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Ladispoli, perse un occhio per una aggressione. Oggi l’udienza

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Davanti al Gup due fratelli Ladispoli

Ladispoli, perse un occhio per una aggressione. Oggi l’udienza

Prenderà il via questa mattina al tribunale di Civitavecchia l’udienza relativa all’aggressione subita da un giovane ladispolano che
gli causò la perdita di un occhio.

A dover comparire davanti al giudice saranno due fratelli ladispolani, Vincenzo ed Emanuele Orefice e il cognato Maximiliano Paolella. I tre erano
finiti agli arresti (due di loro sono stati poi liberati) a novembre scorso in attesa dell’inizio del processo.

Ladispoli, perse un occhio per una aggressione. Oggi l'udienza
Ladispoli, perse un occhio per una aggressione

I fatti risalgono alla sera del 19 luglio scorso. Secondo quanto ricostruito dalla vittima ai Carabinieri della stazione di Ladispoli il giorno, il 28enne quella sera si trovava in giro per la città balneare insieme alla sua fidanzata quando per caso incontrò la sorella di due degli imputati, Emanuele
Orefice di 33 anni e Vincenzo Orefice di 22.

Secondo quanto ricostruito dalla vittima la sorella avvisò subito i fratelli dell’incontro e questi, insieme al cognato, Maximiliano Sebastian Paolella di 33 anni, si portarono sul posto dell’incontro e lo aggredirono lasciandolo a terra e causandogli la perdita di un occhio.

A novembre scorso il legale di due degli arrestati, Vincenzo Orefice e Maximiliano Sebastian Paolella era riuscito a ottenere la scarcerazione dei suoi assistiti per i quali il gip aveva disposto l’obbligo di dimora.

L’avvocato aveva tenuto a evidenziare come né Vincenzo Orefice né il cognato avessero partecipato attivamente all’aggressione nei confronti
del 28enne, puntando i riflettori anche sulla loro fedina penale: «sono incensurati», aveva detto.

Ora la parola passerà al Gup. «Confido nelle sommarie informazioni assunte in sede di indagini difensive – ha spiegato l’avvocato Pirrone rese dai testimoni oculari, che escludono i miei assistiti dalle responsabilità contestate dalla Procura. Per contro, le indagini non evidenziano a carico di Vincenzo Orefice e Maximiliano Paolella, al di là di ogni ragionevole dubbio, un loro diretto coinvolgimento».

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