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Ladispoli, “Senza mensa niente tempo pieno”

La denuncia di un genitore relativa ad alcune affermazioni giunte da palazzo Falcone. Agresti “smentisce”: «La Melone ha detto sì al pasto da casa»

Ladispoli, “Senza mensa niente tempo pieno”

A poche ore dal suono della campanella si riaccende la polemica sul pasto da casa. Dopo la sentenza della cassazione l’assessore alla pubblica istruzione Lucia Cordeschi si era detta soddisfatta, invitando i genitori a regolarizzare la propria posizione relativamente al servizio mensa onde evitare “spiacevoli” situazioni. E a quanto pare qualche spiacevole situazione si sarebbe già presentata. O si aderisce al servizio mensa del comune oppure niente tempo pieno per i propri figli. Questo quanto denunciato da un genitore che ha scritto al dirigente scolastico della Melone raccontando quanto successo con un addetto comunale. In sostanza kl genitore avrebbe chiesto la sospensione del servizio mensa per usufruire del padto da casa.

Ladispoli, "Senza mensa niente tempo pieno"
Ladispoli, “Senza mensa niente tempo pieno”

Per tutta risposta da palazzo Falcone le Sarebbe stato risposto che «l’annullamento dal servizio mensa non è fattibile perché va contro la legge. Io ho ribadito alla signora – spiega il genitore – che esattamente come lo scorso anno, rientrava nei miei diritti la scelta tra il pasto da casa e il servizio mensa, ma lei ha sottolineato diverse volte che la cosa non è fattibile, che l’ unico modo è togliere mia figlia dal tempo pieno e farla passare al tempo ridotto, e farla quindi mangiare comodamente a casa. La dipendente comunale, con parole gentili, ma dal tono fermo, ha detto che, poiché il comune eroga il servizio, io lo devo pagare. Punto e basta. Io vorrei continuare a fare come lo scorso anno, con il pasto da casa, ma a questo punto sospetto che telefonate del genere, da parte del comune, non siano giunte solo a me». E come ci si sarebbe potuto aspettare la risposta da parte del dirigente va ancora una volta a favore del pasto da casa. «Quanto riferitoLe dalla responsabile del Comune – ha detto Agresti – non trova alcuna rispondenza nella realtà. La “Melone” si è dotata di un regolamento che cerca di andare incontro alle esigenze dei genitori, in questo suffragata dalla stessa sentenza delle Sezioni riunite della Corte di Cassazione che ha affermato semplicemente che non è un obbligo della scuola organizzarsi per il pasto da casa (non sussiste il diritto soggettivo), ma non ha negato tale possibilità rimanendo valido l’interesse legittimo, e conclude suggerendo di andare incontro a chi abbia necessità economiche parlando di solidarietà diretta (fra genitori) o indiretta (da parte del Comune). Pertanto – ha proseguito Agresti – l’organo supremo della “Melone” ha confermato l’intenzione di andare incontro alle esigenze di chi non vuole usufruire del servizio “imposto” dal Comune. Tecnicamente è sufficente una raccomandata o una pec per disidire l’iscrizione al servizio non più gradito e nessuno potrà imporLe nulla». E il dirigente punta il dito contro le affermazioni giunte da palazzo Falcone. 

«In merito alla affermazione della pur gentile Signora citata che ha ribadito che il pasto da casa sia “contro la legge”, visto che alla “Melone” sono io ad assumermene tutte le responsabilità, come ho già fatto durante una riunione “imboscata” avvenuta in sede comunale dove davanti al Sindaco (che non ha fatto una piega) sono stato accusato di commettere delle illegalità, invito chi afferma questa falsità ad andare il prima possibile in via Livorno e presentare una denuncia nei miei confronti per “violazione della Legge”. Peccato che da Scuola non riuscirò a sentire le risate del Carabiniere di turno il quale sarà stato distratto da compiti ben più seri per ascoltare simili idiozie. Ciò che poi non sta né in Cielo né in Terra è la pretesa ingerenza negli affari interni scolastici imponendo dall’esterno ad un genitore, il quale abbia scelto il tempo pieno come preferenza di offerta formativa, di passare al tempo ridotto».

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