CittàLago di BraccianoNotizie

Bracciano, il lungolago si accende con Lavica Festival. Ianniello: «La musica è un diritto, non un privilegio»





Il presidente dell’Associazione Culturale Aurora racconta la nascita di Lavica Festival: «Un sogno diventato realtà grazie a decine di giovani volontari». Due serate gratuite sul lungolago di Bracciano per valorizzare musica, territorio e partecipazione

Bracciano, il lungolago si accende con Lavica Festival. Ianniello: «La musica è un diritto, non un privilegio» –

di Marco Di Marzio

Oggi e domani, 24 e 25 luglio, il lungolago di Bracciano ospiterà la prima edizione di Lavica Festival, due giornate gratuite dedicate alla musica indipendente italiana e agli artisti emergenti del territorio.

L’iniziativa nasce dall’impegno dell’Associazione Culturale Aurora, composta da giovani under 30, ed è realizzata con il patrocinio dell’Amministrazione comunale. Per conoscere più da vicino il progetto, le sue origini e gli obiettivi futuri, abbiamo rivolto alcune domande al presidente dell’associazione, Luca Ianniello.

Presidente Ianniello, come nasce l’idea di organizzare Lavica Festival?

L’idea di fare un festival nasce come tutte le storie più belle: con qualche amico intorno ad un tavolino. Siamo tutte persone giovani e, chi più chi meno, con esperienza nel mondo della musica. Condividiamo un forte amore per questi luoghi ed è stato naturale ritrovarci così. Fare un festival a Bracciano è il modo più sincero di dimostrarlo.

Perché avete scelto il nome “Lavica” e quale significato racchiude?

Volevamo un riferimento al lago che non fosse banale. Abbiamo pensato a qualcosa che fosse identitario ma senza scadere in cose viste e riviste. E poi volevamo qualcosa che non fosse solo “braccianese”: volevamo un nome che unisse i paesi del lago, qualcosa da poter consegnare a chi attraverserà questo festival e di cui sentirsi parte. Lavica è un elogio alle origini vulcaniche di questa terra, ma è anche una speranza di essere esplosivi.

Qual è l’obiettivo principale che l’Associazione Culturale Aurora vuole raggiungere attraverso questa manifestazione?

Aurora è nata per il festival. Serve a questo: dare una forma pratica ad un sogno. E oggi, dopo 11 mesi di lavoro, ci ritroviamo un’associazione giovanile con decine di iscritti tutti volontari del festival, tutti che dedicano il proprio tempo libero per questa causa. Direi che questo è il senso più importante di Aurora.

Aurora è una realtà composta da giovani under 30. Quanto ha influito l’entusiasmo delle nuove generazioni nella nascita del festival?

Come dicevo sopra, siamo tutte persone giovani. Anche se “giovani” forse non racchiude le complessità: mettere insieme persone di 16 anni e persone di 32 non è così facile come si crede. Quello che c’accumuna però è una grande fame di prenderci spazi e restituirli alla collettività più belli e più accessibili.

Quali difficoltà avete incontrato nell’organizzazione di una prima edizione così articolata?

Organizzare un festival in Italia è quasi impossibile. Non vorrei apparire venale, ma la questione economica è sicuramente il problema maggiore. Anche mettendo insieme entusiasmo, competenze e tanto tempo a disposizione, se mancano quelli non è possibile proseguire. Purtroppo in Italia manca ancora una visione sui festival: le istituzioni dovrebbero prenderli più seriamente. Sono luoghi di liberazione e socialità sana.

Il programma unisce artisti conosciuti della scena indipendente e realtà emergenti del territorio. Come avete costruito la line-up?

Anche la lineup è stata perlopiù un processo collettivo, anche se poi il valore aggiunto è stato il direttore artistico, Archita Russo. Un ragazzo di nemmeno trent’anni con una conoscenza della materia spaventosa, in senso positivo. È stato divertente, devo dire. Penso che la forza di un festival, in generale, sia data da quanto ci si diverte nel prepararlo.

Perché avete scelto di proporre due serate con identità musicali differenti?

Perché nella nostra testa avremmo voluto fare 4 o 5 serate dedicate ognuna ad un genere differente. Ci piaceva l’idea di rappresentare la musica nel modo più ampio possibile. Diciamo che per motivi pratici questo non ci era possibile e abbiamo dovuto fare delle scelte. Crediamo comunque che una serata rock e una indie-pop siano la scelta migliore.

Quanto è importante offrire uno spazio agli artisti emergenti e alle realtà musicali locali?

Questo è stato il primo motivo che ci ha fatti ritrovare intorno a quel famoso tavolo e fare un festival. Ci “rodeva”, come si dice da queste parti, che le esperienze musicali di zona fossero totalmente invisibilizzate. Nella zona del Lago c’è davvero poco per dare spazi a chi suona e noi vogliamo dare il nostro contributo per invertire la rotta. Emergere nella musica è spesso una questione di opportunità prima che di talento.

La partecipazione al festival sarà completamente gratuita. Quanto è stata importante questa scelta?

Non avremmo accettato nessuna scelta che non fosse quella di fare un festival gratuito. Per noi è una questione di visione e identità. Per noi la musica è un diritto, non un privilegio. Questo territorio merita un festival di rilievo senza dover sborsare chissà quanto per accederci. Non cambieremo idea su questo, per noi è un grande motivo di orgoglio.

Che ruolo ha avuto l’Amministrazione comunale nella realizzazione dell’iniziativa?

Come dicevo sopra, le istituzioni devono smettere di pensare ai festival come luoghi di perditempo e dargli spazio. Va riconosciuto che l’amministrazione Crocicchi su questo ha fatto una scommessa. E secondo me gliene va dato atto. Bisogna essere sinceri: senza questa amministrazione Lavica non ci sarebbe stato e noi siamo fieri di poter avere al nostro fianco una giunta comunale che investe nei giovani senza slogan.

Perché avete scelto il lungolago di Bracciano come scenario della manifestazione?

Volevamo rappresentare il lago, non potevamo proprio scegliere una location diversa. È stato un desiderio naturale, anche se ha portato a maggiore lavoro per far diventare l’area idonea. Ma ne siamo orgogliosi, anche perché restituiamo uno spazio pubblico alla cittadinanza che prima non era fruibile.

Quale risposta vi aspettate da parte dei cittadini, dei giovani e dei visitatori provenienti da altri comuni?

Siamo sicuri che le persone capiranno l’opportunità di avere Lavica e lo faranno proprio. Non è nostra intenzione essere proprietari, anzi: vorremmo che tutti quelli che hanno voglia di fare ci contaminino e si prendano un pezzettino del festival.

Lavica Festival vuole essere soltanto un evento musicale oppure anche un’occasione di aggregazione e valorizzazione del territorio?

Lavica festival è già occasione di partecipazione. Intanto perché ci sono quasi quaranta volontarie ogni sera a tenerlo in piedi. Poi perché per noi il festival non dura solo due giorni in estate. Il nostro obiettivo è creare un continuum di eventi durante tutto l’anno. Ne abbiamo già fatti due, uno a Bracciano ad aprile e uno a Trevignano a giugno. Tutto questo è un’occasione di cultura e socialità per tutti i comuni del lago.

Quale messaggio vorreste lasciare attraverso questa prima edizione?

Che noi ci siamo. Non è vero che le persone giovani non hanno voglia di fare. Siamo tante e tanti e vogliamo prenderci i nostri spazi, con rispetto e ambizione. Desidero che le persone si accorgano che a Bracciano è possibile fare cose belle e grandi e che si possono fare in collettivo.

State già pensando alla possibilità di rendere Lavica Festival un appuntamento stabile dell’estate braccianese?

Mi dai l’occasione di lanciare un appello: rendiamo insieme Lavica l’appuntamento dell’estate braccianese. Ci sono tutte le possibilità per farlo e per far sì che diventi una meta per tante persone. Il 24 e 25 arriveranno in tanti da Roma, Ladispoli e viterbo. Investendoci sopra potremmo fare molto di più e rendere Lavica un momento in cui far partecipare molte persone alla vita braccianese.

Infine, quale invito vuole rivolgere al pubblico in vista delle serate del 24 e 25 luglio?

Venite, attraversateci, divertitevi. Lavica è uno spazio libero, per tutte e tutti. Non sono slogan, lo facciamo in ogni singola azione e ve ne accorgerete!