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Gabriele Altobelli, regista e cittadino del mondo con il cuore a Cerveteri

Intervista all’artista cresciuto nella città etrusca

Gabriele Altobelli, regista e cittadino del mondo con il cuore a Cerveteri – di Giovanni Zucconi

Ci eravamo lasciati, circa un mese fa, con una veloce intervista all’artista-regista, Gabriele Altobelli. L’avevamo raggiunto al Festival Internazionale del Cinema di Cannes, dove veniva proiettato il suo ultimo film “Art of Diversion”. Un thriller, girato in lingua inglese, ambientato a New York, e che ha avuto un grande successo negli Stati Uniti.

Ci siamo occupati di lui, non solo perché è un grande artista, ma anche perché ha legato parte della sua esistenza a Cerveteri. Dove è nato artisticamente, e dove si è impegnato molto politicamente. Gabriele Altobelli è difficile etichettarlo artisticamente. Nasce attore, avendo frequentato l’Accademia d’Arte Drammatica, ma si consacra come scultore. È suo il monumento dedicato a Giovanni Falcone esposto a Piazza Bologna a Roma. È passato poi dietro alla macchina da presa come regista indipendente. Tanti cortometraggi girati e premiati in tutto il mondo. Dagli Stati Uniti alla Cina. Altobelli è soprattutto un cittadino del mondo. Che ha fatto dei suoi viaggi una fondamentale fonte di ispirazione.

Per rappresentare meglio la sua poliedricità, ricordiamo che è stato anche attore in alcuni film e fotoromanzi. E che ha partecipato a dei concorsi di bellezza. Vincendo, nel 1986, il titolo di “Il più bello d’Italia”.

Da Cannes ci aveva promesso un’intervista più approfondita e, tornato a Cerveteri, ce l’ha gentilmente concessa.

Partiamo dalla definizione di “artista poliedrico” che si porta dietro. Lei effettivamente ha spaziato in molti campi artistici. E sempre con ottimi risultati. Questo accade perché non ha ancora deciso cosa farà da grande o, come Leonardo Da Vinci, le piace cimentarsi in qualsiasi cosa dove si sente di poter dare un suo contributo artistico?

“In effetti questo è stato un po’ il mio percorso artistico. Nel senso che ho sempre questa voglia di rimettermi sempre in gioco. E di accettare sempre nuove sfide, per avere nuovi stimoli. Perciò, una volta che raggiungo una conoscenza di quello che sto facendo, e comincio a non avere più interesse per quella cosa, ho questa esigenza, questa necessità, si affrontare delle nuove sfide e nuove avventure. È questo che mi ha sempre spinto a fare tante cose nell’ambito artistico.”

Ma c’è una categoria artistica nella quale ti piacerebbe essere ricordato?

“Passando gli anni, gli interessi personali si possono modificare. Ma in questa fase della mia vita artistica, considero la regia come un insieme di tutte le cose che ho fatto fino a questo momento. Perché un regista deve mettere insieme tante arti: l’attore, lo scenografo, il direttore della fotografia. C’è una serie di persone a cui tu devi far sposare una tua idea. E devi lavorare insieme a loro, e alle loro arti, per fare nascere un unico progetto. E per percorrere un unico viaggio artistico.”

Un regista deve quindi mettere insieme tanti artisti per creare la sua opera d’arte

“Come le dicevo è un lungo viaggio artistico, in compagnia di artisti. Parte con il primo approccio con lo sceneggiatore, e ancora prima con il produttore. Poi con il cast, e con tutte le figure tecniche durante le riprese. Poi c’è la post-produzione, dove devo lavorare con il compositore della colonna sonora e con il colorist. Insomma, ci sono un’infinità di voci che sono coinvolte in un film. E con ognuna di queste ti devi rapportare umanamente. Per fare capire loro le tue emozioni. E come vorresti comunicarle al pubblico. Come vorresti dargli una forma o colorarle. La regia è tutto questo.”

È chiaro quello che dice. Ma uno si immagina l’artista chiuso da solo nel suo studio a creare la sua opera d’arte

“Non tutti i registi sono come me. Dipende dalla loro storia personale, e dalla loro sensibilità. E soprattutto dipende dai soldi che hanno a disposizione per girare il film. Ci sono registi che fanno solo la loro parte, e delegano le altre attività ad altri. Ma io sono un po’ più un artigiano del cinema. Nel senso che mi faccio le cose tutte da me. Anche perché faccio progetti fondamentalmente indipendenti. Senza supporti, fino a questo momento, dallo Stato. Quindi non ho disposizione grandi somme quando giro un film. Devo ottenere il massimo della qualità con pochi strumenti e pochi mezzi economici. Per questo poi mi devo rapportare personalmente con tutte le figure che le ho appena elencato.”

Come regista indipendente, e quindi con poche risorse disponibili, c’è un film che le piacerebbe fare un giorno?

“Il difficile è sempre trovare delle storie originali. E quando le trovi, magari non ci sono i soldi per comperarla. Tempo fa lessi un thriller molto bello. Ambientato tra New York e il Sud America. Però la sceneggiatura costava molto, e non l’ho potuta opzionare. Ecco, quello era un film che mi sarebbe piaciuto fare.”

Ha mai pensato di girare un film a Cerveteri?

“Come no. L’avevo cominciato a scrivere nel 1992. Si doveva intitolare “Il profumo degli Dei”. Anche questo film mi sarebbe piaciuto girare. Quando vivi a Cerveteri non puoi non essere affascinato dalle tombe Etrusche, e dal mondo dei falsificatori. E io mi ero inventato una storia proprio su questo. Era ambientato tra Cerveteri, New York e Il Cairo. Parlava di un archeologo che stava a Il Cairo. Questo film un giorno lo farò sicuramente.”

Anche se lei è un cittadino del mondo, e non si possa dire che le sue radici siano a Cerveteri, possiamo dire che la sua arte è stata influenzata da questa città?

“Certamente. Una parte della mia vita artistica l’ho dedicata alla scultura. E non sarei mai diventato uno scultore se non fossi venuto a Cerveteri. Tutta la parte delle mie arti figurative sono legate a Cerveteri. È un’influenza che ancora mi porto dietro. Anche nel mio lavoro di regista. Ho avuto molto da Cerveteri, ma credo anche di aver restituito tanto alla città.”

Si riferisce al suo impegno politico?

“Si, al mio impegno civico. Nel quale, per un certo periodo, ho annullato me stesso e la mia carriera artistica. Io ho creduto veramente di poter contribuire, con le mie idee, ad un cambiamento a Cerveteri.”

Lo sta dicendo come se questo cambiamento alla fine non ci sia stato

“Purtroppo, con le nostre battaglie, portate avanti con tanti amici, non siamo riusciti ad ottenere molto.”

Secondo lei cosa manca a Cerveteri per poter finalmente esprimere tutte le sue enormi potenzialità?

“Noi avevamo provato a portare un cambiamento. A rompere gli schemi. Ma la classe politica che ha preso in consegna le nostre battaglie, quei giovani che dovevano portare una ventata di nuovo, si sono arenati e si sono lasciati assorbire dal sistema. Non ho visto più cambiamenti. Mi sembra che Cerveteri sia rimasta sempre la stessa. Con le solite problematiche, e le solite ricette per risolverle. Su tutto domina l’immobilismo.”

Unendo la Politica al Cinema, che ne pensa di Pascucci regista?

“Io gli chiederei di fare una scelta. Nel senso che, se lui vuole continuare a fare il politico, non tolga il lavoro e finanziamenti agli artisti, anche giovani, che vogliono fare questo lavoro. Decidesse se nella sua vita vuole fare il politico o il regista.”

Parliamo dei suoi progetti futuri. Quale sarà il suo prossimo film?

“Stiamo perfezionando dei contratti a Los Angeles con un attore americano. Poi partiremo con le riprese a settembre. Sarà una produzione italiana. La protagonista italiana sarà Manuela Arcuri. Ci saranno attori internazionali. Ma finché non ci sono tutte le firme, non le posso dire di più.”

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