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CittàCronaca

Lillio Sforza Ruspoli, Principe Cerveterano

Principe Cerveterano

di Angelo Alfani

Non è facile parlare di Lillio: differenza generazionale, visioni della società complicatamente diverse, conoscenza ma non assiduità di contatti.Verità che non hanno comunque impedito rispetto reciproco e, credo, stima.

Poche cose mi vengono precipitosamente in mente alla notizia della sua dipartita, alcune intrinsecamente legate alla famiglia Ruspoli: la forte opposizione alla Riforma Agraria che non ha rappresentato solamente un irriducibile ed estremo tentativo di difendere la proprietà: c’era in aggiunta il timore di quanto poi è avvenuto su quei terreni (lottizzazioni, con conseguente ridimensionamento del mondo agricolo e strascichi di rotture famigliari insanabili) ed ancor più la profonda malinconia per la convinzione che il mondo, apparentemente immobile, in cui affondavano le sue radici iniziava a sgretolarsi sotto i colpi delle potenti macchine agricole.La scomparsa delle quaglie,come segnale della fine di una epoca: il Principe Contadino fu forse l’estremo tentativo di resistenza.

La lotta che assieme al padre Francesco fece per impedire la costruzione della squilibrata nuova Chiesa a nascondere, tarpandola, la semplice magnificenza di quella antica, nella “sua piazza” ed il vulnus ulteriore della canonica-siluro e della rottura delle mura, a quadroni etruschi, per aprire con “le scalette“ un ulteriore ingresso alla piazzetta. Forse la prima e più cocente sconfitta inflitta al Principe da parte della Chiesa guidata dal cardinale Tisserant.

Lillio Sforza Ruspoli, Principe Cerveterano
Lillio Sforza Ruspoli, Principe Cerveterano

Da ultimo la sua presenza lungo l’Aurelia, assieme alle figlie, per impedire o comunque ridimensionare la divisione dolorosa, ma inevitabile, con Ladispoli.

Che aggiungere se non che Cerveteri gli era nel cuore.

Tra i ricordi personali ci sta la prima volta che l’ho incontrato, credo fosse il 1963.Fu nella villa a mare, diventata negli anni settanta un agglomerato di villette.

Ero con mia madre che doveva incontrarlo per chiudere dei conti per del materiale rifornitogli. Un incontro d’affari diciamo che in realtà fu subito un incontro tra due coetanei, intriso di gentilezza ed attenzioni reciproche.

L’ho incontrato altre volte, assieme a “ Checchino”,così anche Lillio chiamava mio padre Francesco, ricambiato con “ciao Lillio”,ai tempi della costruzione di Cerinova.

Affabile, presenzialista, attentissimo a quelli che lui definiva “dettagli” che in realtà erano la polpa del quanto si stava discutendo, del quanto si sarebbe dovuto sottoscrivere.

Lo ho incontrato poi altre volte per via Santa Maria, sempre elegante, sempre lucido.

Le ultime due volte , poco tempo fa sotto palazzo Ruspoli a Largo Goldoni.

Era in carrozzina accudito dal suo aiutante orientale.

Buonasera Lillio sono Alfani, il figlio di Checchino.Come va?”

Sono preoccupato per Cerveteri, molto preoccupato.Ma non si può far nulla?”

Difficile, molto difficile.Purtroppo “

Sentiamoci, sentiamoci” sussurro’ entrando attraverso il grande portone.

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