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Niente fondi regionali per i fratellini di Valcanneto Marco e Francesco





I due bambini, affetti dalla malattia di Batten e senza indennizzo regionale da marzo. I servizi sociali di Cerveteri: “Servono verifiche”

Di Alessandro Ferri

Niente fondi regionali per i fratellini di Valcanneto Marco e Francesco

Niente fondi regionali per i fratellini di Valcanneto
Niente fondi regionali per i fratellini di Valcanneto Marco e Francesco

La situazione dei piccoli Marco e Francesco Camerini è ben nota nel nostro territorio e tanto è stato l’aiuto dei cittadini che hanno deciso di donare tempo, denaro o anche solo un sorriso ai due bambini, che a breve partiranno per gli Stati Uniti per ricevere delle cure che dovrebbero contrastare la ceroidolipofuscinosi da cui sono affetti.

Meno noto è il comportamento delle istituzioni nei confronti della famiglia dei due fratellini, una famiglia che fa fronte ogni giorno alle difficoltà correlate alla vita di tutti i giorni.

I genitori di Marco e Francesco hanno diritto ad un indennizzo da parte della regione Lazio, un contributo destinato alle persone affette da disabilità gravissima che nel caso dei fratelli Camerini si aggira intorno ai 1540 euro al mese (sommando le due quote, quella per Marco e quella per Francesco).

Il fatto però è che la famiglia dei due bimbi non riceve questo contributo da Marzo e questo causa non poche difficoltà a Emiliano e Silvia, papà e mamma dei due.

Sembrerebbe, tra l’altro, che oltre l’insolvenza, circa 6000 euro (mancano infatti le mensilità riguardanti, aprile, maggio, giugno e luglio), il comune etrusco avrebbe risposto alla famiglia che “ci sono delle verifiche da fare”, come se, le condizioni fossero cambiate da permettere alla regione di non erogare più questo fondo. Una situazione paradossale e profondamente triste, che vede il cuore di una famiglia e di una comunità generosa e affiatata scontrarsi con la fredda burocrazia regionale, che non fa sconti a nessuno, nemmeno a due fratellini affetti da una malattia rarissima che li priva del loro diritto alla felicità