Con i manifestanti anche il Sindaco Grando: “Dobbiamo rimanere uniti in un momento di difficoltà”
“Siamo ridotti a numeri” dice una manifestante sotto la ruota panoramica che nelle intenzioni sarebbe dovuta esser simbolo di rinascita ma che oggi sovrasta una piazza nuvolosa, piena di dubbi, incertezze sul futuro prossimo, paure. Le stesse paure che ieri sera hanno portato centinaia di persone a scendere per le strade di Ladispoli, scandendo parole di protesta come “Libertà”, “Giustizia”, “Vogliamo rimanere aperti”.
È il popolo dei commercianti, dei lavoratori dello spettacolo, dei gestori di palestre e centri sportivi, quello che affolla tutte le piazze d’Italia, ma che, per ammissione dello stesso sindaco Grando, presente come sostenitore dell’evento e solidale con le istanze di chi chiede una revisione sostanziale delle misure varate domenica scorsa dal Presidente Conte, si distingue dai fatti di cronaca che sono sulle prime pagine dei giornali del paese. Una moltitudine di esercenti – o di semplici cittadini – che indossa la mascherina, che è distanziata, che non rompe vetrine, che non aggredisce le forze dell’ordine, ma che anzi le ringrazia per il servizio svolto, che intona l’Inno nazionale.
L’Inno come simbolo di Unità, come Canto degli Italiani che rispecchia le intenzioni originarie di chi l’ha composto: italiani che ieri hanno chiesto ascolto e rispetto in un momento che fa paura a tutti, ma che non deve – almeno nelle intenzioni e nelle idee di chi ha organizzato la marcia di Ladispoli – calpestare le esigenze di famiglie che si reggono sulla sopravvivenza dei propri esercizi commerciali. Il dilemma del bilanciamento è alla base della questione, questo è evidente, ma è anche innegabile che manifestazioni di protesta civile come quella di ieri sera sono il modo più giusto per porre l’attenzione sulla situazione di crisi in cui, da ormai un anno, versano le attività di tanti cittadini onesti, che ora sono preoccupati sull’evolversi dell’immediato futuro.
“Dobbiamo restare uniti” dice Grando nella fase più intensa del su intervento, interrotto dalle urla preoccupate di chi attacca Conte e di chi, non senza inquietudine, minaccia “Resteremo aperti”. Saranno giorni determinanti, i prossimi: il futuro non sembra roseo, ma la volontà di combattere è quella che motiva gli esercenti a rimanere rispettosi anche quando tutto sembra crollare. Una bella immagine che ci racconta quanto il nostro territorio spesso sia migliore di come lo immaginiamo.
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