fbpx
 
CittàCronacaNotizie

A Santa Severa un luogo per ricordare il carabiniere Andrea Moneta

A Santa Marinella parte l’iniziativa per creare un luogo dove ricordare Andrea Moneta, il carabiniere trucidato nella strage del Pilastro a Bologna

”Moneta ha prestato servizio a Santa Severa per molti mesi, lasciando un bellissimo ricordo tra i cittadini – afferma l’ex Assessore Angelo Grimaldi – che, insieme a ex Carabinieri, mi hanno chiesto il desiderio e la volontà di  creare un luogo che sia da testimone del suo sacrificio, ed un ricordo perenne di Andrea”.

Prende così il via un’iniziativa che ha lo scopo di creare un luogo che ricordi per sempre il sacrificio di Andrea Moneta, carabinieri trucidato nella strage del Pilastro a Bologna nel 1991. L’idea è quella di dedicare ad Andrea, che per diversi mesi ha prestato servizio nella stazione di Santa Severa, una lapide o una targa per non dimenticare mai il suo sacrificio. L’ex assessore Angelo Grimaldi spera che la città possa rispondere positivamente e vorrebbe che questa dedica trovasse spazio proprio vicino alla Stazione dei Carabinieri dove Andrea aveva lavorato.

Santa Marinella ricorda il sacrificio di Andrea Moneta

“Ricordo ancora oggi quel sabato mattina quando la salma di Andrea Moneta, con una cerimonia solenne, scortato da motociclisti dei Carabinieri in alta uniforme fu trasportato dal Cimitero del Verano  al nostro Cimitero. Fu un’auto – ricorda Angelo Grimaldi – con tettino trasparente a trasferire la bara di zinco avvolta nella bandiera tricolore a Santa Marinella. Ad attenderla, i genitori Domenico Moneta e Paola Colonnelli e la sorella Alessandra, oltre al picchetto d’onore dei Carabinieri, alle Autorità Civili, Militari e, Religiose”.

Andrea fu insignito della Medaglia d’Oro al Valor Civile oltre ad essere stato nominato Cittadino Onorario del comune di Santa Marinella.

La strage del Pilastro, 4 gennaio 1991

Bologna, 4 gennaio 1991. Fa freddo in città, la nebbia scende delicata e implacabile. E’ quasi impossibile capire cosa c’è intorno, non si vede che ad un palmo di naso. Quella notte le strade erano più deserte del solito. Girava una volante dei Carabinieri, una Fiat Uno nuova di zecca, al suo interno 3 ragazzi, che hanno indossato le divise da poco. Andrea, Mauro e Otello sono nel quartiere Pilastro, la microcriminalità cresce sempre più. C’è un edificio che accoglie circa 300 extracomunitari e spetta a loro controllarlo, perché, giorni prima, qualcuno aveva tentato di bruciare tutto. Non si può stare tranquilli un secondo.

Sono le ore 22 circa. I ragazzi incontrano altri agenti. Non sembrano esserci grandi novità.

All’improvviso un frastuono, colpi di pistola, uno di loro viene colpito, la tensione aumenta, i ragazzi rispondo al fuoco, la loro auto urta contro i cassonetti sul bordo della strada, alcune persone scendono da una Uno bianca continuando a sparare senza sosta, la situazione si complica. Andrea, Mauro e Otello capiscono che non c’è via di fuga. Bisogna sperare.

I tre vengono raggiunti dai fratelli Savi che non concedono scampo e scaricano i loro colpi su quei ragazzi poco più che ventenni.

222 colpi di proiettile.

222 volte.

I fratelli Savi si avvicinano ai corpi per controllare. Sì sono morti, missione compiuta.

Solo 4 anni più tardi i fratelli vengono trovati e arrestati. 4 anni senza risposte.

Oggi, se siete a Bologna, al Pilastro un monumento troverete che li ricorda. Ricorda quei 3 ragazzi, quei tre ventenni morti avvolti dalla nebbia, mentre indossavano la loro divisa.

Giorgio Ripani

Post correlati
AttualitàCittàNotizie

Cerveteri, l'IC Giovanni Cena organizza il "Mercatino di Natale Green"

AttualitàCittà

Cerveteri: la Zambra Dixie Jazz Band accende l’albero di Natale in Piazza Aldo Moro

AttualitàCittà

Ladispoli: in biblioteca è ancora "Caccia alla lettura"

AttualitàCittà

Ladispoli omaggia Renzo Rossellini

Iscriviti alla nostra Newsletter e rimani sempre aggiornato.