Nella sua casa di Ladispoli, l’artista ripercorre il suo arrivo sul litorale, i cambiamenti della città e una vita ricca di incontri straordinari
“Ladispoli, la mia seconda vita”: Jimmy Cattozzi racconta 91 anni tra arte e memoria –

di Marco Di Marzio
Lunedì 27 aprile 2026 ho incontrato Jimmy Cattozzi nella sua abitazione di Ladispoli. Novantuno anni, uno sguardo ancora vivo e curioso, Cattozzi è un artista che ha attraversato epoche, città e ambienti culturali diversi. Dal trasferimento per motivi di salute alla costruzione di una nuova vita sul litorale laziale, fino agli incontri con grandi protagonisti della cultura europea, il suo racconto restituisce il ritratto di un uomo profondamente legato all’arte e alla comunità.
Signor Cattozzi, ci racconta il suo arrivo a Ladispoli?
Era il 1995. Io abitavo a Gonzaga, in provincia di Mantova. Era una bella cittadina, ma molto umida, e soffrivo di una terribile bronchite asmatica. Il mio medico mi diceva sempre che dovevo andarmene. Alcuni amici romani mi parlarono di Ladispoli, una cittadina sul mare. Chiesi al medico e mi disse subito di andarci. Così, anche se mi dispiaceva lasciare la casa che avevo costruito, decisi per la salute. Arrivai qui, trovai un ambiente bellissimo e mi ambientai subito. Nei primi giorni conobbi anche il pittore Corrado Meloni: da lì nacque una bella amicizia e iniziai a vivere davvero questa città.
Come ha visto cambiare Ladispoli nel tempo?
All’inizio era una cittadina splendida: poco traffico, si parcheggiava facilmente, era tutto più vivibile. Ricordo Viale Italia, le piazze, il Bosco di Palo… andavamo spesso in bicicletta. Conobbi tante persone, stringemmo amicizie, facevamo gite insieme. Poi, con il tempo, sono arrivate le costruzioni, i grandi palazzi. È cambiata molto. Il progresso ha portato anche difficoltà. Le strade sono più strette, c’è più traffico.
Ricordo anche un episodio: in via Sanguinara c’erano delle tamerici legate con filo di ferro. Le ho liberate una a una con le pinze. Alcune erano ormai segnate, ma molte le ho salvate. Ancora oggi le considero “i miei alberi”.
Ci descrive le sue iniziative artistiche qui a Ladispoli?
Ho organizzato molte mostre, spesso insieme a Corrado Melone. Ho conosciuto tante persone del territorio, dal Presidente della Pro Loco Claudio Nardocci all’allora sindaco Gino Ciogli, e questo mi ha permesso di esporre in diverse occasioni, anche in Comune.
Durante la Sagra del Carciofo esponevamo in Via Italia: ricordo un sindaco tedesco che si fermò davanti ai miei quadri e io gliene regalai uno.
Sono stato anche nelle scuole elementari: insegnavo ai bambini a dipingere e a fare sculture. Abbiamo realizzato anche un presepe e, tra 200 partecipanti, abbiamo vinto il secondo premio. È stata una grande soddisfazione.
Secondo lei, come può cambiare Ladispoli?
È una domanda difficile. La città è cresciuta molto, ma mancano alcune cose importanti, come infrastrutture adeguate. Quando piove si vedono i problemi.
Sono state fatte anche cose belle, come ponti e giardini, ma spesso mancano manutenzione e cura. Non è più come una volta. Però non è solo Ladispoli: è un cambiamento generale.
Spero nei giovani, che possano dare una nuova spinta. Il mondo dovrebbe migliorare, non peggiorare.
Come descriverebbe la sua vita e il suo impegno artistico?
Ho sempre lavorato con passione. Ho fatto molte mostre e ho cercato sempre di migliorarmi, osservando anche il lavoro degli altri.
Prima di Ladispoli ho lavorato a Firenze, dove ho conosciuto persone importanti, tra cui il sindaco Piero Bargellini. Grazie a quell’esperienza ho incontrato artisti di fama mondiale, come Pablo Casals e altri grandi musicisti.
Ho esposto in tutta Italia e anche all’estero, vincendo una medaglia d’oro a Londra.
Oggi ho 91 anni e posso dire di essere soddisfatto. Sono ancora qui, e questo è già tanto.









