Padroneggiare adeguatamente l’inglese è essenziale al giorno d’oggi, a prescindere dall’ambito in cui si lavora. Ormai da anni, il suo studio inizia già prima dell’età scolare, nelle aule degli asili nido e della scuola dell’infanzia, contesti dove i bambini cominciano ovviamente ad approcciarsi alla lingua sotto forma di gioco.
Rispetto ai decenni passati, quando l’inglese a scuola non si studiava proprio fino al liceo o si iniziava in terza o in quarta elementare, si tratta di un passo avanti importante. Nonostante questo, sono ancora tanti gli adulti e i giovani adulti che hanno un livello di conoscenza estremamente basso.
A cosa è dovuta questa situazione? I fattori da considerare sono svariati. Alcuni di essi riguardano veri e propri blocchi psicologici.Uno di questi è la teoria del prospetto, elaborata dallo psicologo israeliano Daniel Kahneman, che ha vinto il Premio Nobel per l’Economia nel 2002. Secondo la suddetta teoria, quando l’uomo si trova davanti a una determinata situazione, valuta quello che può guadagnare e quanto può perdere basandosi su un riferimento specifico che, nella maggior parte dei casi, è il suo stato attuale.
Quando si guarda tutto questo parlando di conoscenza delle lingue, è chiaro che la padronanza della propria lingua madre rappresenta un motivo di comfort mentale.
Avventurarsi oltre i confini di questa zona di tranquillità e confidenza vuol dire, per tantissimi, lavorare di profonda ricalibrazione.
Da un lato c’è il timore di apparire goffi, poco chiari, di fare una cattiva impressione sugli altri. Dall’altro, invece, quello che si guadagna apprendendo una nuova lingua, nel nostro caso l’inglese. Molto spesso, chi deve intraprendere un percorso di studio da zero o di perfezionamento si concentra solo su quello che potrebbe perdere praticando.
La situazione appena descritta trae la sua forza da uno dei bias più potenti in assoluto: quello negativo. A tutti è capitato, almeno una volta nella vita, di parlare in inglese o di scrivere in lingua e di commettere errori. Il cervello umano è naturalmente portato a soffermarsi su questi momenti e meno sulle circostanze in cui, invece, la lingua è stata gestita in maniera funzionale ed efficace.
Si tratta di un bias pericoloso, che si concretizza anche in altri ambiti della vita e che ci porta a considerarci non sufficientemente pronti per affrontare prove per le quali, invece, abbiamo tutti gli strumenti.
Come risolvere il problema
Per fortuna, questo problema si può agevolmente risolvere. Prima di tutto è fondamentale lavorare sull’obiettivo.Fondamentale è mettere da parte le aspettative ed essere realistici: se si parte da zero, è difficile, per non dire impossibile, arrivare a un livello madrelingua nel giro di un mese.
Come in tutti gli aspetti della vita, anche quando si parla di apprendimento della lingua inglese l’obiettivo ben formato deve avere determinate peculiarità. Essenziale è che sia un mix tra il fattibile e il motivante, che sia sotto controllo della persona e che sia collocato nel tempo. Un altro aspetto sul quale soffermarsi riguarda la selezione della scuola.
In Italia ce ne sono a migliaia, ma non lavorano tutte nello stesso modo. Proprio per arrivare a riproporre la stessa sicurezza che si vive con la propria lingua madre, è bene scegliere, per l’apprendimento dell’inglese e di qualsiasi altra lingua straniera, realtà che utilizzano il metodo naturale.
Il metodo Wall Street English, la primissima scuola che ha iniziato a praticarlo in Italia, ha successo proprio perché prevede l’interazione continua, attraverso l’ascolto, di contenuti facilmente comprensibili. Si parte dall’acquisizione della familiarità con i suoni, per poi passare alle frasi e a strutture di maggiore complessità.
Proprio come nell’apprendimento naturale della propria lingua madre – ovviamente automatico – vengono privilegiati ascolto ed esercizi di lettura. Sulla grammatica ci si concentra in una fase successiva (non c’è nulla di strano e per rendersene conto basta ricordare che, nella propria lingua madre, si inizia a studiarla a 6-7 anni).









