturale/archeologico.

La crisi di 13 anni fa ha completamente sconvolto un equilibrio che rendeva possibile un incremento costante e significativo della ricchezza e dell’occupazione, sia interna, sia esterna ai due comuni.

In Italia dal 2007 la crisi ha rapidamente eroso reddito a chi lavorava, ha creato disoccupazione, mobilità e cassa integrazione, maggiore precarietà sul lavoro e una sempre più evidente carenza di servizi ai cittadini, un abbandono del ruolo pubblico in economia e una maggiore competitività che si è sviluppata soprattutto abbassando il costo del lavoro e riducendone i diritti.

Così è avvenuto anche nel nostro territorio, sicuramente in misura maggiore rispetto a gran parte del resto del paese. Si pensi alle tante aziende che sono andate in crisi, che hanno licenziato o che sono fallite nella regione ed in provincia di Roma. Un esempio su tutti: l’Alitalia e con se molte aziende del settore che operavano a Fiumicino, hanno prodotto dal 2008 in poi migliaia di esuberi e di lavoratori in cassa integrazione. Sicuramente questo è un caso eclatante che ha coinvolto e purtroppo continua ad interessare la più grande azienda della regione, ma il numero di realtà produttive in crisi nella provincia è stato enorme. Molti di questi lavoratori vivevano e vivono nelle nostre due città e ciò ha prodotto a catena una riduzione, quando non addirittura una cessazione totale, del reddito disponibile.

Dalle nostre parti la crisi generale ha prodotto poi il blocco quasi totale del settore dell’edilizia sia per la costruzione di nuove abitazioni, sia anche nelle ristrutturazioni di abitazioni ed edifici pubblici. Resistono attività a Ladispoli su passati atti deliberativi di ristrutturazione urbanistica e quelle legate a nuove previsioni che a nostro avviso risentono anche di un certo arretramento culturale degli investitori rispetto alle pessime condizioni di mercato. Il crollo di questo settore ha prodotto una ulteriore crisi nell’occupazione locale che inevitabilmente ha fatto arretrare bruscamente tutto l’indotto, dal commercio alle attività legate al terziario avanzato correlato. Comparti di attività lavorative e di saperi oramai irrimediabilmente perduti e che assolutamente non sono state riassorbite con lungimiranza politica, come vedremo nel proseguo, dalle grandi potenzialità economiche che in altri settori potrebbe offrire il territorio.

La stessa agricoltura non ha vissuto in questi anni uno sviluppo organico e qualitativo tale da far emergere le produzioni locali in termini significativi. Al contrario, sta vivendo un forte arretramento produttivo: ampie zone del patrimonio agricolo hanno perduto la loro produttività tradizionalmente legata alla coltivazione a vite e ad alberi da frutto (primizie); la produzione ortofrutticola intensiva, un tempo fiorente (si pensi ad esempio al carciofo), in gran parte ora viene soppiantata se non dall’incolto, dalla coltivazione estensiva di frumenti o peggio da colture a rotazione destinate al foraggio e al bio-carburante (colza, girasole, mais, fieno, ecc).

Il settore del turismo, pur tenendo quello estivo della costa e registrando il fiorire disseminato sul territorio, specialmente in zona agricola, di una rete assai disomogenea di agriturismi e B&B, spesso frutto di trasformazioni urbanistiche assai dubbie, non si è sviluppato intercettando le potenzialità offerte dall’ambito culturale e ambientale. Tutto ciò nonostante la rilevanza dei beni naturali, archeologici e monumentali presenti sul territorio ai quali, seppure in lieve miglioramento infrastrutturale, non è stata data l’importanza che meritano, stante anche la vicinanza con il terminale nautico croceristico di Civitavecchia e l’aeroporto internazionale di Fiumicino. Le attività ricettive di pernottamento e quelle di accoglienza culturale risentono di una certa approssimazione legata essenzialmente alla mancanza di una seria programmazione politica e di una rete connettiva integrata. Gli eventi spettacolari, anche di caratura regionale e nazionale, vengono ancora organizzati con lo spirito proprio delle “Sagre di paese”. Non esiste una connettività concreta con operatori turistici che propongano pacchetti che comprendono le località nostrane, stante la concorrenza a nord dell’asse Tarquinia – Tuscania – Viterbo “Città dei Papi” e a sud delle poderose offerte determinate dalla metropoli romana e neanche si è dato seguito a quella valorizzazione e tutela dell’ambiente e delle zone naturalistiche presenti nel territorio. Le visite alla necropoli della Banditaccia e alle aree archeologiche in generale, sono legate essenzialmente alla pratica della gita fuori porta, a quelle di carattere scolastico, oppure sporadicamente a gruppi organizzati di carattere più scientifico e di alta conoscenza, ma nessuno di loro entra in contatto autentico con il territorio perché privo di un’attrattiva e importante sede museale. Quella attuale, seppure arricchita nel recente dall’acquisizione stabile d’importantissimi reperti come lo sono il Cratere e la Kylix di Eufronio, non è adeguata a sopportare la concorrente presenza in distanza relativa delle attrattive offerte dalla Capitale.

Il commercio e la ristorazione nel tempo si erano sviluppati in una rete di tanti piccoli negozi e locali che avevano dato vita nelle vie centrali dei due capoluoghi a dei “Centri Commerciali Naturali”. A Cerveteri tale concentrazione è praticamente sparita e a Ladispoli si riesce a malapena a sopravvivere massimamente in forma di franchising e outlets. Le uniche strutture commerciali che aumentano progressivamente sono quelle di carattere etnico che però non si sommano, ma soppiantano le originarie attività legate al territorio e la concorrenza e lo sviluppo dell’E-commerce non incoraggia certo la riapertura di attività commerciali locali. La presenza di più moderne strutture commerciali che in passato avevano reso fruibile ai cittadini, spesso legati al pendolarismo, un commercio locale di qualità e a prezzi calmierati, è minacciata dalla sregolata pressante richiesta proveniente dalla proprietà fondiaria di trasformare ampie aree territoriali in improbabili centri commerciali artificiali, accompagnati da lottizzazioni private a scopo abitativo che per la loro importanza anacronistica destano dubbi in città circa l’effettiva provenienza lecita degli investimenti necessari alla loro costruzione e gestione.

In tutto questo scenario le attività artigianali a Cerveteri, mancando un polo urbanistico dedicato, restano disseminate sul territorio, spesso in modo anche poco regolare, mentre a Ladispoli, dove invece esiste una zona artigianale strutturata, stante il crollo sostanziale del settore edilizio, non si è prodotto nessun incremento in termini di investimenti e occupazione.

Il settore del terziario avanzato è completamente egemonizzato esclusivamente dai CAF e da una massiccia presenza di agenzie immobiliari in franchising che su un patrimonio edilizio oramai assai svalutato, “lucrano” sulle commissioni, specie quelle legate ai piccoli appartamenti e sul lavoro precario dei giovani.

Precaria e assolutamente da ristrutturare è l’offerta turistica balneare complessiva. Soprattutto a Cerveteri le indefinite progettualità del lungo mare che si prospettano da anni, l’erosione delle spiagge e la mancanza di un collegamento anche ciclistico con il Comune di Ladispoli, non consentono la fruizione completa di una risorsa naturale (si pensi a nord di Marina di Cerveteri, all’estensione oltre il fosso Zambra verso la località di Montetosto a Mare) spesso abbandonata dal pubblico in favore dell’iniziativa privata che è assolutamente inadeguata sul piano dei servizi ai cittadini e inopportuna circa la presenza di strutture assolutamente inaccettabili sul piano edificatorio.

Le nostre proposte

Che cosa sarebbe indispensabile fare per rivitalizzare l’economia e la vita sociale del nostro territorio? 

Di sicuro la fusione di Ladispoli e Cerveteri produrrebbe una serie di vantaggi economici e normativi rispetto ai contributi straordinari ed ordinari dello stato e ad una maggiore accessibilità ai Fondi europei. Vantaggi normativi in termini di ristrutturazione e ampliamento degli organici e delle funzioni del nuovo comune che prevederebbe anche dei Municipi a tutela delle specificità dei vari territori, molto più di come avviene oggi e non solo dei centri di Cerveteri e Ladispoli ma anche delle frazioni/aree più grandi. Un maggior peso politico in ambito regionale e di città metropolitana. Migliori servizi e a un minor costo per quanto riguarda trasporti, rifiuti, sanità, manutenzione strade, acqua, gas, luce ecc.. Tutto ciò è sintetizzabile in nuova occupazione, migliori servizi e un’amministrazione più efficiente.

L’utilizzo di questi maggiori introiti, insieme alla grande riforma politica ed amministrativa del territorio derivante dalla fusione dei due comuni, deve però essere inserita in un progetto più generale che preveda la partecipazione e il coinvolgimento diretto della popolazione e compensare così la riduzione di reddito e di occupazione che si è registrata in questi anni e il cui trend non sembra fermarsi.  Noi pensiamo quindi ad una valorizzazione armonica, programmata ed ecosostenibile di tutte le attività produttive locali che possa creare occupazione e reddito per giovani e meno giovani.

L’agricoltura e al tempo stesso l’accoglienza, la ristorazione ed il turismo, possono essere rivitalizzati anche attraverso un intervento pubblico e privato che valorizzi le produzioni tipiche locali e sostenga il consumo di prodotti agricoli di eccellenza a Km 0.

Il turismo costiero dovrebbe integrarsi con quello culturale e naturalistico, creando un’offerta complessiva che andrebbe sostenuta soprattutto a livello pubblico con la cura massima dell’ambiente da una parte e la creazione di un vero polo museale che riporti a “casa” reperti sparsi in tantissimi altri luoghi e attragga visitatori da tutto il mondo. Attrazione da incentivare anche attraverso la sollecitazione di interessi relativi agli aspetti scientifico-congressuali legati all’istituzione, rimasta bloccata in embrione, di un vero e proprio “Parco Archeologico Caerite e dei Monti della Tolfa” e di un “Festival Internazionale dell’Etruscologia” (o similare).

All’edilizia può essere dato slancio non per la costruzione di nuove abitazioni residenziali che ormai hanno saturato il territorio, ma nella ristrutturazione di edifici pubblici e privati e nel riuso di quelli abbandonati, viste anche le leggi attuali che favoriscono le ristrutturazioni, gli interventi di riduzione delle emissioni, lo sviluppo dell’energia alternativa e il rifacimento delle facciate delle abitazioni. Inoltre si dovrebbe pensare ad un piano, anche se molto limitato, di edilizia popolare per andare incontro a chi la casa non può comprarla ma ha bisogno di un appartamento in affitto ed un tetto sulla testa.

Sui servizi la fusione dei due comuni già per se stessa produce minori costi e maggiore qualità. Per migliorare ancora sarebbe necessario che alcuni servizi, a cominciare da quelli dei rifiuti, della depurazione e dell’acqua, fossero ripresi e gestiti direttamente dal comune.

L’offerta sanitaria potrebbe vedere la progettazione di un ospedale nell’ambito della programmazione regionale del settore e ciò produrrebbe maggiore occupazione e un servizio sanitario e di emergenza molto migliore ai cittadini.

La possibilità di ideare un polo universitario rispetto a determinati corsi (ad esempio legati all’agricoltura, all’archeologia, al turismo, all’informatica, ecc), in collaborazione con altre università di Roma e non solo, avrebbe un vantaggio triplo: maggiore occupazione, miglioramento di vita per chi è oggi costretto a spostarsi a Roma per studiare, minore congestione nel traffico automobilistico e nel trasporto pubblico e ferroviario da/per Roma.

Infine, sarebbe utile iniziare a pensare di predisporre un progetto di analisi e sviluppo integrato tra le principali attività economiche, sociali ed amministrative del territorio che possa dare slancio ad ipotesi di iniziativa pubblica e privata legata alla digitalizzazione e allo sviluppo di attività informatiche applicate alle varie attività produttive e dei servizi.

Tutto questo si doveva studiare e predisporre in questi anni. Al contrario si è fatto poco o nulla in termini di programmazione e di realizzazione, si è continuato a pensare che le cose sarebbero migliorate da sole e così non è stato, si è pensato esclusivamente al consenso e non ad un progetto complessivo per il territorio. L’economia locale è in crisi nera e il reddito di chi lavora fuori, a Roma, a Fiumicino ed in provincia, si è ridotto di molto, producendo effetti a catena di una negatività estrema.

Ridisegnare le priorità del soggetto pubblico, elaborare un progetto complessivo della vita sociale ed economica, valorizzare le eccellenze del territorio e l’ambiente, realizzare una complessiva e radicale riforma della vita e delle politiche del territorio, anche attraverso la fusione dei due comuni e soprattutto con la partecipazione attiva dei cittadini e delle cittadine delle attuali Cerveteri e Ladispoli: questa è l’ipotesi di lavoro e la proposta a cui sta lavorando Potere al Popolo”.

Potere al Popolo Cerveteri-Ladispoli

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