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Sequestro di persona a scopo di estorsione. Arrestati due giovani di Cerveteri

Vittima del sequestro un 36enne di origini calabresi ma residente a Firenze

Sequestro di persona a scopo di estorsione. Arrestati due giovani di Cerveteri – la nota stampa della compagnia di Civitavecchia:

Nelle prime ore della mattina del 17 ottobre, i Carabinieri della Compagnia di Civitavecchia hanno portato a termine un’operazione che ha consentito di liberare un 36enne di origini calabresi ma residente a Firenze, informatico, vittima di sequestro di persona a scopo di estorsione da parte di due italiani, un 29 enne ed un 27enne, entrambi residenti a Cerveteri, tratti in arresto.

La segnalazione è partita dal fratello del sequestrato, che ha chiamato la Centrale Operativa dell’Arma, riferendo di aver ricevuto dei messaggi whatsapp con delle richieste di aiuto, nelle quali il fratello gli indicava approssimativamente il luogo in cui si trovasse, sito in località Capo di Mare di Cerveteri. Immediatamente i militari dell’Arma hanno predisposto un dispositivo composto da cinque equipaggi, coordinato dal Nucleo Operativo e Radiomobile del Comando di Via A. da Sangallo, che in brevissimo tempo ha consentito di rintracciare l’abitazione e di irrompere all’interno, constatando la presenza dei tre soggetti. I primi accertamenti hanno immediatamente consentito di accertare la veridicità della segnalazione, e del reato gravissimo che si stava consumando.

Emblematica la circostanza evidenziata dal fatto che l’abitazione presentava due letti posti dinanzi l’ingresso, occupati dai due sequestratori, e posizionati in modo tale da impedire l’eventuale fuga di notte dell’uomo, che non avrebbe avuto altre vie di uscita. Alla vista dei militari, il 36enne sequestrato è scoppiato in lacrime, ed ha riferito quanto accaduto nel corso dei tre giorni precedenti, trascorsi in una condizione di prigionia. Il sequestro è avvenuto nel corso della mattinata di lunedì, quando i due uomini, pluripregiudicati per reati contro la persona, il patrimonio, ed in materia di stupefacenti, hanno prima contattato telefonicamente il 36enne, persona conosciuta nel corso dei mesi precedenti, e subito dopo si sono presentati nella sua abitazione di Firenze, nella quale entravano manomettendo la serratura del portone, costringendolo a seguirli sotto la minaccia di una pistola. Fatto salire a bordo di un’autovettura di grossa cilindrata, i due sequestratori conducevano l’uomo nell’abitazione di Campo di Mare, presa all’occorrenza in affitto tramite un sito di annunci on line. All’interno dell’appartamento il 36enne sarebbe stato prima picchiato, e poi privato di qualsiasi mezzo di comunicazione, tenuto sotto controllo a vista dai due sequestratori.

Le indagini poste in essere dai militari dell’Arma hanno consentito di ricondurre i motivi del sequestro ad un debito di svariate migliaia di Euro derivante da un’attività di frode informatica che i due sequestratori ed il sequestrato avrebbero tentato di porre in essere nei mesi precedenti, mediante l’utilizzo di password finalizzate all’accesso a sistemi in grado di manomettere slot machine, avvalendosi delle competenze informatiche del 36enne, che ha a suo carico precedenti penali per attività di hackeraggio. L’uomo, malnutrito ed in condizioni igienico-sanitarie precarie, nel corso della terza notte di sequestro è riuscito ad approfittare di un attimo di distrazione dei sequestratori, impossessandosi per pochi secondi del proprio telefono cellulare, dal quale ha inviato i messaggi di aiuto al fratello. Sono in corso ulteriori indagini finalizzate all’individuazione di eventuali complici dei sequestratori. Già denunciato per il concorso nel reato di sequestro di persona a scopo di estorsione un 37enne di origini siciliane, proprietario dell’autovettura con la quale il sequestrato è stato condotto a Campo di Mare.

I due arrestati sono stati condotti presso il carcere di Civitavecchia, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Dovranno rispondere del reato gravissimo di sequestro di persona a scopo di estorsione, ai sensi dell’art. 630 del codice penale, che prevede una pena che va dai 25 ai 30 anni di reclusione.

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