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Torre Flavia, ricordare per non dimenticare

Costruita nella seconda metà del XVI secolo venne gravemente danneggiata durante la Seconda Guerra Mondiale

Torre Flavia, ricordare per non dimenticare

di Marco Di Marzio

Torre Flavia, ricordare per non dimenticare
Torre Flavia negli anni ’30

Torre Flavia, ricordare per non dimenticare – Colpiscono le immagini di questi giorni che ritraggono il simbolo di Ladispoli transennato perché luogo considerato pericoloso per la presenza del pubblico. Prova di un timore quello della scomparsa, un danno che potrebbe essere incalcolabile per l’intera collettività.

Nell’attesa dell’importate restauro più volte annunciato, per tenere viva la presenza e provare attraverso l’immaginazione fornita dal ricordo storico a rinnovare il senso generale del patrimonio è utile ripercorrere in un breve racconto, dalle origini ad oggi, le tappe salienti della vita del monumento più caratteristico della città.

Torre Flavia, infatti, è realizzata in un tratto dell’antico litorale ceretano frequentato fin dalla preistoria e in epoca etrusca e romana; durante quest’ultima, esattamente nello stesso punto, viene costruita una grande “villa maritima”, resti della quale risultavano ancora ben visibili sulla battigia già in fase di erosione marina nei primi decenni del Novecento.

La sua nascita risale alla seconda metà del XVI secolo, nell’ambito del vasto piano di riorganizzazione di difesa costiero dello Stato Pontificio con la realizzazione di 61 torri, voluta da Pio V, enunciato nell’editto “Costitutio de aedificandis turribus in oris maritimis”, per assicurare alla Chiesa il puntuale controllo delle proprie spiagge. L’edificazione venne delegata alla cura del nobile Flavio Orsini, dal quale prende il nome, divenuto Cardinale dallo stesso Pontefice.

Essa venne utilizzata come elemento di difesa almeno fino agli inizi del XIX secolo, momento in cui, prima sporadicamente e poi in modo sistematico, le torri di guardia costiere furono attivate anche per l’effettuazione di servizi speciali come ad esempio la vigilanza sanitaria. Nel 1846 da una relazione redatta della Sottodirezione del Genio Militare di Civitavecchia risultò essere presente al suo interno il deputato di Sanità a presidio e controllo del territorio.

Torre Flavia, ricordare per non dimenticare
Torre Flavia nel 1944 (Archivio Massaruti)

Mute testimoni del tramonto dello Stato Pontificio, dopo l’Unità d’Italia le torri meglio conservate vennero utilizzate per alcuni anni come postazioni per la Guardia di Finanza, in seguito molte andarono in abbandono e trasformate in abitazioni, o improvvisati rifugi per pastori e pescatori.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1943 in pieno periodo di occupazione militare tedesca dell’Italia centro-settentrionale, la torre fu oggetto di cannoneggiamento dalle artiglierie dell’esercito germanico che sparando dalle colline di Cerveteri ne demoliscono i due piani superiori. La distruzione venne decisa nell’ambito delle operazioni di bonifica delle emergenze presenti sulla costa potenzialmente utilizzabili dai ricognitori alleati come punti di riferimento per la preparazione di un eventuale temuto sbarco tra Ladispoli e Santa Marinella. La mole della torre, inoltre, poteva costituire una piccola ma significativa schermatura alla totale visibilità della spiaggia necessaria per le batterie di cannoni poste nell’entroterra.

Torre Flavia, ricordare per non dimenticare
Torre Flavia isolata in mezzo al mare nei primi anni ’70

Tra gli anni Cinquanta e Settanta l’ingresso del mare si accentua, scavò e sommerge un ampio tratto di arenile lasciando per lungo tempo i resti della torre isolati in mezzo al mare, alla distanza di circa 80 metri dalla riva.

La violenza delle mareggiate determinò l’ulteriore crollo di molte parti della struttura, il cedimento delle fondazioni con la conseguente pericolosa apertura ed inclinazione delle pareti. Solo nella seconda metà degli anni Settanta vengono messe in opera le prime barriere di protezione e poi ai giorni nostri il rudere di Torre Flavia è stato nuovamente collegato alla terraferma tramite la costruzione di un cordone artificiale di scogli e sabbia e la creazione di una massicciata di grandi blocchi di pietra gettata a baluardo, intorno alle murature, sui lati rivolti al mare.

Torre Flavia ricollegata alla terra ferma nella seconda metà degli anni ’70

Il 30 agosto 1975, come ricordato dal Sindaco di allora Amico Gandini, venne addirittura presentato all’Amministrazione Comunale dall’Ingegner Giorgio Massaruti, molto conosciuto dai ladispolani, un progetto, poi mai realizzato perché respinto dal Comune, di ricostruzione ex-novo della struttura accanto ai ruderi della precedente.

Il sito, ampiamente descritto in molte pubblicazione tra cui nei due volumi del libro “Ladispoli – Un lungo viaggio nel tempo”, è stato inoltre set cinematografico in film come “Il Tacchino Prepotente” di Roberto Rossellini del 1939, “L’Uomo di Paglia di Pietro Germi del 1959, “Salvo D’Aquisto” del 1975, “La Liceale” del 1978, “Attila flagello di Dio” del 1982 e “La siciliana ribelle” del 2007.

Torre Flavia, ricordare per non dimenticare
La nuova Torre Flavia nel progetto di Giorgio Massaruti
Torre Flavia, ricordare per non dimenticare
Torre Flavia interamente ricollegata alla terra ferma nel 2010 (Foto di Luigi Cicillini e Pasquale Cerroni riportata nell’opuscolo “Torre Flavia Un simbolo Una storia Una memoria da salvare)

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