L’ex sindaco e storico locale ripercorre sui social la giornata che segnò la fine dell’occupazione tedesca e l’inizio della ricostruzione della città
Paliotta ricorda la liberazione di Ladispoli: “Il 6 giugno 1944 la città tornò libera” –

di Marco Di Marzio
Con un lungo e documentato post pubblicato sui social, l’ex sindaco di Ladispoli, Crescenzo Paliotta, ha ricordato l’81° anniversario della liberazione della città dall’occupazione tedesca, avvenuta il 6 giugno 1944 con l’arrivo delle truppe americane. Un racconto che ripercorre mesi di sfollamenti, bombardamenti e sofferenze culminati nel ritorno della libertà per la comunità ladispolana.
Una data simbolica che coincide con uno degli eventi più importanti della Seconda guerra mondiale. Mentre il 6 giugno 1944 prendeva avvio l’Operazione Overlord con lo sbarco alleato in Normandia, destinato a cambiare il corso del conflitto in Europa, anche Ladispoli viveva una giornata destinata a entrare nella propria storia. Due giorni prima, il 4 giugno, gli Alleati erano entrati a Roma, liberando la Capitale e aprendo la strada all’avanzata verso nord.
Nel suo ricordo, Paliotta ripercorre le tappe che precedettero la liberazione. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, il territorio passò sotto il controllo delle forze tedesche. Nei mesi successivi il litorale fu trasformato in una vasta area militare, con bunker, postazioni difensive, campi minati e presidi armati. Convinti che gli Alleati potessero tentare uno sbarco tra Palo, Ladispoli e Santa Severa, i tedeschi rafforzarono le difese costiere e requisirono edifici strategici, tra cui il Castello Odescalchi di Palo.
Il 24 settembre 1943 arrivò l’ordine che cambiò per sempre la vita della popolazione: Ladispoli doveva essere evacuata. In poche ore centinaia di famiglie furono costrette ad abbandonare le proprie abitazioni per rifugiarsi nelle campagne di Ceri, Monteroni, Cerveteri e nelle zone rurali dell’entroterra. Il paese rimase quasi completamente deserto, occupato soltanto dai militari tedeschi e dai reparti collaborazionisti.
Per nove mesi Ladispoli cessò di essere una località balneare e divenne una zona di guerra. La popolazione sfollata assistette da lontano a bombardamenti, mitragliamenti e combattimenti aerei che colpirono infrastrutture strategiche come la ferrovia Roma-Civitavecchia, il piazzale merci di Palo, il ponte sul fosso Sanguinara e le principali vie di comunicazione lungo l’Aurelia.
Con la liberazione di Roma e lo sfondamento del fronte di Anzio, la situazione per le truppe tedesche divenne insostenibile. Nella notte tra il 5 e il 6 giugno 1944 le colonne germaniche iniziarono a ritirarsi verso nord lungo la via Aurelia. I civili nascosti nei casali osservavano il passaggio continuo di soldati, camion e carri armati che lasciavano il territorio dopo mesi di occupazione.
La mattina del 6 giugno il rumore dei motori tornò a farsi sentire. Questa volta, però, non erano più i tedeschi. Dalle campagne gli sfollati scorsero i primi carri armati americani avanzare verso Ladispoli. Tra le testimonianze ricordate da Paliotta ci sono quelle di Nerina Piccoli Leccesi e Peppino Tumiatti, che descrissero l’emozione provata nel vedere finalmente arrivare i liberatori.
Particolarmente significativo rimase il ricordo del primo soldato afroamericano sceso da un carro armato. Per molti abitanti fu una sorpresa vedere per la prima volta un militare di colore. Solo quando i soldati iniziarono a distribuire sigarette, caramelle e cioccolata, la popolazione comprese che gli americani erano davvero arrivati.
Come sottolinea Paliotta nel suo racconto, contrariamente ad alcune ricostruzioni successive, l’ingresso delle truppe alleate non avvenne dopo una battaglia nel centro abitato. Le testimonianze concordano nel ricordare che Ladispoli era ormai deserta e che i tedeschi si erano già ritirati. Nel pomeriggio del 6 giugno i reparti della 36ª Divisione di Fanteria americana entrarono quindi in una città ferita dalla guerra ma finalmente libera.
Nei giorni successivi iniziò il ritorno degli abitanti nelle proprie case. Molti trovarono edifici danneggiati o saccheggiati, mentre gli storici stabilimenti balneari in legno del lungomare erano stati completamente distrutti. Ovunque erano visibili bunker, trincee e i segni lasciati dai bombardamenti. Particolarmente grave appariva lo stato di Torre Flavia, ridotta a meno della metà della sua altezza originaria.
Nonostante le devastazioni, la popolazione comprese che il periodo più difficile era ormai terminato. La presenza delle truppe americane contribuì gradualmente al ritorno della normalità e per molti bambini dell’epoca il ricordo della liberazione rimase legato alle tavolette di cioccolato, alle gomme da masticare e ai gesti di solidarietà dei soldati alleati.
A ottantuno anni di distanza, il ricordo del 6 giugno 1944 continua a rappresentare una delle pagine più importanti della storia cittadina. Attraverso il suo post, Crescenzo Paliotta ha voluto rendere omaggio a una comunità che affrontò occupazione, sfollamento e distruzione, riuscendo infine a riconquistare la libertà e a intraprendere il lungo cammino della ricostruzione.









