“Sono contento che la squadra sia al primo posto. Ho girato l’Italia, ma la mia adolescenza è stata qui”
CERVETERI – Un abbraccio caloroso alla propria terra, nel segno del ricordo e dell’appartenenza. Angelo Fabiani, attuale direttore sportivo della S.S. Lazio, è stato tra i protagonisti più attesi della Festa degli Angeli Ceretani, la toccante manifestazione organizzata a Cerveteri per commemorare i giovani della comunità scomparsi troppo presto.

Nato nel rione Casaccia e zio carnale del sindaco di Ladispoli Alessandro Grando, il dirigente biancoceleste è intervenuto ripercorrendo le tappe della sua infanzia e il profondo legame emotivo che, ancora oggi, lo unisce alla città verde-azzurra, lasciata all’età di vent’anni per intraprendere la carriera nel grande calcio.
Un cordone ombelicale mai spezzato
“Il calcio mi ha portato a vivere e lavorare in tante città, da Trieste a Messina, ma non ho mai dimenticato da dove vengo” — ha raccontato Fabiani. — “Qui ho ancora tantissimi amici e mi lega a questa terra un vero e proprio cordone ombelicale. Mi sento cerveterano a tutti gli effetti: seguo costantemente la squadra attraverso giornali e siti web e mi riempie di gioia vederla oggi al primo posto in classifica”.
Dalla C2 ai vertici della Serie A
Nel suo intervento, il DS della Lazio ha voluto ripercorrere anche i primi passi di una carriera dirigenziale lunga e ricca di soddisfazioni, iniziata proprio mentre il Cerveteri si trovava nei professionisti:
“Quando il Cerveteri giocava in Serie C2, io centrai la promozione nei professionisti con l’Astrea, per poi passare al Grosseto dove ho vinto il mio primo campionato da DS. Da lì è partito il mio percorso verso la Serie B e la Serie A, ma il punto di partenza è sempre stato questo”.
Il ricordo del fratello Luigino
La presenza di Fabiani alla manifestazione è stata dettata da una forte sensibilità verso una causa nobile, ma ha dato spazio anche a una commovente dedizione familiare. In chiusura del suo discorso, il dirigente ha voluto rivolgere un pensiero al fratello scomparso:
“Essere qui per questa causa mi riempie di felicità. Anche se — ha concluso con commozione — il vero Fabiani era mio fratello Luigino, che tutti qui ricordano ancora con grande affetto”.
Un messaggio d’amore sincero verso la propria comunità, a dimostrazione di come il successo sportivo non abbia scalfito l’attaccamento alle proprie origini.








