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Femminicidio Torzullo: 23 coltellate e l’orrore del tentativo di distruzione del cadavere





Svolta nelle indagini sul delitto di Anguillara Sabazia

Femminicidio Torzullo: 23 coltellate e l’orrore del tentativo di distruzione del cadavere

ANGUILLARA SABAZIA – Emerge un quadro di inaudita violenza dall’autopsia di Federica Torzullo, la 41enne scomparsa e ritrovata senza vita ad Anguillara Sabazia. L’esame autoptico, eseguito presso l’Istituto di medicina legale di Roma, ha confermato la ferocia dell’aggressione: ventitré coltellate inferte con un’arma bilama. La prima, fatale, al lato destro del collo, sferrata con la mano sinistra. Federica ha lottato fino all’ultimo, come testimoniano almeno quattro ferite da difesa riscontrate sulle braccia.

Il corpo martoriato

I dettagli emersi dal tavolo settorio descrivono uno scenario agghiacciante. Il corpo della donna, ritrovato nudo in un terreno vicino alla ditta del marito, presentava segni di un tentativo di distruzione e occultamento: bruciature su volto, collo e torace, e gravi lesioni da schiacciamento al bacino e all’addome. La gamba sinistra è risultata amputata all’altezza della coscia, una mutilazione causata dalla pala meccanica utilizzata per interrare il cadavere.

All’autopsia hanno partecipato i consulenti di tutte le parti in causa, inclusi gli esperti nominati dai genitori della vittima e dal tutore del figlio della coppia. Saranno ora necessari ulteriori 90 giorni per gli esiti degli esami istologici e tossicologici.

La svolta giuridica: contestato l’articolo 577 bis

Sul fronte giudiziario, la Procura di Civitavecchia, guidata dal procuratore Alberto Liguori, ha impresso una svolta significativa al caso. Per la prima volta in questo distretto, viene contestata la nuova fattispecie di reato prevista dall’articolo 577 bis del codice penale, introdotta recentemente per punire il femminicidio come atto di odio, controllo o dominio sulla donna. Un’accusa che, se confermata, prevede la pena dell’ergastolo.

L’indagato resta in silenzio

Claudio Carlomagno, marito della vittima, resta il principale accusato. Oltre all’omicidio aggravato, l’uomo deve rispondere di occultamento di cadavere. Secondo gli inquirenti, Carlomagno avrebbe tentato di bruciare e smembrare il corpo per renderlo irriconoscibile, pianificando poi una fuga interrotta dal fermo dei carabinieri.

Comparso davanti ai pubblici ministeri, l’uomo ha scelto la via del silenzio. Domani, alle ore 11, si terrà l’udienza di convalida del fermo presso il carcere di Civitavecchia. Le indagini proseguono serrate per ritrovare l’arma del delitto e chiarire l’esatta dinamica di un delitto che ha sconvolto l’intera comunità di Anguillara.