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Ladispoli, Andrea Contorni ricorda Nardino D’Alessio: “Un esempio di uomo virtuoso da tramandare alle nuove generazioni”





Il giornalista racconta l’ultimo incontro e il valore dell’eredità culturale lasciata alla città

Ladispoli, Andrea Contorni ricorda Nardino D’Alessio: “Un esempio di uomo virtuoso da tramandare alle nuove generazioni” –

di Marco Di Marzio

Il 29 gennaio 2025, la città di Ladispoli ha perso una delle sue figure più rappresentative: Nardino D’Alessio. Uomo di cultura, politico e instancabile promotore della memoria storica cittadina, D’Alessio si è spento all’età di 72 anni dopo aver combattuto a lungo contro una malattia che non gli ha lasciato scampo. Consigliere comunale in più legislature, assessore e autore, è stato definito “custode della memoria di Ladispoli”, contribuendo in modo determinante alla valorizzazione della storia locale e alla costruzione di un’identità condivisa. Il giorno dei funerali, celebrati presso la Parrocchia di Santa Maria del Rosario, la chiesa era gremita: un’intera comunità riunita per rendere omaggio a chi aveva dedicato la propria vita alla città. A testimonianza del segno profondo lasciato nella comunità, l’amministrazione comunale ha deciso nei giorni scorsi di intitolargli la sala matrimoni del Comune, un gesto simbolico ma concreto che sancisce il legame indissolubile tra D’Alessio e la sua città, riconoscendone pubblicamente il ruolo nella costruzione dell’identità culturale locale. Tra le ultime testimonianze pubbliche di D’Alessio, resta il documentario realizzato da Andrea Contorni per Canale 10, “Ladispoli – Un viaggio lungo 3000 anni di storia”, andato in onda il 22 luglio 2024, in cui Contorni, giornalista e autore televisivo, è stato anche l’ultimo a intervistarlo, consegnando così alla memoria collettiva una delle sue ultime apparizioni. In questa intervista, Andrea Contorni ripercorre il ricordo umano e culturale di Nardino D’Alessio, fino a una riflessione più ampia sul valore della memoria per Ladispoli.

Andrea, l’amministrazione comunale ha recentemente deciso di intitolare a Nardino D’Alessio la sala matrimoni del Comune: cosa rappresenta per te questo gesto e quanto è importante per mantenere viva la sua memoria?

Ho apprezzato tantissimo la delibera dell’amministrazione comunale. Nardino merita un riconoscimento che ne alimenti il ricordo ed è arrivata questa iniziativa all’interno della sede istituzionale. È un atto necessario che dimostra quanto la sua figura sia trasversale e stimata da tutti.

Sei stato l’ultimo a intervistare Nardino D’Alessio: che ricordo hai di quell’incontro? Che uomo hai ritrovato davanti alla telecamera?

Conoscevo Nardino D’Alessio di fama perché lavorando a Canale 10, molto spesso sono state passate nel telegiornale notizie che riguardavano le sue iniziative. Pertanto quando mi è stata comunicata la sua disponibilità a partecipare al documentario sulla storia di Ladispoli, ne sono stato onorato. Ho avuto così modo di conoscere un grande uomo, schietto e innamorato del suo territorio. Di quel primo e unico incontro conservo una fotografia che ho pubblicato ovunque potessi a eterna memoria di un momento indelebile.

Durante le riprese del documentario, hai percepito la consapevolezza di lasciare una testimonianza importante?

In realtà parlando con Nardino mi erano venute in mente tante idee per collaborare in futuro con lui. Non mi passò per la mente che quello poteva essere un ultimo incontro ma il primo di tanti. Il documentario “Ladispoli. Un viaggio lungo 3000 anni di Storia” è diventato una testimonianza importante a ricordo di un uomo straordinario.

Che tipo di rapporto avevi con Nardino, al di là dell’aspetto professionale?

Il rapporto con Nardino si stava sviluppando proprio dopo quel nostro primo incontro. Ripeto, avevo tante idee tra cui quella di dedicargli un’intervista esclusiva per il telegiornale di Canale 10 dove potesse raccontare il suo impegno nella vita politica, culturale e sociale di Ladispoli. Purtroppo non c’è stato tempo.

C’è un episodio, anche semplice, che secondo te racconta meglio chi fosse davvero?

Quando arrivammo al sito archeologico di Marina di San Nicola, dove sorge la villa attribuita a Pompeo Magno secondo alcune teorie, con la troupe della tv arrestammo il furgone brandizzato “Canale 10” nel parcheggio a pagamento del comprensorio. Arrivò l’addetto a chiederci la tariffa. Nardino tentò in tutti i modi di convincerlo a lasciar perdere perché noi ci eravamo mossi da Ostia per valorizzare il territorio di Ladispoli. Farci pagare quel biglietto per lui era un atto irriconoscente della città nei nostri confronti. Davanti al diniego del parcheggiatore si prodigò per pagare lui stesso. Ne nacque una simpatica discussione tra lui e noi e finì per cedere. Quando ci salutammo, nello stringermi le mani, ribadì tutta la sua riconoscenza per aver dedicato qualcosa di bello a Ladispoli. Questo era Nardino.

D’Alessio è stato definito “custode della memoria” di Ladispoli: cosa significava concretamente questo ruolo nel suo lavoro quotidiano?

Nardino ha vissuto il territorio in modo viscerale. Pur essendo di origini abruzzesi, è sempre stato un ladispolano nel cuore e nell’anima. Un tale amore ha dato vita a una concezione speciale di intendere la vita culturale e sociale di Ladispoli. Nardino ha inteso il suo ruolo in politica come un impegno per la cittadinanza senza “ma” e senza “se”. E nel contempo, attraverso una costante attività di ricerca, ha voluto scoprire, riscoprire e valorizzare il territorio con la sua storia millenaria e le peculiarità. Nardino D’Alessio è veramente la memoria storica di Ladispoli.

Quanto ha inciso il suo contributo nella costruzione dell’identità culturale della città?

Ritengo che in una città non troppo estesa come Ladispoli, una figura come Nardino possa davvero aver fatto la differenza nella costruzione dell’identità culturale del territorio. Le sue pubblicazioni, il suo impegno costante come ricercatore, il suo modo appassionato ed empatico di fare politica devono necessariamente aver tracciato un solco che possa essere da guida, sul territorio, per chi lo ha conosciuto e ha collaborato strettamente con lui. A queste persone è dato il compito di tramandare ad altri dopo di loro tutto ciò che Nardino ha trasmesso, un’eredità importante che appartiene alla città intera.

Nel documentario su Ladispoli, Nardino appare come una guida narrativa della storia cittadina: quanto è stato importante il suo contributo alla realizzazione del progetto?

Il documentario è nato in seguito alla forte spinta portata alla cultura locale e non solo dall’opera saggistica in tre volumi “Ladispoli. Un lungo viaggio nel tempo” di cui Nardino è stato coautore. Dovevo necessariamente averlo nel mio reportage. Non può esistere un documentario televisivo sulla storia di Ladispoli senza la testimonianza diretta di Nardino D’Alessio. Rimane però un profondo senso di vuoto perché tutto avrei immaginato e voluto tranne che il documentario diventasse una sorta di “testamento culturale” di questo immenso personaggio.

Possiamo considerare quel lavoro anche come una forma di eredità culturale lasciata alla città?

Da un punto di vista morale, il documentario acquista un valore supplementare proprio perché riporta l’ultima intervista effettuata a Nardino in vita. Ma io non ho mai considerato questo fattore e non ho mai pubblicizzato il reportage in virtù di questa sfortunata casualità. Il documentario è importante perché riporta le parole di un uomo che ha dedicato la sua esistenza alla valorizzazione del territorio. Vorrei che chi, ancora oggi, guarda il mio lavoro, comprendesse la caratura del personaggio. Insieme agli altri intervistati, tutte persone di Ladispoli o dei territori subito adiacenti, Nardino ha contribuito una volta di più a lasciare alla città qualcosa di culturalmente valido che costituisce appunto una forma di eredità culturale.

Spesso le figure pubbliche vengono ricordate per i ruoli istituzionali: qual era invece il lato più umano di Nardino D’Alessio?

Il lato umano di Nardino si traduceva in una grande empatia e capacità di ascolto. Mi è bastato parlarci poche volte per comprendere appunto “l’umanità” del personaggio. Le sue erano parole schiette, concrete, mai condite di “politichese”. Ricordo lo sguardo un po’ nostalgico contrapposto a una forza d’animo senza eguali nel guardare al futuro con il desiderio di fare bene e di esserci, lì in prima linea.

In che modo riusciva a trasmettere la passione per la storia anche alle nuove generazioni?

Nardino era la memoria storica di un territorio. Bastava chiedere e perdersi nei suoi racconti. Terminata la carriera politica, ha dedicato tantissimi sforzi per preservare e valorizzare la storia di Ladispoli. Vorrei che le nuove generazioni prendessero esempio da questo uomo virtuoso. Tutta la sua opera di ricerca, di scrittura e di divulgazione, prodotta per lasciare ai posteri una traccia concreta della storia del territorio, è l’esempio più alto di passione senza secondi fini individuali. Questo è il grande insegnamento di Nardino.

I funerali nella chiesa di Santa Maria del Rosario hanno visto una partecipazione straordinaria, anche per chi li ha seguiti attraverso i racconti e le testimonianze: che idea ti sei fatto di quel momento?

Anche nel pieno della carriera politica che prevede schieramenti specifici, Nardino non è mai stato un personaggio divisivo. Era guidato dall’amore per Ladispoli e tutta la sua opera politica fu diretta al benessere della cittadinanza e alla valorizzazione del territorio comunale. Logico che alcune cose sono riuscite bene, altre meno, come per tutti, ma rimane l’esempio di un uomo fortemente impegnato nel facilitare il benessere della collettività. Mi aspettavo una grandissima partecipazione per porgergli l’ultimo saluto e così è stato.

Che segno ha lasciato, secondo te, quella presenza così forte della comunità?

Nardino, da Assessore al Turismo, ha celebrato il primo centenario di Ladispoli nel 1988. Pertanto si è legato a uno degli eventi più importanti della storia cittadina. La comunità gli ha tributato un omaggio commosso, ma la comunità deve portare avanti il ricordo di Nardino e considerarlo un esempio da tramandare alle nuove generazioni. In una realtà locale è possibile farlo nelle scuole e con iniziative specifiche. Che sia fatto negli anni a venire con rinnovato impegno ed entusiasmo.

Nardino ha dedicato la sua vita alla memoria storica locale: oggi, chi dovrebbe raccogliere questo testimone?

Penso a un’associazione culturale che porti il suo nome in grado di continuare il suo lavoro di ricerca, di ampliarlo e di renderlo fruibile. Penso a un premio “Nardino D’Alessio” che distribuisca riconoscimenti a chi si è impegnato per la comunità senza pretendere nulla in cambio. Penso a una sua biografia che raccolga le testimonianze di chi ha avuto l’onore di rapportarsi con lui.

C’è il rischio che figure come la sua vengano dimenticate troppo in fretta?

Ovviamente sì. Nei primi tre anni dalla scomparsa, il personaggio viene ricordato attraverso cerimonie pubbliche, memorial, articoli di giornale etc etc. Ci sono persone che si prendono l’impegno di sollecitare le amministrazioni o di organizzare eventi. Poi lentamente cala l’oblio. Per questo mi auguro che per Nardino sorga qualcosa di concreto.

Perché, oggi più che mai, è importante che Ladispoli continui a ricordare Nardino D’Alessio?

Perché mancano esempi di uomini virtuosi da seguire. Chi sono i modelli dei nostri giovani? Riuscire a veicolare nei contesti adatti la memoria di una figura come Nardino D’Alessio può essere fondamentale per presentare alle nuove generazioni del luogo un modello diverso da quelli a cui sono abituate nell’ambito dei social e della tv spazzatura.

Quali strumenti – cultura, scuola, eventi, documentari – possono aiutare a mantenere viva la sua eredità?

Ripeto. Io vorrei che a Ladispoli sorgesse un’associazione culturale intitolata a Nardino. Con un’associazione alle spalle, la sua eredità può mantenersi viva e attiva attraverso tante iniziative culturali perché ci sarebbe chi le organizza.

Se dovessi racchiudere in una frase ciò che Nardino rappresenta per Ladispoli, quale sarebbe?

Lo abbiamo detto già: Nardino D’Alessio è la memoria storica di Ladispoli. Non c’è altro da aggiungere.

Pensi che il tuo lavoro, anche attraverso il documentario, possa contribuire a tenere viva la memoria di Nardino?

Lo spero, ma vorrei fare di più.

Che ruolo può avere la narrazione – televisiva e letteraria – nel trasformare il ricordo in patrimonio condiviso?

Un ruolo importante, direi persino fondamentale. La trilogia “Ladispoli. Un lungo viaggio nel tempo” rimarrà per sempre a memoria di Nardino D’Alessio. Ma non bisogna fermarsi ed evitare che sopraggiunga l’oblio. Nardino non deve essere dimenticato. Mai.