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Falso caso di COVID 19 alla Melone. La nota del Preside Agresti

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“Desidero lodare la dottoressa e il personale paramedico intervenuto”

Falso caso di COVID 19 alla Melone. La nota del Preside Agresti

Falso caso di COVID 19 alla Melone. La nota del Preside Agresti
Falso caso di COVID 19 alla Melone. La nota del Preside Agresti

“Un bambino cinese respira male e ha la febbre alta”. E’ così che è scattata la psicosi coronavirus ieri mattina in una scuola di Ladispoli. Una maestra preoccupata ha immediatamente chiamato il numero istituito per fronteggiare l’emergenza, ma le linee erano intasate; così, dopo 15 minuti di attesa la scuola è riuscita a contattare i medici che prontamente hanno inviato un’ambulanza di biocontenimento presso l’Istituto.

“Non voglio redarguire quella maestra che ieri mattina ha chiesto di chiamare di genitori del bambino ed ha allarmato i vari collaboratori scolastici. In fin dei conti aveva adottato la procedura che sempre viene usata nella nostra Scuola. Peccato che non avesse realmente misurato la temperatura e che la catena di trasmissione delle informazioni si sia fatta suggestionare dalle insulse chiacchiere dei social” ha dichiarato il Preside Riccardo Agresti.

“Le mie indicazioni sono state ovviamente di chiamare immediatamente i genitori e subito dopo chiedere informazioni su come comportarsi in questo caso al numero dedicato “1500”. Tuttavia al “1500”, per molti minuti, non ha risposto nessuno perché la linea era intasata. È stato allora che si è interpellato il 118 i cui operatori sono stati efficientissimi. Occorre sottolineare che, prima ancora dei genitori, sono arrivate ben due ambulanze, una delle quali con medici e paramedici con la protezione completa antivirale”.

Prosegue Agresti: “Desidero lodare la dottoressa e il personale paramedico intervenuto.

Vicino a quel bambino, la loro professionalità si era ammantata di gentilezza, la loro conoscenza si era ricoperta di parole dolci, quella specie di “astronauta” che prendeva i suoi parametri vitali faceva trasparire il sorriso dal di sotto di quella mascherina che gli copriva il volto.

Al termine della visita era chiaro che il bambino stava bene, o quantomeno non era infettato dal COVID-19, ma la serenità e l’amore con cui questi eroi hanno trattato chi avrebbe potuto mettere a rischio la loro vita, collide con forza con quei trogloditi che insultano gli stranieri (proprio ora che gli untori siamo noi); il coraggio con cui svolgono il proprio lavoro urta duramente con quei vigliacchi che si allontanano dagli altri; la loro conoscenza confligge con forza con l’incompetenza di chi parla senza sapere.

Ecco – conclude – non è di una situazione di falso allarme di cui ho voluto parlare, ma di una circostanza di normale coraggio, di tranquilla grandezza, di semplice valore di medici e paramedici che brilla fra tanta mediocre ignoranza”.

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