A Cerveteri, con la storia di Giulio, si è parlato di Aplasia Midollare Severa. L’appello dell’ADMO per salvare altre vite
A Cerveteri, nell’Aula del Consiglio del Palazzo del Granarone, si è parlato di una realtà che di solito resta chiusa nelle stanze d’ospedale: l’Aplasia Midollare Severa, una malattia autoimmune rara che blocca il midollo nella produzione delle cellule del sangue.
L’incontro ricordato in un post della Sindaca Elena Gubetti, si è svolto ieri, sabato 31 gennaio 2026, e ha preso le mosse dal libro di Roberta Spaccini, “L’esercito dei giusti”. Che racconta la storia di suo figlio Giulio. Una storia iniziata con una diagnosi arrivata a 15 anni e proseguita con un ricovero lungo sette mesi. Un tempo che non segna soltanto chi vive la malattia in prima persona, ma anche le famiglie, costrette a convivere con attese, paure e speranze nel silenzio delle corsie.
Nel libro, Roberta Spaccini affida a una frase il senso di quel passaggio della vita:
“Le lacrime più vere le ho viste qui dentro. La gioia più vera l’ho provata qui dentro. Gli abbracci più veri li ho ricevuti qui dentro.”

Oggi Giulio guarda avanti grazie a un donatore tedesco individuato attraverso la banca dati internazionale. Ma il racconto non si ferma alla sua vicenda personale. L’appello nato per lui ha attivato uno screening su oltre 100 persone e, da quell’onda lunga, sono stati individuati altri tre donatori ideali che hanno permesso di salvare altri tre ragazzi in attesa in Italia.
Durante l’incontro, insieme ai volontari di ADMO (Associazione Donatori Midollo Osseo), i presenti hanno ribadito cosa significa, concretamente, diventare donatore:
- L’iscrizione al registro avviene con un percorso clinico semplice: basta un esame della saliva per la tipizzazione e l’inserimento nel registro mondiale
- Ci si può iscrivere dai 18 ai 35 anni
- La donazione viene eseguita con una procedura sicura, che non comporta dolore o sofferenza per il donatore. Ma che per chi la riceve rappresenta l’unica possibilità di guarigione
In sala erano presenti anche due atleti trapiantati, testimonianze viventi di quanto la medicina, quando incontra un gesto consapevole, possa restituire la vita. Tra gli interventi, anche quello del dottor Andrea De Salvo, psicologo del dipartimento di oncoematologia dell’Ospedale Bambin Gesù.


A chiudere la serata, i ringraziamenti della Sindaca Elena Gubetti alla stessa Roberta, ad Angelo e Giulio, ai volontari di ADMO, agli atleti della nazionale calcio trapiantati e al dottor De Salvo. Il messaggio finale, quello che riassume tutto il senso dell’iniziativa, è che “Informarsi è il primo passo. E donare può cambiare il destino di tante vite”.









