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Fratelli d’Italia e la Lega di Ladispoli commemorano la “Giornata del Ricordo” dei Martiri delle Foibe e dell’esodo Giuliano Dalmata

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Fratelli d’Italia e la Lega di Ladispoli commemorano la “Giornata del Ricordo” –

“Noi non dimentichiamo” è questo lo spirito con cui domenica 10 febbraio le delegazioni di Fratelli d’Italia e della Lega di Ladispoli hanno voluto commemorare la “Giornata del Ricordo” dei Martiri delle Foibe e dell’esodo Giuliano Dalmata deponendo ai piedi del Monumento ai Caduti una corona di alloro.

“È insopportabile – ha esordito Luca Quintavalle, capogruppo della Lega – che ancora oggi ci sia qualcuno che vergognosamente cerchi di negare ciò che successe per mano dei partigiani comunisti di Tito ai danni delle popolazioni italiane della Venezia Giulia e della Dalmazia. Purtroppo il numero è ancora imprecisato visto che anche recentemente sono venute alla luce nuove Foibe piene di corpi, ma qui si parla di almeno 15.000 morti e 350.000 esuli che ebbero come unica colpa quella di essere italiani. Questi massacri sono stati per troppo tempo taciuti, tenuti a forza nell’intimità delle case degli esuli quasi come fosse una colpa; hanno dovuto sopportare da soli contornati da un assordante silenzio complice lutti ed umiliazioni”.

“In Italia le celebrazioni della Giornata del Ricordo come ogni anno – ha dichiarato l’esponente di Fratelli d’Italia, Francesco Prato – sono state macchiate da vili episodi di vandalismo e violenza verbale nei confronti di chi cerca di parlare del dramma che ha colpito gli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia. Una ferita ancora aperta per molti italiani e discendenti, ma che è da sempre considerata un tabù per la sinistra radicale, che per decenni ha taciuto o minimizzato la tragedia. A nulla sono valsi gli appelli del presidente della Repubblica Sergio Mattarella o di tutti i partiti politici. C’è ancora qualcuno che offende la memoria delle vittime, questi signori dovrebbero tener presente che la Giornata del Ricordo è stata istituita con la legge n°92 del 30 marzo 2004, proprio per far uscire da un oblio durato oltre sessanta anni
gli orrori compiuti dai partigiani comunisti di titini e non solo e che la negazione di tali fatti è perseguibile con la legge 116/2016 con pene che vanno dai 2 ai 6 anni, e che vigileremo e se necessario denunceremo chi proprio non riesce a rispettare nemmeno i nostri morti.”

foto: ladislaopuntonet

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