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DPCM, chiusura palestre, piscine e centri sportivi. I gestori “Scelta incomprensibile”

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Per i proprietari si è di fronte a un evidente controsenso

Il nuovo DPCM, come noto, ha stabilito la chiusura delle palestre, delle piscine e dei centri sportivi. Una scelta che il governo giudica inderogabile, ma che suscita dubbi, specie da parte dei gestori di questi centri, come quelli del Gabbiano di Ladispoli:

“Non si comprende – dicono i gestori – il perché facciano chiudere attività che rispettano protocolli mentre lasciano aperti anche il sabato e la domenica i centri commerciali che normalmente sono frequentati da milioni di persone ed ora con la chiusura di bar, ristoranti e centri sportivi saranno ancora di più presi d’assalto! Il problema, ci raccontano, è cercare di evitare di sovraccaricare ospedali e pronto soccorso che non sono sufficienti sia a livello di strutture che di personale. Una domanda mi sorge spontanea: già da prima dell’estate ci allertavano sulla seconda ondata di ottobre ma se lo immaginavano non potevano prepararsi?
Infine una riflessione, ma davvero il governo pensa che tutti i ragazzi che il pomeriggio frequentano le palestre ed i centri sportivi da domani saranno chiusi in casa?”

Dello stesso avviso anche i gestori del Tyrsenia:

“Ci chiediamo dove andranno i giovani che prima passavano il loro tempo in piscina o in palestra? Sicuramente usciranno, anche perché noi genitori non possiamo tenerli esclusivamente a casa. Si rischia di aumentare il pericolo di contagi, anche perché noi, come i colleghi, abbiamo sempre fatto attenzione ai protocolli e all’igienizzazione. Faticosamente ci siamo rialzati in estate, ma ora rischiamo veramente un dramma, anche perché questi sono i mesi in cui tradizionalmente arrivano i nuovi iscritti. Ci sono problemi di ogni natura che derivano da questa chiusura. La nostra domanda comunque è: come gestiremo i giovani, ora che non potranno più usufruire di strutture controllate e sane come i centri sportivi? Sarebbe stato più sensato chiudere solo le strutture che non sono a norma: noi questa settimana abbiamo intensificato ancora di più i controlli, assumendo personale che misura la febbre, persone che controllano negli spogliatoi. Noi abbiamo accettato di lavorare a scala ridotta per garantire la sicurezza: abbiamo ridotto il numero degli ingressi, disposto ogni tipo di misura per dare il massimo della cautela. Un lavoro enorme che abbiamo messo in atto fin dal 18 maggio, ma allora chiudere che senso ha?”

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