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Ilaria Solazzo, la forza di una donna che ha scelto le parole per lasciare il segno





Dal giornalismo alla letteratura, dalle redazioni ai riconoscimenti professionali: il percorso di una donna che racconta gli altri senza rinunciare alla propria identità

Ilaria Solazzo, la forza di una donna che ha scelto le parole per lasciare il segno –

di Marco Di Marzio

Ci sono donne che non si limitano a trovare il proprio posto nel mondo, ma scelgono di costruirlo, giorno dopo giorno, attraverso il talento, la determinazione e il coraggio delle proprie idee. Donne che non cercano necessariamente di essere protagoniste, perché hanno imparato a riconoscere il valore delle persone, delle esperienze e delle storie che meritano di essere raccontate. Eppure, proprio attraverso questa capacità di osservare gli altri, finiscono per scrivere, silenziosamente, anche una parte importante della propria storia.

Il giornalismo, quando viene vissuto come una responsabilità e non soltanto come una professione, richiede molto più della capacità di mettere insieme le parole. Richiede sensibilità, indipendenza, curiosità, rispetto della verità e la consapevolezza che dietro ogni notizia esistono persone, emozioni e vicende umane. Per una donna significa anche confrontarsi con un mondo nel quale l’autorevolezza, le opportunità e il riconoscimento del merito non sempre seguono percorsi privi di ostacoli.

In questa dimensione si inserisce la storia professionale e personale di Ilaria Solazzo, giornalista pubblicista, scrittrice, blogger e professionista della comunicazione, originaria di Brindisi. Una donna che ha saputo intrecciare linguaggi ed esperienze differenti, trasformando la passione per la scrittura in un percorso articolato tra informazione, letteratura, comunicazione culturale e valorizzazione delle eccellenze.

Il suo cammino prende forma anche attraverso una preparazione nel campo della grafica, maturata a Lecce, alla quale si sono affiancate esperienze nella comunicazione digitale, nel mondo della radio, delle web radio e della televisione. Un bagaglio di competenze che le ha consentito di avvicinarsi al giornalismo con uno sguardo multidisciplinare, attento tanto ai contenuti quanto alla capacità di renderli accessibili e coinvolgenti.

Nel corso degli anni ha sviluppato collaborazioni con diverse realtà editoriali, firmando articoli, interviste e approfondimenti dedicati alla cultura, alla letteratura, allo spettacolo, all’arte e all’imprenditoria. Tra le testate nelle quali è documentata la sua attività figurano Il Popolano, CavaliereNews, Roma Capitale Magazine, La Voce del Nisseno, TerzaPaginaMagazine…e non solo!

Esperienze che testimoniano una presenza nel panorama dell’informazione culturale, attraverso il racconto di personalità affermate, nuovi talenti e realtà che contribuiscono alla crescita dei territori.

Particolarmente significativa è la sua attività di intervistatrice, attraverso la quale ha incontrato attori, registi, scrittori, artisti, imprenditori e protagonisti della vita culturale. Un lavoro nel quale l’ascolto assume un valore centrale e l’intervista diventa un’occasione per andare oltre la notorietà, il ruolo professionale o l’immagine pubblica, cercando di restituire al lettore la dimensione più autentica dell’interlocutore.

Accanto al giornalismo, Ilaria Solazzo ha coltivato la scrittura letteraria, dedicandosi alla poesia e alla narrativa. Due forme espressive che, pur seguendo percorsi differenti, sembrano incontrarsi nella stessa esigenza: dare significato alle parole e trasformarle in strumenti di conoscenza, riflessione e condivisione.

La sua attività si estende anche all’ideazione e alla promozione di iniziative culturali. Nel luglio 2026 ha ideato e diretto artisticamente a Spoleto, nella cornice di Palazzo Mauri, la prima edizione di “Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre”, un progetto che ha riunito e valorizzato 26 personalità distintesi in ambiti differenti, dalla cultura alle professioni, dall’arte all’innovazione, all’imprenditoria.

Un’iniziativa che testimonia la volontà di non limitarsi a raccontare il talento, ma di contribuire concretamente a farlo conoscere.

Un percorso che nel 2026 ha trovato riscontro anche in numerosi riconoscimenti. Tra questi il Premio Speciale all’Informazione, conferito dalla testata La Voce del Nisseno per l’impegno professionale e il contributo al giornalismo; il Premio “Segni di Pace”; il riconoscimento nell’ambito del Premio “Voci e Visioni”, dedicato al mondo della comunicazione contemporanea; solo per citarne alcuni.

Particolarmente significativo è stato anche il mese di settembre 2026, durante il quale ha ricevuto due Targhe al Merito Professionale, rispettivamente da CavaliereNews e AnankeNews. Il 24 settembre, nella Sala del Carroccio di Palazzo Senatorio in Campidoglio, ha inoltre ricevuto il Premio “Tracce e Visioni”, ideato da Alessandro Scarnecchia, direttore di TerzaPaginaMagazine, nella categoria Giornalismo e Comunicazione.

Riconoscimenti che restituiscono visibilità a un percorso costruito attraverso piccole esperienze, relazioni professionali ed iniziative culturali. Ma che invitano anche a una riflessione più ampia: quanto lavoro, quanta perseveranza e quante scelte personali si nascondono dietro i risultati di una donna che cerca di affermare il proprio valore attraverso ciò che realizza?

Perché dietro ogni firma giornalistica, ogni libro, ogni intervista e ogni premio esiste una persona. Esistono sogni coltivati nel tempo, difficoltà affrontate, occasioni conquistate e momenti nei quali è necessario trovare dentro di sé la forza per non arrendersi.

Ed è proprio questa la dimensione che desideriamo esplorare incontrando Ilaria Solazzo. Non soltanto la giornalista che racconta il mondo della cultura, non soltanto la scrittrice che affida alla pagina pensieri ed emozioni, ma soprattutto la donna che ha scelto di fare della parola una forma di libertà, di espressione e di affermazione personale.

Ilaria, il tuo percorso attraversa il giornalismo, la letteratura, la comunicazione e la promozione culturale. Ma prima di ogni ruolo professionale c’è una donna, con la propria storia, le proprie aspirazioni e le proprie fragilità. Chi è davvero Ilaria Solazzo quando si spengono i riflettori e si chiude il computer?

Sono una donna che vive di emozioni, di relazioni autentiche e di valori nei quali crede profondamente. Al di là del lavoro, dei riconoscimenti e delle responsabilità professionali, rimango una persona che ama ascoltare, osservare e cercare il significato delle cose, anche quando la vita non offre risposte immediate. Ho le mie fragilità, come tutti, e non considero la sensibilità un limite da nascondere. Al contrario, credo che sia una parte fondamentale della mia identità. Cerco di affrontare le difficoltà con dignità, senza perdere la fiducia nel valore della gentilezza. Per me il successo non consiste soltanto in ciò che si raggiunge, ma soprattutto nella persona che si riesce a rimanere lungo il cammino.

Essere donna nel giornalismo moderno significa confrontarsi con una professione nella quale permangono differenze nelle opportunità e nei ruoli di responsabilità. Hai mai avvertito la necessità di dover dimostrare più di un collega uomo per essere riconosciuta professionalmente?

Credo che, in qualsiasi ambito, una donna debba poter essere giudicata per le proprie competenze, la serietà e i risultati, senza dover sostenere prove aggiuntive per dimostrare il proprio valore. Nel mio percorso – fino ad oggi – ho imparato che la credibilità si costruisce nel tempo, attraverso la preparazione, la coerenza e il rispetto degli impegni. La determinazione è importante, ma lo è altrettanto la capacità di non snaturarsi per ottenere approvazione. Non desidero affermarmi contro qualcuno: desidero poter contribuire, con il mio umile lavoro, a un ambiente nel quale il merito sia riconosciuto e le differenze non diventino ostacoli. La vera autorevolezza, a mio avviso, non ha bisogno di alzare la voce: si manifesta nella qualità di ciò che si fa.

Hai collaborato con diverse testate giornalistiche e incontrato personalità della cultura, dello spettacolo e dell’imprenditoria. In un panorama editoriale sempre più competitivo, quale valore aggiunto può offrire una giornalista attraverso il proprio sguardo sulla realtà?

Il valore aggiunto non dipende esclusivamente dall’essere donna, ma dalla capacità di sviluppare uno sguardo personale, competente e rispettoso. La sensibilità può aiutare a cogliere sfumature che rischierebbero di rimanere in secondo piano, ma deve sempre accompagnarsi al rigore giornalistico. Quando intervisto una persona, cerco di non fermarmi al personaggio pubblico: mi interessa comprendere il percorso, le motivazioni, le difficoltà e i valori che lo hanno accompagnato. Un’intervista non dovrebbe essere soltanto una sequenza di domande e risposte, ma un incontro capace di lasciare qualcosa a chi legge. In un tempo nel quale circolano moltissime informazioni, credo che la differenza la facciano l’approfondimento, l’ascolto e la responsabilità con cui si raccontano le storie.

La tua formazione nella grafica e le micro esperienze tra web radio e web TV, come nell’editoria raccontano una professionalità costruita attraverso linguaggi differenti. Quanto è stato importante reinventarti e avere il coraggio di cambiare strada?

È stato fondamentale. Ogni esperienza mi ha permesso di acquisire strumenti nuovi e di comprendere che la comunicazione non è un territorio immobile. La grafica mi ha insegnato a prestare attenzione alla forma e all’impatto visivo; la radio e la televisione mi hanno avvicinata ad altri modi di trasmettere emozioni e contenuti; il giornalismo mi ha portata a confrontarmi con la responsabilità della parola scritta. Ho imparato che reinventarsi non significa rinnegare ciò che si è stati, ma mettere a frutto ciò che si è imparato. Per una donna, come per chiunque desideri costruire un percorso autentico, è importante non lasciare che la paura del giudizio diventi una prigione. Cambiare direzione può essere un atto di coraggio e, talvolta, il modo migliore per ritrovare la propria strada.

Accanto al giornalismo hai coltivato la scrittura letteraria, dalla poesia alla narrativa. Esiste qualcosa che riesci a esprimere soltanto attraverso la scrittura creativa? Quanto della tua sensibilità si ritrova nelle tue pagine?

La scrittura creativa mi consente di esplorare territori interiori che il linguaggio giornalistico, per sua natura, deve affrontare con strumenti differenti. Nel giornalismo cerco di comprendere e raccontare la realtà con precisione; nella letteratura posso soffermarmi sulle emozioni, sulle domande che rimangono aperte e su quelle verità che non sempre si lasciano spiegare razionalmente. La poesia, in particolare, permette di dare voce anche a ciò che sembra impossibile da esprimere. La mia sensibilità attraversa inevitabilmente ciò che scrivo, perché non credo che si possa separare completamente la persona dalla sua voce. Tuttavia, la scrittura non è soltanto uno sfogo personale: è anche un modo per incontrare gli altri, offrendo loro parole nelle quali possano riconoscersi.

Nel 2026 hai ricevuto numerosi riconoscimenti, fino al Premio “Tracce e Visioni” in Campidoglio. Qual è stata la sfida più grande del tuo percorso? Hai mai temuto di non riuscire a realizzare ciò in cui credevi?

Ogni percorso professionale è fatto di momenti di entusiasmo e di passaggi complessi, nei quali bisogna trovare la forza di continuare anche quando i risultati non arrivano subito. La sfida più importante, per me, è stata cercare di dare continuità alle mie aspirazioni, senza perdere la fiducia nel valore del lavoro e delle idee. Ci sono momenti in cui ci si interroga, ci si stanca e ci si domanda se gli sforzi saranno compresi. Credo che sarebbe poco autentico sostenere che non esistano mai dubbi. La differenza sta nel modo in cui si decide di affrontarli. I riconoscimenti ricevuti nel 2026 rappresentano una gratificazione importante, ma li considero tappe di un percorso, non un punto d’arrivo. Il premio più significativo rimane poter guardare al lavoro svolto con consapevolezza e sapere di aver cercato di agire con serietà.

Con “Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre” sei passata dal raccontare personalità al creare un progetto per valorizzarlo. Che cosa ha significato vedere realizzata un’idea nata dalla tua visione?

È stata un’esperienza intensa e ricca di significato. “Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre” è un progetto che ho ideato e diretto artisticamente con il desiderio di dare spazio a persone che, attraverso il lavoro, la professionalità e l’umanità, contribuiscono alla crescita del territorio. Realizzare la prima edizione a Spoleto, il 25 luglio 2026, con 26 premiati, ha significato trasformare un’intuizione in un’iniziativa concreta. Dietro un progetto culturale ci sono organizzazione, responsabilità, capacità di collaborare e disponibilità ad affrontare gli imprevisti. Credo sia importante che le donne possano essere ideatrici, promotrici e responsabili delle proprie iniziative, senza sentirsi obbligate a rimanere in secondo piano. Il mio obiettivo è continuare a costruire occasioni nelle quali il merito venga riconosciuto e le storie delle persone possano trovare ascolto.

Nel tuo lavoro hai incontrato numerose personalità femminili. C’è qualcosa che hai imparato dalle donne che hai avuto l’opportunità di raccontare?

Ogni incontro lascia una traccia, soprattutto quando si ha la possibilità di ascoltare una storia che non si esaurisce nel successo pubblico. Le donne che ho incontrato mi hanno permesso di conoscere esperienze differenti, percorsi professionali, scelte coraggiose e modi diversi di affrontare le difficoltà. Non credo sia necessario individuare un unico modello femminile: esistono molte forme di forza, alcune evidenti, altre silenziose. C’è chi guida un’impresa, chi crea attraverso l’arte, chi si dedica alla cultura e chi affronta ogni giorno responsabilità che non finiscono sulle pagine dei giornali. Da giornalista cerco di dare spazio a queste pluralità. Mi interessa raccontare donne reali, con le loro conquiste e le loro contraddizioni, perché penso che proprio nell’autenticità risieda la possibilità di ispirare gli altri.

Molte ragazze sognano di lavorare nel giornalismo e nella comunicazione, ma si confrontano con precarietà, competizione e un mondo digitale nel quale la visibilità sembra talvolta contare più della preparazione. Quale consiglio daresti loro?

Direi di studiare, leggere, fare esperienza e non smettere mai di porsi domande. La visibilità può offrire opportunità, ma non sostituisce la preparazione, la correttezza e la capacità di verificare le informazioni. Il giornalismo richiede responsabilità: non basta pubblicare rapidamente, bisogna comprendere ciò che si racconta e rispettare le persone coinvolte. Consiglierei alle giovani donne di coltivare una propria identità professionale, senza inseguire continuamente modelli esterni o misurare il proprio valore attraverso i numeri dei social network. Allo stesso tempo, è necessario creare condizioni lavorative più eque, nelle quali competenze e impegno siano riconosciuti adeguatamente. Il talento ha bisogno di opportunità concrete per crescere. E nessuna ambizione dovrebbe richiedere di rinunciare alla propria dignità.

Se potessi incontrare oggi la Ilaria degli inizi, che cosa le diresti? E quale sogno desideri ancora realizzare, al di là della professione?

Le direi di non avere paura della strada che la attende, ma anche di imparare a rispettare i propri tempi. Le ricorderei che non tutto accade quando lo desideriamo e che alcuni incontri, alcune difficoltà e perfino certe delusioni possono insegnarci qualcosa, purché non permettiamo loro di cancellare la fiducia nella vita. Le direi di custodire la sensibilità, senza lasciare che diventi una ferita continua, e di non dimenticare mai i valori ricevuti dalla famiglia. Mia nonna Candida mi ha lasciato una frase che considero una bussola: «Fai del bene e scordati, fai del male e pensaci». È un insegnamento semplice, ma profondo, che mi ricorda l’importanza di agire con coscienza senza vivere in attesa di riconoscimenti.

Progetti futuri?

Per il futuro ho ancora tanti progetti e desideri, sia sul piano professionale sia su quello personale. Vorrei continuare a raccontare storie capaci di lasciare un segno, dare vita a nuove iniziative culturali e incontrare persone dalle quali imparare. Ma, al di là di tutto, desidero conservare la serenità, la fede, gli affetti e la capacità di emozionarmi. Perché prima di essere giornalista, scrittrice o ideatrice di progetti, sono semplicemente Ilaria. E credo che la conquista più importante sia riuscire a crescere senza smarrire la propria umanità.

Un incontro dedicato al valore delle donne nell’informazione, alla libertà della scrittura e alla forza di chi continua a credere nelle proprie idee. Perché ogni storia merita di essere raccontata, ma alcune meritano soprattutto di essere ascoltate.