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“Per i giudici Ciontoli talmente lucido che ha saputo comportarsi come un buon padre di famiglia”

Il giornalista di Quarto Grado Carmelo Abbate commenta le motivazioni della sentenza di secondo grado sull’omicidio di Marco Vannini

“Per i giudici Ciontoli talmente lucido che ha saputo comportarsi come un buon padre di famiglia” –

“Per i giudici era talmente lucido, che ha saputo discernere, scegliere e rispetto ai suoi obiettivi comportarsi come un buon padre di famiglia. 

Tutto il resto non conta.

Il fatto che abbia puntato la pistola, premuto il grilletto, visto la ferita e il sangue, accertato che il proiettile non era uscito, bloccato i soccorsi, ritardato i soccorsi, mentito al personale sanitario.

Ecco, tutto questo, per i giudici è una banalissima questione “etica”. 

"Per i giudici Ciontoli talmente lucido che ha saputo comportarsi come un buon padre di famiglia"
“Per i giudici Ciontoli talmente lucido che ha saputo comportarsi come un buon padre di famiglia”

A parlare è il giornalista di Quarto Grado, CArmelo Abbate, a pochi giorni dall’uscita delle motivazioni della sentenza di secondo grado sull’omicidio di Marco Vannini.

” Lui è sempre Marco Vannini – scrive sui social Abbate – Sono uscite le motivazioni della sentenza.

Le ho lette con calma.

Provo a farvele capire nella maniera più semplice possibile.

Come ricorderete, in primo grado Antonio Ciontoli era stato condannato per omicidio volontario, mentre in appello il giudice ha stabilito che si tratta di omicidio colposo, un reato meno grave, punito appunto con 5 anni di carcere.

La differenza si gioca tutto sul profilo soggettivo, in buona sostanza l’intenzione, la volontà di Ciontoli.

Per potersi configurare l’omicidio volontario, lui deve aver agito con dolo eventuale, ovvero aveva chiaro il rischio che Marco potesse morire, e ha accettato questo rischio.

Ma secondo i giudici, dopo alcune sentenze che non cito per non confondervi ulteriormente, per rientrare nel dolo eventuale Ciontoli avrebbe dovuto accettare non soltanto il rischio, ma la concreta possibilità della morte di Marco. 

Se invece Ciontoli ha previsto che la sua condotta poteva portare alla morte di Marco, ma lui ha agito con la consapevolezza di poterla evitare, ecco che si entra nel campo della colpa cosciente e quindi dell’omicidio colposo.

Chiarito il recinto, veniamo al punto.

Secondo i giudici, quella sera Ciontoli aveva un solo obiettivo: salvaguardare il suo posto di lavoro.

Per questo bisognava nascondere la verità agli operatori del 118 e convincere il medico a non far figurare il colpo d’arma da fuoco.

Quindi, se già il ferimento di Marco rischiava di produrre conseguenze negative per il suo impiego, figurarsi la morte.

Quindi, siccome le sentenze precedenti dicono che per il dolo eventuale non basta l’accettazione del rischio, ma ci vuole la prospettazione-accettazione dell’evento (la morte), Ciontoli ha agito con colpa cosciente. 

Per i giudici era talmente lucido, che ha saputo discernere, scegliere e rispetto ai suoi obiettivi comportarsi come un buon padre di famiglia. 

Tutto il resto non conta.

Il fatto che abbia puntato la pistola, premuto il grilletto, visto la ferita e il sangue, accertato che il proiettile non era uscito, bloccato i soccorsi, ritardato i soccorsi, mentito al personale sanitario.

Ecco, tutto questo, per i giudici è una banalissima questione “etica”. 

Morale della favola.

Se io ho una donna che mi ha lasciato, ma non accetto la separazione, non voglio vivere senza di lei e alla fine le sparo e la lascio crepare, io non la volevo ammazzare, perché volevo che ritornasse da me, e dal momento in cui lei fosse morta, non sarebbe mai tornata da me.

E quindi ho fatto una cosa grave ma non troppo. O no?”

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