Fino al 12 luglio, la mostra sarà visitabile nel criptoportico della Villa Romana della Grottaccia. La nostra intervista all’importante pittore cerveterano
di Giovanni Zucconi
Ladispoli, il pittore Giuliano Gentile alla Grottaccia con la mostra “Ricordati di sorridere”
I titoli delle mostre sono spesso frasi ad effetto per attirare l’attenzione dei possibili visitatori. “Ricordati di sorridere”, il titolo dell’ultima mostra di Giuliano Gentile, visitabile dal 3 al 12 luglio, nell’area archeologica della Grottaccia, a Ladispoli, è qualcosa di più. Racchiude l’intera poetica del pittore cerveterano. Perché il sorriso, nei quadri di Gentile, non è mai una fuga dalla realtà. È semmai una risposta. Un modo per attraversarla senza lasciarsi schiacciare dal brutto, dalla paura, dalle cose che non funzionano.

Chi conosce la pittura di Giuliano Gentile lo sa bene. Nei suoi quadri ci sono colori, barchette, cavallucci, conchiglie, libri, parole, simboli. C’è un mondo apparentemente lieve, quasi infantile. Ma dentro quella leggerezza c’è una scelta precisa: raccontare il male senza metterlo in primo piano. Non mostrare le catene che imprigionano l’uomo, ma quelle spezzate. Non fermarsi alla prigionia, ma indicare il momento successivo. Quello della libertà. Era già emerso nella precedente intervista che gli avevamo dedicato, quando Gentile raccontava la sua pittura come una ricerca costante di speranza. Oggi, alla Grottaccia, quel percorso trova una nuova sintesi in una frase semplice e profonda: “Ricordati di sorridere”.
Ricordiamo che l’area archeologica della Villa Romana della Grottaccia è sotto la tutela della “Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale”. Ed è manutenuta e valorizzata, da anni, dal Gruppo Archeologico di Cerveteri-Ladipoli-Tarquinia.
Abbiamo intervistato Giuliano Gentile il giorno in cui siamo andati a vedere la mostra. Tra una sua spiegazione ai tanti visitatori e l’altra.
Maestro, fino a quando sarà possibile visitare la sua mostra?
“Fino al 12. Domenica 12 luglio”.
Il titolo della mostra è “Ricordati di sorridere”. Sembra una frase semplice, quasi banale. Ma sappiamo che per lei non lo è
“Ricordati di sorridere sembra una frase banale, invece è una frase molto importante. Questa frase è nata da una signora che mi ha chiesto di scriverla su un quadro. Era un suo messaggio, che voleva dare alla persona alla quale regalava quel quadro. Quindi per lei era un sentimento profondo. Poi io l’ho riproposta diverse volte, perché la trovo una frase bellissima”.

I suoi quadri, in effetti, predispongono al sorriso. Danno soprattutto una sensazione di gioia
“Bisogna sempre cogliere il colore e la gioia che ci dona la vita. Perché la vita è bella da vivere, ma tante volte ce la roviniamo. Tante cose che facciamo ci rovinano la vita. Ma perché io devo vivere una vita brutta? Se la vita è bella, perché devo viverla male? Questa cosa non mi è mai piaciuta”.
Nei tuoi quadri anche le cose brutte vengono sempre riportate in un altro modo. Non spariscono, ma diventano speranza
“Certo. Ho fatto un quadro in cui c’è questo omino che cammina e si porta dietro tutte le sue cose: le barchette, i cavallucci, le conchiglie, i libri. E c’è un cartello con scritto “Per un mondo migliore”. Quindi c’è questo desiderio di andare verso il meglio. Perché si capisce che ci sono delle cose che non vanno, e che quindi bisogna migliorare. Però c’è la speranza che questo potrà accadere.”
Le cose brutte, nei suoi quadri, sono presenti, ma non direttamente. Lei le fa percepire, ma non le mette al centro del quadro. Così mi ha raccontato l’ultima volta che l’ho intervistato
“Certo, è così. Se parliamo delle cose brutte, per esempio del razzismo, io dipingo le catene spezzate. Non le catene che hanno legato l’uomo. Dipingo le catene spezzate. Quindi dipingo la libertà. Il momento successivo. Perché c’è stata la prigionia, però io spero nella speranza. Nel momento successivo.”

Quindi il sorriso, nei tuoi quadri, è anche Speranza.
“Certo. Dovremmo tutti imparare a vivere in questo modo. Non possiamo vivere bene se non sappiamo che ci aspetta qualcosa di migliore. Se vediamo tutto nero, viviamo male. Invece vedere che c’è un fondo di speranza è importante.”









