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Le “Scintille” della Legalità: Pietro Grasso incontra gli studenti di Cerveteri





CERVETERI, 12 Marzo 2026 – Non una lezione ex cathedra, ma un dialogo intimo, a tratti commovente, fatto di memoria e speranza. Questa mattina, presso l’Aula Consiliare di Cerveteri, l’ex Magistrato antimafia e già Presidente del Senato, Pietro Grasso, ha incontrato i ragazzi delle scuole medie del territorio per presentare la sua graphic novel e testimoniare una vita spesa al servizio dello Stato.

L’accoglienza delle istituzioni

Ad accogliere l’illustre ospite, la Sindaca di Cerveteri, che ha manifestato profonda emozione nel ricevere una figura di tale rilievo istituzionale e morale. “Leggete in questo incontro il coraggio”, ha esortato la Sindaca rivolgendosi ai ragazzi, sottolineando come la storia di Grasso sia l’esempio plastico di chi ha anteposto il bene comune ai propri interessi. Sulla stessa linea l’intervento dell’Assessore Cennerilli, che ha ringraziato la Mondadori per la collaborazione, invitando i giovani alla libertà di pensiero: “Usate la vostra testa; con la lettura e la scuola sarete liberi”.

Un “pretesto” per ascoltare i giovani

Pietro Grasso ha esordito rompendo il protocollo. Ringraziando per l’applauso caloroso, ha dichiarato: “Io sono solo un pretesto, oggi voglio ascoltare voi”. Un approccio che ricalca l’insegnamento di Paolo Borsellino, che — come ricordato da Grasso — dedicò le sue ultime ore di vita, prima della strage di Via D’Amelio, proprio a rispondere a una lettera di alcuni studenti di Padova.

Il racconto del Maxiprocesso e la “squadra di amici”

Sollecitato dalle domande puntuali degli alunni, Grasso ha ripercorso i momenti chiave della sua carriera. Rispondendo a Francesco Vitale (2A, Istituto Cena), ha ricordato la chiamata al Maxiprocesso: “Ero in ferie a Mondello, cercai di evitare l’incarico, ma il Presidente del Tribunale mi mandò a prendere. Molti avevano rifiutato, ma Falcone mi volle lì”. Il racconto si è poi spostato sulla quotidianità blindata di quegli anni: i 120 faldoni da studiare in uno sgabuzzino accanto a Borsellino, le minacce telefoniche ai figli, la paura costante. “Eppure mi sentivo in una squadra di amici”, ha confessato, descrivendo l’emozione provata entrando nell’aula bunker — soprannominata “l’astronave verde” — davanti a centinaia di mafiosi nelle gabbie e 500 giornalisti da tutto il mondo.

Il valore della famiglia e il fumetto

L’incontro ha toccato corde molto personali quando si è parlato della graphic novel. Milo Frazzetta (2A, Istituto Cena) ha chiesto cosa lo abbia spinto a scegliere questo formato. “Il fumetto è un linguaggio diretto, potente, capace di arrivare al cuore dei ragazzi”, ha spiegato Grasso. Protagonisti dell’opera sono proprio la moglie e il figlio dell’ex magistrato.
Particolarmente toccante il ricordo della moglie, scomparsa di recente, che collaborò alla revisione del testo: “Non amavamo le smancerie, ci chiamavamo per nome. Nel libro c’è un abbraccio tra noi dopo la strage di Capaci; lei era amica fraterna della moglie di Falcone. Mi ha lasciato dopo 55 anni di matrimonio e 5 di fidanzamento: vi auguro di trovare un amore così”.

Le domande degli studenti: tra paura e futuro

Molti i ragazzi che hanno preso la parola:
Mia Venturini (2D, Istituto Cena) ha espresso il desiderio di diventare magistrato, ricevendo da Grasso un incoraggiamento allo studio e al rigore.
Adriano (2C, Istituto Salvo d’Acquisto) ha chiesto quale fosse stata la scelta più difficile: “Esporre la mia famiglia al pericolo. Ho avuto paura, è umano, ma non bisogna farsi condizionare”.
Cristian (3C, istituto Marina di Cerveteri) ha indagato sulle soddisfazioni professionali, ottenendo il racconto della cattura di Bernardo Provenzano, il “fantasma di Corleone”, dopo 5 anni di indagini serrate.
Alessandro Cimpean e Sofia D’Andrea (2D, Cena) hanno chiesto della strategia della mafia oggi (che “non uccide ma si nasconde”) e del rapporto di suo figlio con la scorta. “Mio figlio inizialmente non capiva, poi dopo la morte di Falcone ha compreso tutto. Oggi è un funzionario di Polizia, e questo mi riempie d’orgoglio”.

Il messaggio finale: l’accendino di Falcone

In chiusura, Grasso ha spiegato l’origine della sua fondazione, “Scintille di futuro”. Il nome nasce da un aneddoto legato a Giovanni Falcone, che poco prima di morire gli affidò un accendino chiedendogli di custodirlo finché non avesse deciso di riprendere a fumare.

“Quell’accendino è rimasto a me perché il giorno dopo Giovanni fu ucciso. Spero che le scintille di quell’accendino possano accendere oggi la vostra coscienza e il vostro impegno”. Un lungo applauso, esteso anche agli uomini della scorta che ogni giorno proteggono la legalità, ha chiuso una mattinata che Cerveteri non dimenticherà facilmente.

I docenti Istituto Cena Cerveteri