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Roma-Viterbo: «Personale irresponsabile. Pendolari esposti al Covid-19, pronti a denunciare»

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Duro comunicato del comitato pendolari e dell’Associazione TrasportiAmo

«Anche nella giornata di oggi, sabato 17 ottobre, l’intero esercizio della ferrovia ex-concessa Roma-Viterbo è stravolto dalle soppressioni di treni, derivato dal rifiuto del personale di condotta/scorta di svolgere turni a straordinario. Siamo all’assurdo, la tratta Catalano-Viterbo è praticamente sospesa». È quanto riferisce in un comunicato congiunto il Comitato Pendolari RomaNord e l’Associazione TrasportiAmo. «Siamo stati sempre affianco ai lavoratori Atac, della Viterbo come delle restanti linee metroferroviarie e della Superficie, ma stavolta ci sentiamo costretti a prendere le dovute distanze».  

«L’utenza non intende essere più ostaggio dei capricci di nessuno», precisa Fabrizio Bonanni (Comitato), «vuole un servizio decente, per cui paga l’abbonamento. Tutto il resto, al di fuori di questo parametro, non interessa. Siamo intenzionati a proseguire con la nostra opera di denuncia, tramite i nostri legali per andare in fondo alla questione, che va oltre la trattazione tra azienda e sindacati e che ha già gravemente compromesso i diritti dei cittadini utenti della ferrovia e che non possiamo tollerare e perdonare». 

«Occorre essere realistici e responsabili», aggiunge David Nicodemi (TrasportiAmo): «C’è l’accordo raggiunto da Atac e i Sindacati dello SCUA il 14 ottobre, importante traguardo, sintesi della pressione dell’utenza, delle Organizzazioni e della Regione Lazio, che riconosce il metodo finora applicato per calcolare le indennità di macchinisti e capitreno e che, per farla breve, non toglie neanche un solo euro dal VAP e alle loro buste paga. Di fronte a questo risultato, riteniamo ingiustificabile la scelta oltranzista adottata all’indomani della sua firma da quei stessi lavoratori, che lede soltanto il diritto alla mobilità e alla salute di migliaia di cittadini, e non sembra tener conto delle concessioni date dall’Azienda negli ultimi cinque anni, sotto il profilo dei turni e dei relativi compensi. Al personale consigliamo vivamente di porre fine a questa forma di protesta, dannosa, e di scegliere le vie dettate dalle leggi e normative, meno traumatiche, per tutelare i propri interessi. Questa condotta tra l’altro potrebbe essere interpretata come un’interruzione di pubblico servizio, aggravata dall’attuale emergenza sanitaria da Covid-19. Ribadiamo, occorre essere realistici e responsabili».   

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