Alla Trattoria “Da Fiore” un pranzo carico di emozioni: ricordi della guerra, storie di vita e il valore intramontabile della convivialità in un’epoca che dimentica
Ladispoli, il tempo che unisce: a tavola i “vecchi ladispolani” tra memoria e amicizia –

di Marco Di Marzio
C’è un tempo che non passa mai davvero. Vive nei racconti, nei sorrisi condivisi, negli sguardi complici di chi ha attraversato decenni di storia insieme. È questo il tempo che si è respirato mercoledì 18 marzo 2026 a Ladispoli, durante il pranzo dei “vecchi ladispolani” presso la Trattoria “Da Fiore”, a Largo Procoio di Ceri.
Un appuntamento semplice solo in apparenza, ma in realtà denso di significato: un ritrovarsi per ricordare, per celebrare la vita e per rinsaldare legami che neppure il passare degli anni è riuscito ad affievolire.
Seduti attorno allo stesso tavolo, tra piatti della tradizione e calici alzati con naturalezza, Franco Pettinari, Giuseppe Tumiatti, Roberto Lazzeri, Stefano Peluso, Vincenzo Monticelli, Giancarlo Lazzeri, Dario Ricciardi, Umberto Turriani, Roberto Colombo, Remo Vespignani, Enrico Angelosanti, Giuseppe Cifani, Aldo Turriani, Altiero Staffa, Domenico De Carolis, Mario De Carolis, Bruno Giovannini e Roberto Lazzeri hanno dato vita a un momento di autentica umanità.
Le parole hanno lasciato spazio ai ricordi: la giovinezza vissuta in un’Italia diversa, le difficoltà affrontate durante la Seconda Guerra Mondiale, i sacrifici e le conquiste di una generazione che ha costruito, passo dopo passo, il presente di oggi. Racconti che si intrecciano, si completano, si tramandano, diventando patrimonio condiviso.
E tutto questo assume un valore ancora più profondo in un momento storico in cui la memoria collettiva sembra affievolirsi, schiacciata dalla velocità del presente e dalla fragilità dei ricordi. Incontri come questo diventano allora un presidio di identità, un argine contro l’oblio, un modo concreto per custodire storie che rischierebbero altrimenti di perdersi.
E poi le risate, quelle sincere, capaci di riportare tutti indietro nel tempo, come se gli anni non fossero mai trascorsi. Perché in fondo, in occasioni come questa, ciò che conta davvero non è l’età, ma il legame.
Il pranzo dei “vecchi ladispolani” non è solo un incontro tra amici: è un rito, un gesto di memoria collettiva, un modo per dire che le radici contano, che la storia personale è parte della storia di una comunità.
In un mondo che corre veloce e dimentica in fretta, loro scelgono di fermarsi. Di guardarsi negli occhi. Di ricordare.
E, soprattutto, di esserci ancora. Insieme.









