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«Omicidio Vannini: ricorso in Cassazione possibile solo se si mette in discussione il ragionamento logico dell’Appello bis»

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L’avvocato Paolo Pirani punta i riflettori su alcuni aspetti delle motivazioni della sentenza sull’omicidio di Marco Vannini

«Omicidio Vannini: ricorso in Cassazione possibile solo se si mette in discussione il ragionamento logico dell’Appello bis» –

Motivazioni, quelle della sentenza dell’Appello bis che cristallizzano un fatto importante: che la verità di quanto accaduto la notte tra il 17 e il 18 maggio 2015 non verrà mai a galla. Un dato «che la Corte d’Appello mette in evidenza».

A commentare le motivazioni della sentenza sull’omicidio del giovane Marco Vannini è l’avvocato Paolo Pirani. Diversi gli aspetti salienti delle motivazioni su cui il legale tarquiniese punta i riflettori: «È una sentenza che dice che i Ciontoli sono stati condannati sulla base delle loro dichiarazioni».

Quelle dichiarazioni che si contraddicono tra loro, le intercettazioni ambientali nella caserma dei Carabinieri «certificano che quello che hanno detto non è quello che è realmente successo», ha proseguito Pirani.

E poi c’è il ribaltamento dell’elemento “principe”: la distinzione tra dolo eventuale e colpa cosciente: mentre per la prima sentenza «se Marco fosse morto ci sarebbe stata una perdita del posto di lavoro e dunque si tratta di una grave complicazione per Ciontoli», l’Appello bis invece sostiene che «Marco era più scomodo da vivo piuttosto che da morto perché da morto si è potuta costruire una verità che non è quella reale e sulla base della quale si è sostenuto il colposo. L’Appello bis invece sostiene che i ritardi nei soccorsi erano funzionali proprio per evitare che Marco restasse in vita».

E poi c’è la questione relativa allo sparo per la quale «viene riportata la normativa Inail» per evidenziare come non si possa confondere un colpo d’arma da fuoco con un tonfo; le intercettazioni ambientali di Martina nella caserma dei Carabinieri dove racconta l’episodio, giustificato successivamente con l’aver riportato quanto raccontatole dal padre.

«Il parlare in prima persona è elemento diretto e tranciante per dire “io ho visto”, “io ero presente”. Non c’è alcun elemento che giustifica la dichiarazione di Martina quando risulta essere e si diceva era fuori di sé». Ora la partita si giocherà in Cassazione. Ad annunciarlo sono stati già i legali dei Ciontoli.

Ma Pirani “avverte”: «La sentenza d’Appello bis è una sentenza che non lascia incompiuti aspetti di fatto già più o meno trattati e soprattutto articola e recepisce quello che aveva già detto la Cassazione con la sentenza precedente. Segue in parte anche quel binario – ha proseguito Pirani – per finire con valutazioni in diritto sia sul concorso anomalo sia sul perché Ciontoli risponde di volontario e tutti gli altri come concorrenti».

Per l’avvocato Pirani, dunque, bisognerà vedere «se in Cassazione sarà messo in discussione il ragionamento logico sul quale eventualmente la Corte d’Appello arriva a queste conclusioni, altrimenti il rischio, se si dovesse entrare troppo nel merito, il ricorso potrebbe diventare inammissibile».

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