Il giornalista, autore e regista televisivo tra i protagonisti della seconda edizione del Premio “Tracce e Visioni”. Nella Sala del Carroccio il riconoscimento per un percorso dedicato alla cultura e per l’opera Fantasmi. Esplorazioni tra misteri e leggende, viaggio tra ricerca storica, testimonianze e immaginario collettivo.
Andrea Contorni premiato in Campidoglio: dal giornalismo alla scrittura, il riconoscimento per Fantasmi –
di Marco Di Marzio
Giornalismo, cultura, ricerca storica e divulgazione si incontrano nel percorso professionale di Andrea Contorni, giornalista pubblicista, autore e regista televisivo, tra i protagonisti della seconda edizione del Premio “Tracce e Visioni”, ospitata nella prestigiosa Sala del Carroccio in Campidoglio, a Roma.

Il Premio, ideato da Alessandro Scarnecchia, direttore di Terza Pagina Magazine, e promosso da Francesca Leoncini, presidente del Gruppo Capitolino Italia Viva, ha riunito personalità provenienti dal mondo del giornalismo, della letteratura, dell’arte, della moda, della comunicazione e del sociale. A condurre la cerimonia è stato Niccolò Carosi.
Ad Andrea Contorni è stato conferito il riconoscimento nell’ambito Giornalismo e Cultura, con particolare riferimento al suo percorso professionale e all’opera Fantasmi. Esplorazioni tra misteri e leggende, nella quale ricerca storica, divulgazione e interesse per il mistero si intrecciano in un racconto che attraversa epoche e luoghi differenti.
Un libro che parte da un tema capace da sempre di affascinare e inquietare l’uomo, ma che sceglie di affrontarlo andando oltre il semplice racconto del soprannaturale. Dai palazzi dell’antica Roma ai castelli medievali, dalle residenze vittoriane fino alle strade che percorriamo ogni giorno, Contorni attraversa secoli di leggende, testimonianze e credenze, cercando di ricostruirne il contesto storico e culturale attraverso le fonti storiografiche disponibili.
Fantasmi diventa così un viaggio sul sottile confine tra ciò che appartiene alla Storia e ciò che è stato tramandato attraverso la leggenda e l’immaginario collettivo. Articolato in tre sezioni, il volume non si limita a raccogliere racconti di presunte presenze, ma approfondisce il modo in cui, nel corso dei secoli, le apparizioni e le credenze legate al mondo degli spiriti abbiano influenzato la percezione umana dell’invisibile.
Nato nel 1977, Andrea Contorni è giornalista pubblicista iscritto all’Albo dei giornalisti del Lazio. Ha studiato presso la Facoltà di Lettere dell’Uninettuno di Roma come Operatore dei Beni Culturali. Nel corso degli anni ha creato e diretto diversi siti culturali, scritto per testate online, riviste e pubblicazioni di settore e collaborato anche con Il Messaggero, realizzando articoli di approfondimento e recensioni letterarie. Ha inoltre collaborato con scrittori e studiosi in veste di editor e curatore editoriale.
Alla scrittura ha affiancato l’attività televisiva. Lavora come giornalista per l’emittente regionale del Lazio Canale 10, occupandosi di cultura e sociale, ed è autore e regista di programmi televisivi di approfondimento culturale quali Linea del Tempo, Angolo d’Autore, Aeternitas, lo splendore di Roma con Marco Cecini, Cinque domande a… rubrica letteraria e Mondo Scuola da 10.
Il riconoscimento ricevuto in Campidoglio diventa così anche l’occasione per conoscere più da vicino il giornalista e l’autore, entrando nelle pagine di “Fantasmi. Esplorazioni tra misteri e leggende” e nel metodo con cui Contorni prova a raccontare ciò che si trova nelle pieghe della Storia: testimonianze, tradizioni e leggende che continuano ad attraversare il tempo e a interrogare il nostro rapporto con ciò che non conosciamo.
Andrea, partiamo dal Campidoglio. Ricevere nella Sala del Carroccio il Premio “Tracce e Visioni” per Giornalismo e Cultura rappresenta un riconoscimento al lavoro svolto negli anni. Che significato ha avuto per te questo momento e cosa hai provato nel ricevere il premio proprio in un luogo così simbolico per Roma?
È stata una grandissima emozione. Avevo già ritirato diversi premi durante manifestazioni culturali ma tutti per nome e per conto di Canale 10. Questo riconoscimento invece è proprio dedicato a me. Le motivazioni hanno ripercorso oltre dieci anni del mio impegno nella divulgazione storica, nella scrittura e nel giornalismo. Ho cercato, nel mio piccolo, di veicolare quanta più cultura possibile e di dare risalto e visibilità a chiunque si muovesse nella mia stessa direzione. Pertanto sono onorato di questo premio che mi spinge ad andare avanti nel mio lavoro che è anche la mia passione, con ancora più forza ed entusiasmo. Ringrazio di cuore l’organizzazione nelle figure di Alessandro Scarnecchia e dell’On. Francesca Leoncini per avermi donato questa gioia inaspettata in un luogo
meraviglioso e suggestivo come la Sala del Carroccio in Campidoglio. E ringrazio te, collega e amico di estremo valore, per la consegna materiale della targa che ora giganteggia nella mia libreria personale!
Il riconoscimento è legato anche a Fantasmi. Esplorazioni tra misteri e leggende. Da dove nasce l’idea di dedicare un intero libro a un argomento tanto affascinante quanto difficile da affrontare senza cadere nella semplice suggestione?
Da decenni scrivo articoli di approfondimento storico e folkloristico per riviste di settore e testate online, attualmente anche per “Il Messaggero”. Lo scrittore Marco Cappadonia Mastrolorenzi, con cui ho collaborato a Canale 10 in diversi format, da Responsabile della collana “Scientia et Litterae” di C1V Edizioni, mi propose di raccogliere, rieditare e aggiornare alcuni di questi pezzi. Nel 2024 è nato il mio libro che vuole essere un saggio storico divulgativo sulle tante leggende che nei secoli hanno riguardato fantasmi e fenomeni in apparenza inspiegabili. Non è mia intenzione dimostrare o meno l’esistenza degli spiriti. Racconto al lettore quanto fin dai tempi più antichi il rapporto dell’uomo con l’Oltretomba sia stato complesso e caratterizzato da ritualità particolari e da figure
riconducibili a un patrimonio leggendario e folkloristico ancora oggi in essere in forme e interpretazioni diverse ma riconducibili proprio al patrimonio spirituale e religioso dei nostri avi.
Nel libro non ti limiti a raccontare storie di apparizioni, ma cerchi di inserirle all’interno di un contesto storico e culturale, ricorrendo alle fonti disponibili. Come hai condotto la ricerca e dove collochi, nel tuo lavoro, il confine tra documento storico, testimonianza, leggenda e immaginazione?
Colloco il libro “Fantasmi. Esplorazioni tra misteri e leggende” nella saggistica storica con un stile narrativo divulgativo. La ricerca è stata lunga perché ogni racconto è costruito confrontando tutte le fonti a mia disposizione, cartacee e online. Non c’è nulla di supposto o di interpretato. Ogni capitolo segue il filo logico di quanto ho appreso dalle fonti. Le leggende infatti hanno sempre una base di verità storica e geografica alla quale si aggiunge la fantasia popolare. Abbiamo un castello vero, ancora visitabile, con una sua storia travagliata o meno e abbiamo il fantasma di una dama bianca che si aggirerebbe tra le sue stanze. Conosciamo prima il luogo e poi andiamo ad esaminare le vicende che hanno portato alla nascita della leggenda. Questo è stato il mio modus operandi nel concepire un’opera che è ricca di informazioni, anche di aneddoti e di curiosità e che nell’ultima sezione, dedicata interamente alla percezione del mondo dell’occulto nei millenni, cede in toto alla trattazione storica.
Dai palazzi dell’antica Roma ai castelli medievali, fino alle residenze e alle strade dei nostri giorni: il fantasma sembra accompagnare l’uomo in epoche e culture molto diverse. Perché, secondo te, continuiamo ad avere bisogno di raccontare queste presenze e che cosa ci dicono, in realtà, delle nostre paure e del nostro rapporto con l’ignoto?
Credo che il fantasma continui ad accompagnare l’uomo perché tocca una delle domande più antiche e difficili da accettare: che cosa accade dopo la morte? Da un punto di vista psicologico, il racconto delle presenze può rappresentare un modo per elaborare il lutto, per rifiutare l’idea di una separazione definitiva e per mantenere, almeno simbolicamente, un legame con chi non c’è più. In fondo, l’uomo ha sempre avuto difficoltà ad accettare l’idea del nulla e ha costruito miti, religioni e racconti proprio per dare un senso a ciò che sfugge alla comprensione. Ma ritengo che ci sia anche un altro elemento. Le storie di fantasmi sopravvivono perché l’ignoto conserva ancora uno spazio dentro di noi. Possiamo spiegare moltissimi fenomeni con la psicologia, con le suggestioni, con la memoria, con la paura o con particolari condizioni ambientali. Eppure rimangono esperienze, testimonianze e percezioni che per chi le vive risultano difficili da collocare. Questo non significa affermare che i fantasmi esistano, ma neppure che tutto debba necessariamente essere liquidato come fantasia. Forse il fascino sta proprio qui: nel confine tra ciò che sappiamo e ciò che ancora non sappiamo.
Sei giornalista, autore, regista e divulgatore e gran parte del tuo percorso è dedicata alla Storia e alla valorizzazione culturale. Quanto il metodo giornalistico ha influenzato la scrittura di Fantasmi e, al contrario, quanto la tua passione per la ricerca storica influenza il tuo modo di fare giornalismo?
Metodo giornalistico e ricerca storica segnano per me i cardini della mia professione. Sono due concetti che vanno splendidamente d’accordo per come io concepisco il fare giornalismo e il fare divulgazione storica. In entrambi i contesti serve raccontare il vero. Il “vero” giornalistico lo accerti in prima persona, quello “storico” devi ricavarlo attraverso il confronto delle diverse fonti. Se guardiano all’ordine cronologico del mio iter professionale, la divulgazione storico-culturale precede di tanti anni il giornalismo. Pertanto, di sicuro, la passione per la ricerca storica ha influenzato di tanto il mio modo di fare giornalismo. Chiudendo sul libro, essendo appunto un giornalista, ritengo fondamentale adottare uno stile divulgativo che possa arrivare a tutti. Ho scritto il mio saggio proprio con l’intento di poter calamitare un vasto pubblico tra esperti della materia e semplici curiosi. Il buon riscontro di critica e pubblico, anche nelle presentazioni, mi ha dato consapevolezza di aver raggiunto lo scopo che mi ero prefissato.
Il Premio si chiama “Tracce e Visioni”: due parole che sembrano adattarsi particolarmente bene anche al tuo lavoro, fatto di tracce lasciate dalla Storia e di racconti che attraversano il tempo. Dopo Fantasmi, quali nuove “tracce” vorresti seguire? C’è già un nuovo progetto, editoriale o televisivo, sul quale stai lavorando?
Ho un progetto editorale che mi gira in testa da tantissimo tempo: scrivere un saggio storico divulgativo sul fenomeno culturale e folkloristico delle Maschere Apotropaiche. Da collezionista di questi particolari manufatti, posso vantarmi di essere uno dei pochi studiosi in Italia ad aver dedicato alle maschere apotropaiche tanti articoli ed approfondimenti, molti dei quali ancora presenti in rete a distanza di oltre dieci anni. Parlare di maschere apotropaiche significa affrontare un tema che affonda le proprie radici nella storia e nella mitologia degli antichi popoli del Mediterraneo, ma non solo. Significa anche entrare nel mondo del folklore, delle credenze, degli usi e dei costumi che, in forme diverse, continuano ancora oggi a caratterizzare la nostra società. Posso dire che questi oggetti straordinari a cui si attribuiva un potere ancestrale protettivo, hanno viaggiato attraverso i millenni proponendosi e riproponendosi in tante forme e sembianze non solo nell’Occidente ma un po’ in tutto il mondo. Intraprendere questo difficile lavoro di ricerca e rimettere ordine in una mole impressionante di documentazione e di dati sarà la mia missione per i prossimi anni. Credo infatti che non riuscirò a concepire il saggio in tempi brevissimi ma ci sto lavorando con impegno e determinazione!








