L’intervista a Silvia Marongiu
di Giovanni Zucconi
“Ladispoli deve funzionare, ed essere a misura di cittadino, ogni giorno. Non solo nei momenti straordinari”. L’intervista a Silvia Marongiu
Cresciuta in fretta, diventata un punto di riferimento per il territorio, ma ancora alla ricerca di un equilibrio tra sviluppo e qualità della vita. È su questo crinale che si muove oggi Ladispoli. Silvia Marongiu, che in Consiglio comunale è capogruppo del “PD – La Forza della Comunità”, parte proprio da questa osservazione per leggere e giudicare la città. Una realtà che “piace”, soprattutto a chi non la vive. Ma che, secondo lei, rischia di non rispondere più fino in fondo ai bisogni quotidiani dei cittadini. Tra traffico, servizi, sociale e partecipazione, il suo è un racconto che tiene insieme esperienza personale, impegno politico e la richiesta di una visione strategica per Ladispoli. Non solo limitata a singoli eventi.

Tutto questo lo potrete leggere nell’intervista che segue, e che Silvia Marongiu ci ha gentilmente concesso.
Prima di parlare di politica, chi è Silvia Marongiu?
“Io ho una formazione umanistica. Mi sono poi trasferita per un master in “Relazioni pubbliche Europee”. Ho iniziato a lavorare nell’organizzazione di eventi, e poi a collaborare con un’agenzia di comunicazione. A un certo punto mi sono chiesta che senso avesse vivere a Ladispoli, e come potessi costruire un senso di appartenenza. È da quel momento che mi sono avvicinata all’associazionismo e alla politica. Anche nel lavoro mi sono sempre divisa tra mondi che a prima vista sembrano distanti, ma che in realtà sono interconnessi”.
Nel bene e nel male, Ladispoli è diventata una sorta di modello nel comprensorio. Spesso guardato con ammirazione. È un modello che le piace?
“Io l’ho scelta più di vent’anni fa perché aveva determinate caratteristiche, e credo che oggi sia diventata un punto di riferimento in questo quadrante nord-ovest di Roma. Però mi chiedo se sia davvero all’altezza di questo ruolo, perché nel frattempo le condizioni sociali ed economiche sono cambiate. Così come sono cambiate le aspettative dei cittadini. Siamo oggi in una fase molto delicata della storia della nostra città. Ladispoli è cresciuta molto. A tratti anche in modo disordinato e caotico, ma i servizi non hanno sempre seguito questa crescita in maniera proporzionale. La vera domanda è quanto questa città riesca oggi a piacere davvero ai suoi cittadini. Per essere bella e dignitosa, una città deve essere attenta ai bisogni di tutti.
Il limite di questa Amministrazione è quello di aver ridotto drasticamente gli spazi di confronto. Esercita il potere in maniera arrogante. Aumentando di conseguenza la sua distanza con i cittadini di Ladispoli. Si chiude troppo spesso nelle scelte di palazzo, e non coinvolge i cittadini. Oggi, per esercitare davvero la Democrazia, le persone devono sentirsi parte di un ingranaggio”.
Sta dicendo che Ladispoli piace più a chi la vede da fuori, che a chi la vive?
“Non vorrei essere così netta. Alcuni che l’hanno lasciata, magari per motivi di lavoro, provano anche nostalgia di Ladispoli. Però poi arrivano anche le lamentele. Noi Consiglieri comunali cerchiamo di intercettare quello che accade. E ciò che emerge è chiaro: traffico, parcheggi, decoro degli spazi pubblici, ritardi nei cantieri. C’è la vicenda del teatro-auditorium, che secondo me è stata gestita male.
E poi c’è una popolazione anziana in crescita. È un dato che non si può sottovalutare, perché comporta anche un aumento delle fragilità e della non autosufficienza. Io questo lo vivo anche personalmente, e posso affermare che non vedo una vera consapevolezza su questo tema.”

Può fare qualche altro esempio di disagi che vorrebbe fare emergere?
“Per i giovani qualcosa si sta muovendo, è vero, penso al centro di aggregazione giovanile che dovrebbe riaprire. Ma serve molto di più. Io sono mamma di un adolescente, e sono una volontaria dell’Associazione “Libera contro le mafie” da dieci anni. E proprio in un’iniziativa di Libera, qualche settimana fa, è emerso un dato allarmante. Si parlava di gioco d’azzardo, e di 112 milioni spesi nel 2024. Con quindici centri scommesse. È un dato che impone una riflessione seria. Fare politica non significa solo rappresentare o coordinare, ma capire dove si sta orientando la bussola della città. Perché accadono certi fenomeni? Perché si scelgono alcune priorità e non altre? Io credo che ci si sia concentrati troppo sull’apparenza e poco sulla sostanza. Non bastano gli eventi che si esauriscono in un paio di giorni. Ladispoli ha bisogno di scelte che migliorino la vita ogni giorno.”
Quali sono le sue priorità per Ladispoli?
“Dopo la campagna elettorale del 2022 e dopo questi tre anni e mezzo di esperienza, per me le priorità restano chiare: vivibilità, mobilità, spazi pubblici, cultura, ambiente, territorio, ma anche sociale e fragilità. Sono temi che fanno parte del mio percorso politico e anche personale. Sul sociale, per esempio, per me è centrale il “Consorzio sociale dell’Etruria meridionale”. A dicembre abbiamo approvato la delibera per costituirlo, ma ancora non siamo riusciti a portare a casa il risultato. E per me è un tema fondamentale, anche perché vivo la disabilità in famiglia. E sono sempre stata attiva nel volontariato e nel terzo settore. Quel modello di consorzio può offrire una lettura più reale dei bisogni. Dare risposte più stabili e continuative. Garantire una gestione più integrata ed efficiente. Per questo faccio un appello a tutte le forze politiche: “Facciamolo partire”.
Tra le priorità aggiungerei anche il tema della cura e della manutenzione della città. Poi c’è il tema dei parcheggi. La vicenda di vicolo Pienza e dello spostamento del mercato giornaliero ha mostrato una cosa semplice: non si possono calare decisioni dall’alto. Come Partito Democratico avevamo presentato all’inizio del mandato la richiesta di uno studio di fattibilità sul parcheggio della Provincia. Che poteva essere uno strumento utile per evitare che si entrasse direttamente in una città già congestionata. E invece continuiamo a vedere nuove cubature, villini, appartamenti, negozi, anche nella zona di via Sironi, mentre il problema resta.
Manca, infine, un rapporto sinergico con tutte le attività produttive”.
Come giudica l’operato del PD in Consiglio comunale?
“Noi abbiamo cercato di fare opposizione in modo costruttivo. Non siamo urlatori. Se una proposta è meritevole, la votiamo pure. Abbiamo avanzato proposte sul parcheggio, sul verde, sulle Comunità Energetiche Rinnovabili, sui pini, sul piano per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Abbiamo partecipato alle passeggiate inclusive che avevamo proposto.
È poi importante sottolineare come, con tutti i colleghi e le colleghe che siedono nei banchi della minoranza, abbiamo sempre cercato di fare squadra. Ognuno di noi ha la propria identità politica, ma abbiamo sempre cercato di coordinarci e di confrontarci su tutti i temi.”

Quale è la Ladispoli che lei si immagina e che vorrebbe?
“Una città più inclusiva. Una città che non si limiti a gestire l’ordinario, ma che abbia una visione complessiva. Negli ultimi anni si è lavorato troppo per singoli interventi, senza una visione generale della città. E invece una città cresce quando i cittadini si sentono parte delle scelte. Oggi molti cittadini dicono di aver perso la fiducia, di aver perso la speranza. E allora il confronto deve tornare a essere la base della Politica. Io ho sempre cercato di dare voce ai cittadini. Dopo la campagna elettorale avevo messo in piedi strumenti di comunicazione per raccontare quello che accadeva in città e in Consiglio comunale. Prima con una cronistoria settimanale. Poi con Ladispoli Live, una diretta che permetteva interazione, un confronto col territorio, e spazio alle associazioni e alle persone.
Questo perché la città non si attraversa solo in campagna elettorale. La città si vive sempre. A me non servono ruoli o etichette per partecipare. Il punto è che questa Amministrazione ha preferito tagliare nastri, mettere in evidenza alcune cose apparentemente forti e dimenticarne molte altre. Per me la Politica ha prima di tutto una responsabilità: il benessere della comunità. E questo benessere va declinato nel welfare, nei bilanci, nei servizi, nella cura degli spazi. Bisogna ascoltare la città e camminarci dentro. Questa è la cosa che è mancata.
Rispondendo alla sua domanda, immagino una Ladispoli che sappia prendersi cura delle persone. Una città che funzioni ogni giorno, non solo nei momenti straordinari. Perché se funziona solo nei momenti straordinari, allora stai puntando sull’apparenza e non sulla sostanza.”
Se non lo ritiene sconveniente, mi può dare un giudizio sul livello della classe politica di Ladispoli?
“Non è una risposta da dare in modo schematico. Le posso dire che io sono molto contenta dei colleghi e delle colleghe dei banchi della minoranza con cui lavoro. Siamo diversi caratterialmente, diversi per esperienza, ma abbiamo cercato punti di contatto. E vedo anche energie nuove. Mi ha colpito molto, per esempio, l’ingresso in Consiglio comunale di una giovane di Ladispoli Attiva, Martina Paoli. Ho apprezzato molto la sua competenza, l’empatia, la capacità di ascolto e la sua passione. In quella generazione c’è una forza di cambiamento vera.
Non sono tutti così, certo. Però io credo che ci siano tante persone competenti che vogliono mettersi a disposizione. Lo vedo nei partiti, ma anche fuori dai partiti. I “Giovani Democratici del Tirreno”, per esempio, stanno facendo formazione, stanno crescendo, ci sono. Li ho visti presenti nelle mobilitazioni, nelle piazze. E vedo un’energia nuova anche nell’associazionismo, nei movimenti e in chi si occupa di politica sostenibile. Persone giovani, ma anche persone mature che mettono a disposizione tempo, competenze, esperienza.
Secondo me si sta formando una nuova classe dirigente più consapevole del fatto che, per ricoprire un ruolo, servono preparazione ed esperienza. Io, prima di arrivare in Consiglio comunale, ho fatto formazione in giro per l’Italia con” Italia in Comune”. Confrontandomi anche su temi come il project financing e l’urbanistica. E credo che tutto questo conti. Non basta esserci. Bisogna saperci stare dentro le cose.”
State lavorando a un’alleanza larga? C’è spazio per arrivare uniti al 2027?
“Su questo sì, si sta lavorando. Ci sono incontri in corso tra tutte le forze presenti nel campo dell’alternativa. E ci sono due gruppi di lavoro: uno sulla parte politica e uno sulla parte programmatica. Sul piano politico si sta ragionando sulle regole di ingaggio, cioè sui criteri con cui individuare il candidato o la candidata che possa tenere tutti uniti. Le primarie fanno parte della vita democratica, ma oggi siamo in una fase nuova. E credo che ci sia la consapevolezza che da soli non si va da nessuna parte. Il mio auspicio personale è che non ci siano divisioni.
Si sta cercando di costruire una casa aperta, capace di ascoltare e costruire insieme la Ladispoli del futuro. Oggi ciò che conta non sono i nomi, ma i criteri. Conta il metodo. Conta capire con quali regole, con quale credibilità, con quale capacità di tenere insieme i diversi mondi, si costruisce una proposta seria e condivisa. Anche perché i cittadini oggi chiedono esattamente questo”.
È sicuramente presto per chiederglielo. Ma lo faccio lo stesso: lei si ricandiderà a Sindaco?
“Io metto a disposizione le mie esperienze e il mio impegno. Non credo che oggi siano importanti i nomi, perché la priorità è il progetto. Non è tempo di autocandidature, e a me le autocandidature non interessano. Io ci sarò dove il mio contributo sarà utile. Questa non è una partita individuale. Se vogliamo essere credibili dobbiamo costruire una proposta seria e condivisa. Il nome viene dopo”.
Quali saranno i criteri per scegliere il giusto candidato?
“Per individuare una candidatura forte servono criteri chiari. Competenza, radicamento sul territorio, capacità di ascolto e capacità di tenere insieme la comunità. Ma anche tempo ed energia per affrontare una campagna elettorale che, lo sappiamo, sarà molto impegnativa. Noi ci stiamo muovendo per tempo. Non sappiamo ancora quando si voterà nel 2027, ma il percorso è avviato. E se non si troverà una sintesi, si potranno valutare anche strumenti di partecipazione più ampia. La questione è capire chi coinvolgere, e quanto questo progetto possa essere attrattivo anche per chi finora è rimasto ai margini o si è sentito distante dalla vita cittadina. Perché c’è anche un tema di affluenza, e quei cittadini vanno capiti e motivati”.
Le faccio una domanda più laterale: secondo lei Grando si candiderà a Cerveteri?
“Non lo so. Non ho mai avuto modo di confrontarmi direttamente su questo tema. Quindi non mi piace farmi condizionare dai chiacchiericci o dai rumors. Farà le sue valutazioni. Io, più che inseguire queste ipotesi, penso che ci sia bisogno di recuperare fiducia nelle relazioni e di costruire un’alternativa credibile, vicina alle persone. Il giudizio non può fermarsi ai singoli interventi. Serve una visione”.
Alla fine, più che una critica all’esistente, quello espresso nell’intervista da Silvia Marongiu è un invito a cambiare approccio. Meno interventi isolati, e più un’idea complessiva di città. Meno decisioni calate dall’alto, più ascolto. E soprattutto, un punto che sintetizza tutto il ragionamento: “una città deve funzionare ogni giorno, non solo nei momenti straordinari”. È da qui che, guardando al 2027, si gioca la sfida. Non solo su nomi e alleanze, ma sulla capacità di ricostruire fiducia e senso di comunità.









