Città

Il saluto a Don Domenico Giannandrea, parroco di Marina di Cerveteri





Immagini di un popolo in lutto per don Domenico Giannandrea, parroco di Marina di Cerveteri morto il 31 ottobre

Un piccolo ministrante che piange sull’altare. Una donna e un uomo adulti in lacrime. Un sacerdote con gli occhi gonfi. E a commentare queste emozioni le parole di un’amministratrice, di un fratello, di una fedele e di un presbitero. Immagini di un popolo in lutto per don Domenico Giannandrea, parroco di Marina di Cerveteri e delegato vescovile per la formazione, morto il 31 ottobre al Policlinico Agostino Gemelli di Roma.

Città e diocesi si sono riunite nella parrocchia di San Francesco d’Assisi ieri mattina, 3 novembre, per la Messa esequiale presieduta dal vescovo Gianrico Ruzza, concelebrata dal vescovo emerito di Viterbo Lino Fumagalli, dal vicario generale don Alberto Mazzola e da tanti confratelli sacerdoti.

All’inizio il sindaco di Cerveteri, Elena Gubetti, ha espresso la gratitudine della città per l’operato di don Mimmo a favore della comunità cristiana e cittadina: «Ascoltava, capiva, sosteneva e ti trovava sempre qualcosa da fare, infatti attorno a lui aveva sempre tante persone perché sapeva tirare fuori il meglio di ciascuno per metterlo al servizio degli altri».

Esperienza riflessa in quella della famiglia d’origine: Davide, il fratello, ha condiviso il desiderio di “Mimmo” di essere sacerdote fin da giovane: scelta onorata con la gioia di vivere la parrocchia come famiglia. Reciproco il sentimento della comunità affidato a Cristiana Portunato, responsabile Caritas parrocchiale: «Ci hai insegnato la libertà. Prega per noi».

Della passione educativa ha dato risalto don Cesare Chialastri, compagno nel seminario Leoniano di Anagni: schietto, capace di amicizia profonda, amava la parola del Signore: «Una vita spesa bene», ha concluso il vicario generale di Velletri-Segni.

Interventi che delineano relazioni vaste e profonde, rappresentate dalla folla presente. Molti erano fuori, sotto la pioggia: hanno potuto seguire la Messa grazie alla generosità di Giorgio e Daniel dello Studio 111 di Cerveteri.

Un’«assemblea che “parla” del ministero di don Domenico, che ci dice quanto abbia creduto nella comunità e come l’abbia costruita con pazienza, con acuta intelligenza, con senso di autentica profezia» ha detto il vescovo di Porto-Santa Rufina nell’omelia dopo aver letto un messaggio del vescovo Domenico Pompili, amico di Giannadrea.

Per il pastore di Verona «il contributo più originale del ministero di don Mimmo è la capacità di riconciliare la dimensione individuale e quella sociale configurando nel Cristiano un fratello che sa stare in relazione con Dio, con gli altri, con se stesso e con il mondo circostante».

Un’accoglienza che il vescovo Ruzza ha visto realizzata nella sua parrocchia, «casa aperta» e «luogo di rifugio», dove poter comprendere «che Gesù ha sconfitto ogni morte, tutte le morti». Per questa verità che ha annunciato con costanza e serietà «Egli è vivo in virtù della Resurrezione del Signore». Sono i giovani i primi destinatari della consolazione del pastore per la comunità parrocchiale. A loro il compito di custodire il «tesoro» trasmesso dal «don» e di viverlo in comunione con tutta la diocesi.

La corsa verso il sepolcro vuoto, raccontato nel Vangelo di Giovanni, ci dice che «dobbiamo rivolgere il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra, mai fermarci alle piccolezze della terra che vanno dai pettegolezzi ai rancori, dalla rabbia all’ira, dalla desolazione alla tristezza». Fratello di tutti e padre, capace di valorizzazione ricchezze e guidare nei limiti, perché ognuno sviluppasse un pensiero critico e una fede consapevole.

Ora, ha aggiunto il vescovo è il momento di mostrare «che credete nel Dio della vita, che ci fa adulti e ci dona la certezza che mai saremo abbandonati» e, dunque, «testimoniamo che l’Amore e la Vita sono i veri protagonisti della nostra storia». Speranza offerta dal vescovo con la poesia di David Maria Turoldo: «rapito nella sua grazia e sentire così quando deve essere forte l’abbraccio di Dio che mi ha fatto per la mia morte”. Grazie carissimo fratello, caro don Mimmo! Prega per noi lassù. Tu sarai sempre nei nostri cuori».