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Ladispoli, su il sipario: si torna in scena con Anti-gone

Tre tappe per la Sg Project: si parte il 23 luglio a Bracciano. Il 25 luglio appuntamento alla Grottaccia di Ladispoli

Ladispoli, su il sipario: si torna in scena con Anti-gone –

Non si sono mai fermati nemmeno durante il lockdown, grazie al supporto della tecnologia e alla passione che li anima costantemente.

E ora, finalmente, dopo tre mesi di chiusura, anche loro possono tornare a calcare i palcoscenici e riportare in vita non solo una professione, ma anche arte e cultura.

Parliamo del teatro e delle compagnie teatrali. Nei vari comuni del litorale e non solo, tecnici, amministratori comunali, associazioni, sono a lavoro per allestire le arene all’aperto che questa estate ospiteranno, seppur con le norme anti-covid, gli spettacoli teatrali.

E anche sul nostro litorale, quell’Anti-gone fatta ‘sorgere’ durante uno dei momenti più bui per l’arte e la cultura, potrà finalmente ‘esplodere’ in tutta la sua bellezza e maestosità. A salire sul palco la Sg Project presieduta da Gabriele Abis.

Tre date, tre location. Si parte il 23 luglio alle 21 dal Viva green Arena di Bracciano, per passare poi il 25 luglio alla Grottaccia di Ladispoli e spostarsi il primo agosto al Tmf, cortile del Teatro Maurizio Fiorani di Canale Monterano.

Filo conduttore la storia di Antigone che decide di dare sepoltura al cadavere del fratello Polinice, pur contro la volontà del nuovo re di Tebe, Creonte, che l’ha vietata con un decreto comportandosi come un nemico.

Scoperta, Antigone viene condannata dal re a vivere il resto dei suoi giorni imprigionata in una grotta. In seguito alle profezie dell’indovina Tiresia, Creonte decide di liberarla, ma è troppo tardi: Antigone si è suicidata, impiccandosi.

Ladispoli, su il sipario: si torna in scena con Anti-gone
Ladispoli, su il sipario: si torna in scena con Anti-gone

Questo porta al suicidio, il figlio di Creonte, Emone (promesso sposo di Antigone), lasciando Creonte solo a maledire la propria stoltezza.

«Come direttore e regista della compagnia Sg Project – ha detto Abis – posso dire che le qualità che caratterizzano gli attori sono l’umiltà, il rispetto reciproco, la capacità di essere coinvolti».

«Collaboro con i ragazzi da quattro anni, nella creazione di spettacoli teatrali – ha proseguito Abis – e posso ritenermi fortunato ad aver trovato tanta complicità».

«Per un regista è essenziale lavorare in armonia e per gli attori è essenziale fidarsi del regista».

«Nelle mie regie – ha spiegato – cerco di trasformare lo spazio scenico in un luogo che riproduce la testa del personaggio e che viene mostrato attraverso “fotografie sceniche”».

«Immagini suggestive per il pubblico e per il personaggio stesso».

«Il mio metodo – ha concluso il direttore e regista della compagnia Sg Project – è ricreare attraverso le immagini e le forme del corpo, la direzione e il suono della voce e una visione del punto di vista di ogni personaggio che cambia fluidamente raccontando la storia».

NOTE DI REGIA ANTI-GONE

REGIA GABRIELE ABIS

Legale è giusto?

Come ogni volta che decido di portare in scena uno spettacolo, spero che il testo mi dia la risposta. Anche in questo caso io non ce l’ho, ma forse è il paradosso di chi si pone domande.

Da un’opera di Puskin, Salieri nel monologo iniziale esordisce con “Si dice che non c’è giustizia in terra. Ma forse in cielo esiste? No, mi è chiaro come una gamma naturale”.

Il tema principale, appunto, che insieme alla compagnia abbiamo esaminato, sviscerato e cercato di ricostruire; è proprio il concetto di giustizia legato alla legalità. La guerra è giusta? Si, perché è legale. E’ giusto che Antigone voglia dare sepoltura a suo fratello e non farlo profanare da cani e uccelli? No, perché illegale.

Secondo questo principio sono giuste tutte le morti dei soldati e degli uomini condannati a morte e “giustiziati”.

Antigone rispondendo a Creonte con il suo “Solo per dare un esempio”, decide di strappare la giustizia dal legale e si sacrifica per l’umanità, ricordando ad ognuno di noi di non assopire la propria coscienza in nome di “governanti”. Creonte recrimina al popolo la proprietà della guerra, chiarendo che quella in questione è la loro guerra, la guerra dello stato, del popolo “divoratore di carne ma che non ama il grembiule insanguinato del cuoco”.

La richiesta che ci viene fatta è quella di non camminare con un “secchio in testa”, quella di prendersi la responsabilità di essere illegali ma giusti, o legali ma ingiusti.

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