Lo dice l’appuntato Riccardo Casamassica che, da quando ha testimoniato sul caso Cucchi è stato trasferito
“Da Serena Mollicone a Cucchi e Vannini c’è un sistema con cui si intimidiscono le persone” –
“Esiste un sistema, da Serena Mollicone a Cucchi e Vannini, con cui si intimidiscono le persone, per farle tacere, per non denunciare”.
A dirlo è Riccardo Casamassica il Carabiniere che con la sua testimonianza ha rotto il silenzio sul caso di Stefano Cucchi.
“E io faccio scuola, come sostiene il mio avvocato Simona Gasperini, io sono un monito per gli altri – ha proseguito, come riportato da Dire – Forse per questo il comandante generale dei Carabinieri, Giovanni Nistri, mi offende, mi insulta, mi chiama ‘delinquente e stalker’ e non vuole ricevermi a rapporto”.
Per Casamassica quella messa in atto è una “strategia della paura che lascia di fatto le persone che parlano senza tutele”.
A proposito di tutele aveva parlato qualche giorno fa il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta che aveva invitato il brigadiere della caserma di Ladispoli, Manlio Amadori a raccontare all’Autorità Giudiziaria tutto quello che sapeva sul caso Vannini”.
Proprio Casamassica nei giorni scorsi, dopo la puntata delle Iene aveva invitato il brigadiere a parlare, a raccontare quello che sapeva. A fare, insomma, come aveva fatto lui.
E sempre l’appuntato, trasferito all’aeroporto di Ciampino, “dove vengono mandati i Carabinieri che denunciano” (come riferisce lui), aveva mostrato solidarietà a Davide Vannicola, il tolfetano che aveva raccontato di una chiamata di Antonio Ciontoli al maresciallo Roberto Izzo ben prima che fosse chiamata per la prima volta il 118 la tragica sera del 17 maggio 2015.









