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“Le ragazze giovani si rivolgono meno ai centri antiviolenza”

L’intervista alla responsabile del centro “Le Farfalle” di Cerveteri

“Le ragazze giovani si rivolgono meno ai centri antiviolenza” – di Giovanni Zucconi

Da pochi giorni è passato il 25 novembre. La “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”.

Abbiamo letto, in questo periodo, tanti bilanci e tanti buoni propositi. Ma anche tanti fatti di cronaca che ci riportano bruscamente alla realtà, e che ci fanno capire che la strada per l’eliminazione di questo odioso fenomeno è ancora molto lunga.

Come in altre occasioni per avere il polso della situazione a Cerveteri, ma anche per approfondire meglio un tema che troppo facilmente ci può fare cadere in facili stereotipi o sottovalutazioni, abbiamo intervistato la responsabile del Centro Antiviolenza “Le Farfalle” di Cerveteri, Ileana Aiese Cigliano. Che ringraziamo per la sua gentile e paziente disponibilità.

"Le ragazze giovani si rivolgono meno ai centri antiviolenza"
“Le ragazze giovani si rivolgono meno ai centri antiviolenza”

Cominciamo con un bilancio di questi quasi due anni di attività del Centro Antiviolenza “Le Farfalle” di Cerveteri

“Nel 2024, in questi primi undici mesi di attività, abbiamo accolto le denunce di 120 donne. Siamo in linea con quello successo negli undici mesi di attività del 2023. Quando avevamo accolto 118 donne in totale. “

Sono numeri importanti

“Il nostro centro antiviolenza “Le Farfalle”, si conferma essere il centro nevralgico dell’intera rete di protezione. Riceviamo inviti da sostanzialmente tutti gli attori coinvolti: assistenti sociali, consultori, forze dell’ordine, ospedali, scuole, oltre che dai canali propri dell’antiviolenza come il 1522. Questo vuole dire che, in termini di collaborazione della rete sul territorio, stiamo lavorando tutti molto bene.”

Questa continuità dei numeri da un anno all’altro, è un dato negativo o positivo, secondo lei?

“Il segnale è positivo, perché noi partiamo sempre dall’idea che tutti i territori sono interessati dalla violenza di genere. Quindi non è che ci aspettavamo che in questo territorio non ci fossero donne vittime di violenza. Il segnale è positivo perché si conferma che le donne si fidano a rivolgersi al centro. Cosa che non abbiamo mai data per scontata. Ed era la grossa incognita di quando abbiamo iniziato. Fa parte del nostro mandato creare le condizioni affinché le donne vittime di violenza, di un qualsiasi tipo, abbiano fiducia nel rivolgersi a noi.”

Come sta evolvendo il vostro lavoro sul territorio? Come fate affinchè il numero delle denunce si mantenga sempre alla giusta dimensione?

“Quello che stiamo cercando di fare di più, anche se lo facevamo naturalmente anche prima, è di incrementare il lavoro coi giovani e con le scuole. Questo obiettivo ce lo siamo prestabilito anche partendo da un dato che non è solo relativo al nostro centro: le ragazze giovani tendono a rivolgersi meno ai centri antiviolenza. Questo per un loro errore di valutazione. Pensano che il nostro servizio sia rivolto soprattutto alle coppie sposate o conviventi. Ma non è così. Stiamo cercando di comunicare che non c’è nessuna proibizione. Basta essere maggiorenni. E ci si può rivolgere a noi anche solo quando si ha un dubbio.”

Mi ha quasi anticipato una domanda. Facendo riferimento al flashmob del 25 novembre a Cerveteri, con gli studenti dell’Enrico Mattei, volevo chiederle se i giovani ci possono garantire un futuro diverso e migliore, per quanto riguarda il tema della violenza di genere

“Fa parte del mandato del nostro centro antiviolenza quello di fare informazione e formazione ai giovani. Lo facciamo con difficoltà perché entrare nelle scuole non è facile dal punto di vista dei tempi e della burocrazia. Non è facile, ma ci stiamo riuscendo. Anche grazie alla collaborazione delle istituzioni. Noi cerchiamo proprio di partire dai giovani. Il lavoro da fare sui giovani è diverso da quello che bisogna fare sugli adulti. Si possono fare delle utili riflessioni non solo alle superiori, ma già anche nelle scuole medie.”

Io speravo che le nuove generazioni fossero in gran parte esenti da certi schemi mentali che possono favorire lo sviluppo della violenza di genere

(Cambia visibilmente tono di voce) “E per quale motivo?”

Perché le ragazze non sono più come le loro madri o le loro nonne. E questo tipo di violenza affonda molte delle sue radici in subculture che dovrebbero essere fortemente ridimensionate tra i giovani

“Quindi nel suo immaginario questa cultura deviata non esiste più? O è meno presente? Ma i giovani di cui parliamo sono i figli dei maltrattanti le cui mogli e compagne vengono da noi al centro. Quindi capita spesso che i ragazzi finiscano per considerare normali certi atteggiamenti o determinati ruoli di genere in famiglia. Proprio perché, in prima battuta, li vivono in casa.”

Non crede che sul tema della violenza di genere si parli molto, ci si indigni molto, ma poi a questo seguono pochi fatti concreti?

“Sicuramente novembre è il mese dell’attenzione mediatica.  Ma è anche vero che, ad oggi, rispetto alla violenza di genere, c’è una maggiore consapevolezza. Mentre, fino a solo pochi anni fa, diciamo prima dell’introduzione della norma del Codice Rosso nel 2019, molto dipendeva da chi ti trovavi davanti. Se era più o meno sensibile, o più formato. E le parlo di tutte le categorie coinvolte: giudici, forze dell’ordine, assistenti sociali. Il loro comportamento dipendeva dalle loro conoscenze del momento. Oggi, per esempio, noi facciamo anche formazione. Abbiamo fatto formazione ai dipendenti della ASL Roma 4. E partecipiamo tutti ad un tavolo istituzionale. Per carità, ognuno di queste cose da sola non è risolutiva. Ma sono tante piccole goccioline che stanno migliorando la situazione. Non siamo ancora in paradiso, sarà lunga, ma stiamo facendo tutti gli sforzi possibili per garantire una continua progressione.”

Per lei esiste un’arma definitiva per porre fine alla violenza di genere?

“L’arma definitiva non è rapida. È la Cultura. La Cultura dei giovani. Che generazione dopo generazione ci porteranno in una Società ambientata diversamente. Una cosa che dico sempre ai giovani è che devono ricordare che esiste uno stretto legame tra la violenza di genere e la battutaccia da spogliatoio del calcetto. I giovani risponderanno che non esiste questo legame. Diranno che quella battutaccia è innocua e fine a sé stessa. Così come se assisto ad una violenza domestica posso pensare che sia a sé stante, e che non c’entra con la società. Ma non è così. Esiste una trama sottile, nella nostra Cultura, che li unisce.”

Ricordiamo quali sono i giorni e gli orari in cui le donne vi possono venire a trovare nel Centro Antiviolenza “Le Farfalle”

“Noi siamo aperti, in via dei Bastioni 46 a Cerveteri, il lunedì, il martedì, il mercoledì e il venerdì, dalle ore 9:00 alle ore 15:00. Il giovedì apriamo dalle 12:00 alle ore 18:00. E questi sono gli orari dell’apertura dell’ufficio. Ma noi rispondiamo al telefono, al numero 366 9755274, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Festivi compresi. Quindi rispondiamo sempre, sempre, al telefono. Il numero è anche Whatsapp e SMS. Oppure si può scrivere all’email: [email protected].”