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Pio De Angelis: ”le devianze disastrose dell’applicazione del concetto di globalizzazione stanno rovinando la cultura occidentale”

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”Occorre ritrovare il senso di appartenenza, ritornare al rispetto dell’uomo”

Pio De Angelis: ”le devianze disastrose dell’applicazione del concetto di globalizzazione stanno rovinando la cultura occidentale” – Riceviamo e pubblichiamo:

Lo scenario del terzo millennio vede dominare i cosiddetti “globalisti” ai quali si contrappongono quelli che vengono definiti i “sovranisti”. Oggi il massimo teorico di quest’ultima corrente è Bunnon e i maggiori interpreti sono due autorevoli personaggi: il Presidente degli Stati Uniti Trump ed il Presidente della Russia Putin. Per quello che ci compete in Italia, abbiamo l’outsider Salvini che, con la sua ferrea sfrontatezza, si è guadagnato la copertina del Time come: “Il nuovo volto dell’Europa” sottotitolo: “Matteo Salvini, lo zar dell’immigrazione in Italia. E’ in missione per disfare l’Unione Europea.”

Cos’è la globalizzazione?

Ho studiato molto il problema e ho compreso che il problema principale sono le teorie complottiste. Ciò che c’è di buono nell’idea di globalizzazione è purtroppo oggi soffocato dai tanti problemi nazionali e internazionali per cui oggi le teorie globaliste collimano con quelle complottiste giudaico-farisee-massoniche che, secondo i più, avrebbero come obiettivo la distruzione del senso di appartenenza, di identità nazionale e la cancellazione di tutte le diversità etiche, sessuali e morali. Queste cospirazioni passerebbe attraverso la cancellazione del concetto di patria, la distruzione dell’istituzione famiglia e il soffocamento del lavoro autonomo e delle iniziative che lo sostengono, così come del ruolo e del valore che, in questo senso, avrebbero i liberi professionisti e i liberi pensatori. Oggi nell’accezione comune il globalismo è sinonimo di appiattimento in stereotipi e soffocamento della libertà di crearsi ed organizzarsi la propria vita.

Come si è arrivati a questo punto?

La responsabilità è della visione distorta della globalizzazione che oggi viviamo e in cui, l’assenza o la malleabilità delle frontiere, determina speranze ed aspettative delle popolazioni dei paesi più poveri, rendendoli automaticamente clandestini in balia di organizzazione criminali.

Io faccio una considerazione: se con i trattati di Maastricht, Dublino e Schengen è stato deciso che una parte dei popoli dell’Africa equatoriale e del Medio Oriente debbono arrivare in Europa, perché non mettere in piedi un piano di reclutamento intelligente e strutturato, invece di lasciare questo fenomeno in balia di scafisti e criminali simili ai negrieri?

A questo punto mi sorge e Vi propongo una domanda: Le ONG, organizzazioni umanitarie che titolo hanno? Per le attività che svolgono percepiscono dei soldi? A queste domande non affianco quesiti sulla questione della gestione del denaro per i centri di accoglienza, visto quanto la cronaca più di una volta ci ha mostrato.

Mi chiedo, proprio in virtù della globalizzazione, perché la Fao e le altre organizzazioni internazionali non si prodigano per scolarizzare le popolazioni in difficoltà alla coltivazione delle terre d’Africa? Invece di reintrodurre la schiavitù, determinando il crollo del costo del lavoro anche nei paesi più sviluppati.

Sta di fatto che questo stato di cose e le devianze disastrose dell’applicazione del concetto di globalizzazione stanno rovinando la cultura occidentale.

Per ciò che riguarda il nostro amato paese mi chiedo: i vari Commissari Italiani che si sono succeduti a Bruxelles come Monti, Bonino, Prodi e Tajani (presidente parlamento europeo), su cosa hanno vigilato se questi sono i risultati? E soprattutto in che modo avrebbero tutelato, da europarlamentari, i nostri interessi?

Certo anche noi italiani (e la prego di scrivere italiani minuscolo) ci abbiamo messo del nostro: le varie rivoluzioni che in Italia si sono vissute, prima fra tutte quella crociata vergognosa che si chiamava mani pulite, hanno certamente avuto il merito di svelare una certo modo errato di gestire la cosa pubblica. Ma hanno anche avuto il nefasto effetto di decimare la classe politica dirigente italiana fino a tre generazioni. L’assenza di una classe adeguata di ricambio, con il giusto nerbo per prendere in mano la situazione, ha fatto sì che il valore del Parlamento e della politica venissero meno, in favore degli interessi privati di grandi gruppi finanziari.

Oggi pur pregiandomi di essere abbastanza informato, non comprendo il perché di tutta una serie di normative vessatorie verso le imprese, che hanno avuto il solo scopo di schiacciare le produzioni italiane sotto il martello della concorrenza sleale dei paesi in via di sviluppo. In questo senso neppure la nostra imprenditoria si è dimostrata particolarmente illuminata, reagendo con lo spostamento delle produzioni dove i costi sono infinitamente inferiori. Per altro se la globalizzazione fosse qualcosa di più di uno strumento di arricchimento delle multinazionali, oggi avremo una situazione per cui il valore di un’ora di lavoro di un operaio occupato a Bologna, sarebbe identico a quello di chi lavora a Bombay, a Giacarta o in qualsiasi altra parte del mondo.

Io non sono un economista ma più mi informo e ascolto i media, più ho la sensazione che togliendo le barriere doganali e azzerando le politiche protezioniste, la sola cosa che abbiamo ottenuto sia stato di lasciare sciacallare le produzioni nostrane. Tradotto dall’autarchese: il made in Italy.

Se a questa scelleratezza si aggiungono:

1 – le malattie che hanno di fatto distrutto il nostro patrimonio zootecnico;

2 – la sostituzione della produzione di cereali nostrani con gli Ogm;

3 – l’inserimento delle quote di produzione;

è facile capire come uno dei paesi che negli anni ’80 sedeva al G7 con autorità e prestigio, sia oggi ridotto alla stregua di una colonia del XIX secolo.

A mano a mano che tutte queste situazioni prendono corpo sotto gli occhi e nelle menti di tutti, sembra davvero che l’obiettivo dei globalisti deviati, perché se davvero esistono non si potrebbero definire diversamente, sia la produzione in funzione dei consumi, utilizzando il PIL quale sistema di misura. Questa dinamica, che usa termini ormai comuni, li mette però in rapporto in modo pericoloso, stabilendo di produrre per consumare: modus operandi in nome del quale, in quarant’anni, sono stati fatti più danni al pianeta Terra di quanti abbiano fatto insieme la prima e la seconda rivoluzione industriale.

Detto tutto questo, cosa dobbiamo fare per arginare in qualche modo questa tragica deriva?

Innanzitutto ritrovare il senso di appartenenza, ritornare al rispetto dell’uomo e distinguere inequivocabilmente la differenza tra uomo e donna. Una differenza quest’ultima determinata attraverso una selezione naturale, un’evoluzione cellulare della specie. Non vale l’esempio del cavalluccio marino quale ermafrodita, vale a dire che può essere autofecondante. L’uomo non è così.

Bisogna ritrovare il senso ed il rispetto della famiglia, quella formata ed originata da un uomo e da una donna, cioè dalla coppia, che in genetica ed in natura significa maschio e femmina. Due uomini o due donne possono convivere ma non saranno mai una coppia. Anche confondendo questi ruoli i danni che si arrecano sono gravi.

Altra cosa da recuperare è la legittima difesa, che non è assolutamente un concetto fascista, bensì la possibilità di rispondere ad un’aggressione.

Poi occorre eliminare tutta quella burocrazia che ostacola l’iniziativa privata. Non è possibile che per avviare una qualsivoglia impresa si debbano affrontare pastoie inimmaginabili.

Così come non possiamo più essere schiavi di una cultura monetaristica che, come dicevo prima, ha come unico obiettivo il profitto. Profitto che oggi guida anche lo Stato che applica tasse usuraie. L’Iva introdotta nel 1973, è un esempio di ciò che dico. Tassando il valore aggiunto, se da un lato lo Stato si è garantito un’entrata del 20% sulle transazioni commerciali sul territorio, dall’altro lavoratori autonomi ed imprenditori sono stati costretti a rinunciare a un quinto di quanto da loro prodotto, senza possibilità di replica. Ma questo è solo un esempio, dei mille che potrei fare, in cui si è messo da parte il valore del fattore umano in funzione del profitto e dei mercati azionari. Mercati in cui si vende qualcosa che non c’è, a gente che non è presente, utilizzando per le transazioni del denaro che non esiste. Tutto questo perché il denaro è diventato l’obiettivo della vita, come sostenuto da Milton Friedman che nel 1976 ricevette il premio Nobel per la politica del monetarismo.

Io credo che questa sia la peggiore deriva che l’umanità abbia mai subito: il denaro deve ritornare ad essere uno strumento per il commercio, uno sprone per il lavoro. Più penso a Maastricht e al monetarismo della Trilateral, più mi viene in mente il congresso di Vienna del 1815 dove fu sancita la sconfitta di Napoleone e tutto ciò che rappresentava l’illuminismo francese.

Io credo che la nostra Italia (stavolta maiuscolo per favore) possa fare di più attingendo alla sua tradizione. Così su due piedi mi viene in mente Lorenzo il Magnifico, che ha dato valore a chi aveva qualcosa da esprimere, dando vita al Rinascimento italiano che si è poi esteso al mondo intero. Per rimettere l’uomo al centro di tutto bisogna abrogare le leggi che impediscono di esprimersi. Solo così potremo riprenderci il senso di appartenenza, ritrovare il grande rispetto del lavoro e rimettere la famiglia al centro della società, perché disgregando la famiglia si è fatto un grande danno.

Questi sono i valori che oggi dobbiamo ripristinare.

Pio De Angelis – Socialista Patriottico – Sovranista e Populista

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