Nella serata di ieri il premier Conte aveva detto: “I sindaci potranno disporre la chiusura al pubblico dopo le 21 di vie e piazze dove si creano assembramenti …”. I sindaci, come quello di Civitavecchia, vanno su tutte le furie e nel documento ‘salta’ il riferimento
Coronavirus, nel nuovo Dpcm le misure anti assembramento sulle spalle dei sindaci: la protesta e la rimozione del riferimento –
“I sindaci potranno disporre la chiusura al pubblico dopo le 21 di vie e piazze dove si creano assembramenti, consentendo l’accesso solo a chi deve raggiungere esercizi commerciali o abitazioni private”…. parole quelle pronunciate ieri sera dal premier Conte mentre illustrava il nuovo Dpcm, che hanno mandato su tutte le furie i Sindaci dell’interno Stivale.
Da Nord a Sud le reazioni non sono mancate. “Conte scarica sui Comuni aspetti di gestione dell’ordine pubblico”, ha tuonato il sindaco di Civitavecchia Ernesto Tedesco.
“Conoscendo la realtà della mia città, mi sento immediatamente di esprimere la mia solidarietà ai ristoratori, ai professionisti della cura della persona, agli sportivi e più in generale a tutte le categorie considerate ‘non essenziali’ per essere state gettate con tanta superficialità e noncuranza nell’incertezza del proprio futuro, anche prossimo”, ha proseguito il primo cittadino di Civitavecchia.
“In particolare, poi, faccio fatica a nascondere lo sgomento per la pilatesca decisione di scaricare sui Sindaci gli aspetti più scabrosi della gestione dell’ordine pubblico, potenzialmente esplosivi”.
“Il premier Conte dapprima cerca di secretare i verbali di ogni riunione avvenuta con gli esperti da febbraio ad oggi, poi pretende che ogni Comune faccia legge a se nello stabilire quali piazze, quali strade, quali esercizi debbano restare aperti e quali no. Magari, facendo rispettare le regole con quasi tutto il personale in smart working…”.
“A questo punto, il premier Conte sia gentile: metta a disposizione le indicazioni del suo Comitato Tecnico Scientifico, ci dica cosa prevede in merito il famigerato piano Colao, ci indichi le risolutive decisioni assunte durante gli Stati Generali convocati con tanto sensazionalismo”.
“Condivideremo volentieri gli eventuali risultati tangibili di questi mesi, che a noi sono purtroppo sfuggiti, con i nostri cittadini, contenti di poter dimostrare che il Governo centrale non ha perso tempo e sperperato risorse”.
“Siccome però siamo autorizzati, visti i freschi precedenti, a cedere a un sano realismo, crediamo di dover da subito respingere il maldestro tentativo di chi crede di mandare i Sindaci (tutti, senza distinzione di appartenenza) in trincea al posto suo”.
“Conte e i suoi ministri hanno responsabilità di Governo: e ora di esercitarla, accettando tutte le conseguenze del caso, senza scaricare decisioni sui Sindaci o, addirittura, colpe sui cittadini”.
Protesta, quella dei Sindaci d’Italia che fa tornare indietro il Governo, almeno nell’inserimento del riferimento ai primi cittadini nel testo del documento, dove però la sostanza sembra non cambiare.
Nel testo, infatti, ora si legge: “Delle strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento – si legge nel testo approvato – può essere disposta la chiusura al pubblico, dopo le ore 21,00, fatta salva la possibilità di accesso, e deflusso, agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private”.









