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Ladispoli, piano di salvamento: rinvio a giudizio per tutti gli indagati

Turbativa d’asta e gestione illecita dei rifiuti, questi i capi di accusa

Ladispoli, piano di salvamento: rinvio a giudizio per tutti gli indagati

Rinvio a giudizio per tutti i soggetti coinvolti. Questa la decisione presa ieri dal giudice del tribunale di Civitavecchia sulla questione relativa alla turbativa d’asta e gestione illecita dei rifiuti collegato al piano di salvamento promosso dal Comune di Ladispoli. La vicenda risale agli inizi del 2019 quando la Capitaneria di Porto notificò la chiusura di indagine al vicesindaco e assessore al demanio marittimo Pierpaolo Perretta. All’interno dell’indagine avviata dalla magistratura finirono anche due funzionari del comune, Assobalneari che prese in carico il progetto e la Ribomar la ditta che si sarebbe occupata della pulizia delle spiagge.

IL PROGETTO

Il progetto prevedeva la presenza sulle spiagge libere di Ladispoli e Marina di San Nicola di un totale di 26 torrette di salvamento e due postazioni tecniche di coordinamento distribuite opportunamente sul litorale, supportate dalle dotazioni di salvataggio e dai defibrillatori degli stabilimenti balneari/chioschi aderenti all’iniziativa. La sorveglianza a mare, condotta dalle torrette di salvataggio e coadiuvata da operatori su moto d’acqua era inoltre integrata da collegamenti radio con gli stabilimenti balneari, Capitaneria di Porto e Forze dell’Ordine.

L’INDAGINE

Ladispoli, piano di salvamento: rinvio a giudizio per tutti gli indagati
Ladispoli, piano di salvamento: rinvio a giudizio per tutti gli indagati

L’indagine sarebbe partita da un esposto presentato alla Capitaneria di Porto e alla Procura da un consigliere di opposizione che «quattro giorni dopo lo ha ritirato» (come spiegato dall’avvocato Antonio Chiocca, legale del vicesindaco Pierpaolo Perretta. L’indagine avrebbe sostanzialmente toccato due punti nevralgici: la turbativa d’asta e la gestione illecita dei rifiuti. Per quanto riguarda il primo punto, in sostanza, sia il vicesindaco che uno dei due funzionari indagati insieme a lui nella vicenda dovranno spiegare come mai il progetto presentato da Assobalneari e dalla rete di imprese sia stato preso in considerazione, con tanto di sottoscrizione della convenzione, ancor prima della chiusura dei termini inseriti nel bando pubblicato dall’amministrazione per l’individuazione del soggetto a cui affidare il progetto.

Altra questione al vaglio degli inquirenti è poi anche la gestione dei rifiuti da parte delle società che hanno partecipato al Piano Collettivo di Salvamento. E qui entra in gioco il secondo funzionario di palazzo Falcone che con una variante a due determine ha revocato il servizio di pulizia degli arenili liberi alla ditta Massimi (che all’epoca dei fatti si occupava del servizio di igiene urbana nel Comune di Ladispoli) per affidarlo alla vincitrice del progetto nonostante questa non avrebbe potuto espletare il servizio in quanto “non abilitata alla raccolta dei rifiuti altrui”.

Dopo numerosi rinvii dell’udienza preliminare, nella giornata di ieri il giudice del tribunale di Civitavecchia ha deciso per il rinvio a giudizio di tutti gli indagati con l’udienza fissata per il 3 giugno 2022, davanti alla dottoressa Maellaro.

LA DIFESA

«Secondo noi il reato ambientale non sussiste», ha commentato l’avvocato Andrea De Paola, legale dell’impresa esecutrice e secondo il quale a supportare la loro tesi «c’è la giurisprudenza» e con l’intero procedimento che sostanzialmente «è incentrato in particolar modo sulla tubativa d’asta anziché sul reato ambientale». Per il legale dunque ci sono buone possibilità di far emergere la loro tesi.

Dello stesso avviso anche il legale del vicesindaco Pierpaolo Perretta, secondo il quale «non c’è reato». Per l’avvocato Antonio Chiocca «i fatti contestati non corrispondono al reato ascritto» con le indagini svolte dalla Capitaneria di Porto che «non portano a una dimostrazione del reato che
viene contestato perché gli elementi di prova raccolta dal Pm sono ben lontani da dimostrarlo».

E Chiocca punta i riflettori anche sull’assenza di ricorsi al Tar dalle società che hanno partecipato alla manifestazione di interesse: «Se c’erano dei sospetti qualcuno avrebbe fatto ricorso», ha evidenziato il legale che ha puntato i riflettori anche sulla modalità in cui ha operato il Comune, ossia quella della manifestazione di interesse e non del bando di gara per l’affidamento del servizio, con il Comune che alla fine ha scelto quella della Ribomar «che ha fatto risparmiare al Comune 100mila euro rispetto all’anno precedente e ha dato un servizio che non era mai stato offerto.

E invece è stato scritto – ha spiegato Chiocca – che il Comune ha speso di più ma non è vero». Il legale del vicesindaco punta i riflettori anche sulle conseguenze del procedimento penale: «Queste indagini hanno interrotto un servizio offerto a tutti i cittadini e che nel 2018 aveva portato al salvataggio di circa 50 persone».

Insomma, un processo, quello che ora prenderà il via il prossimo anno che «si poteva evitare» perché i capi di imputazione «non sono dimostrati dagli elementi di prova portati».

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