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Gli studenti della Melone incontrano il velista Matteo Miceli

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L’incontro rientra nel progetto “Vivere il Mare” di Scuolambiente

Gli studenti della Melone incontrano il velista Matteo Miceli –

Riceviamo e pubblichiamo –

All’inizio dell’anno scolastico, per il progetto “ Vivere il Mare” di Scuolambiente, la professoressa di Scienze ci ha portati in sala teatro dove, insieme alla classe 2H, abbiamo incontrato il velista Matteo Miceli.

Egli si è presentato e ha parlato di sé, della sua passione per la vela e per il mare.

È nato il 15 dicembre 1970 ad Ostia. Ha raccontato che sin da piccolo andava al largo, insieme al suo papà, con una piccola barca di cinque metri, fino a quando la mamma non li chiamava per il pranzo; la sua passione è nata da qui, dalla sua infanzia, soprattutto per merito del padre.

Gli studenti della Melone incontrano il velista Matteo Miceli
Gli studenti della Melone incontrano il velista Matteo Miceli

Spinto dall’amore per la vela, Matteo compie varie imprese che lo fanno emergere tra i velisti moderni: con un catamarano di 20 piedi costruito da lui insieme ad Andrea Gancia, un architetto con l’hobby della vela, compie la traversata atlantica da Dakar a Guadalupe.

La seconda volta, nel 2007, ottiene un nuovo record di traversata, dalle Canarie a Guadalupe, ma in solitaria. Questa impresa gli vale il titolo di “velista dell’anno 2007”.

L’obiettivo successivo è la circumnavigazione del globo, un po’ come Ferdinando Magellano, navigatore storico. Con una differenza: Matteo Miceli partirà in solitaria, senza equipaggio.

Dopo lunga preparazione, costante impegno e duro lavoro, come ci è stato fatto vedere in un filmino, il 19 aprile 2014 parte da Riva di Traiano per compiere il giro del mondo, da Roma a Roma, senza assistenza e in completa autosufficienza energetica.

Gli studenti della Melone incontrano il velista Matteo Miceli
Gli studenti della Melone incontrano il velista Matteo Miceli

Nel suo viaggio ha utilizzato una barca, che egli stesso ha costruito, di nuova generazione ed eco-sostenibile: a bordo solo pannelli solari, “mini” pale eoliche ed idro turbine in grado di produrre energia senza bisogno di combustibili fossili.

Questo natante è stato chiamato “Eco 40”: ad oggi è l’unica imbarcazione a vela progettata per una piena autosufficienza.

Inoltre, per mangiare a bordo, si è portato due galline, che si chiamavano “la Bionda” e “la Mora” e aveva anche un piccolo orto. Miceli, anche se era senza equipaggio, non si annoiava mai, perché doveva guidare la barca, gestire l’orticello e curare le sue galline, che in cambio gli davano uova fresche ogni giorno.

Al momento della partenza, a salutarlo, tra amici e appassionati, vi erano decine e decine di persone.

Lasciandosi dietro l’Italia, attraversa il Mediterraneo e passa per lo stretto di Gibilterra…ma è dopo che arriva la parte difficile!

Giunto nell’Atlantico deve contrastare le tempeste, a migliaia di chilometri dalla costa.

Navigando verso Est, passa vicino al Capo di Buona Speranza, in Sudafrica, dove nel 1487 era arrivato Bartolomeo Diaz.

Continua il suo viaggio per i mari insieme alle dolci galline…e i giorni passano…

Già si ritrova a Capo Leeuwin, in Australia; ecco che Miceli deve affrontare il più burrascoso tra gli oceani: il Pacifico. Ce la farà Eco40 a superarlo?

Gli studenti della Melone incontrano il velista Matteo Miceli
Gli studenti della Melone incontrano il velista Matteo Miceli

La risposta non tarda ad arrivare: Matteo è vicino all’America del Sud. Se Eco40 provasse delle emozioni, avrebbe potuto dire: “Dai che ce l’abbiamo fatta!” ma…arriva una potente tempesta. Miceli è spaventato. Sta oltrepassando lo stretto di Drake. Il temporale si fa sempre più violento, ma il peggio sembra passato.

Al 145° giorno però, dopo aver superato l’Equatore, diretto verso Gibilterra per far ritorno a Riva di Traiano, purtroppo Eco40 perde improvvisamente la chiglia e di conseguenza la barca scuffia; come si dice in gergo. Cioè si rovescia.

Anche le galline si spaventano. Il velista riesce a mettere in salvo la Bionda ma, mentre cerca una scatola per adagiarvela, l’animale si agita e viene portato via dalla corrente, scomparendo per sempre dalla vista di Matteo. È un momento molto triste.

Intanto, però, c’è bisogno di soccorsi. Miceli è riuscito a mettere in salvo degli strumenti per comunicare. Per fortuna, mandando dei segnali, un gruppo di persone viene in suo aiuto.

Passati due mesi dall’incidente, sente la nostalgia di Eco40 e decide di farla tornare a casa. Perciò, insieme ad altri marinai, torna sul punto dell’accaduto e riesce a raddrizzarla e a riportarla in Italia.

Oggi l’imbarcazione è in ristrutturazione e, il prossimo 17 aprile, noi e la 2H, faremo una gita a bordo di Eco40 e di altre barche ecologiche in compagnia di Miceli, proprio dal porticciolo di Riva di Traiano, da cui lui era partito per la sua avventura.

Anche se l’obiettivo sportivo non è stato raggiunto, Matteo Miceli ha dimostrato che, puntando sull’energia alternativa, è possibile che la tecnologia avanzata lavori al servizio dell’ambiente. Egli è orgoglioso di aver percorso 25000 miglia in solitaria, per cinque mesi, su un’imbarcazione da lui stesso realizzata.

A questo punto il progetto cui questa impresa fa capo, il Roma Ocean World”, rischiava di essere accantonato, ma Miceli non si arrende e dimostra a tutti che il giro del mondo Total green che aveva affrontato era importante per lui, ma soprattutto per l’ambiente e per la natura.

Si capisce quanto sia importante per lui quella barca; lì ha vissuto tantissimi momenti importanti della sua vita; belli e brutti.

Dopo l’impresa, il velista ha iniziato a fare molti corsi e dimostrazioni nelle scuole, e non solo, tra cui vi è il nostro progetto di Scuolambiente, che ci piace moltissimo. Abbiamo scoperto uno sport poco noto che dovrebbe essere praticato di più!

Questa fantastica impresa doveva essere per forza messa per iscritto; non poteva rimanere solo nei ricordi di Matteo. Egli infatti ha narrato le sue avventure ad una professoressa delle superiori, che ne ha fatto un magnifico racconto.

Il libro è intitolato “Tre capi non bastano”, riferendosi ai capi di Buona Speranza, Leeuwin e Horn.

La vicenda è raccontata in prima persona da una gallina, proprio quella che il navigatore si era portato a bordo; quella che purtroppo non è sopravvissuta al naufragio.

Un libro emozionante e divertente che il signor Miceli è stato così gentile da regalarci, con tanto di dedica.

Ognuno di noi non vede l’ora che arrivi il proprio turno!!!

Classe Seconda I (tempo prolungato)

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