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Coltivare tessuti per capire come battere i tumori: entriamo dentro al laboratorio del professor Angelo Accardo

Il ceretano Angelo Accardo è figlio del Consigliere comunale Nicolò Accardo

Coltivare tessuti tumorali per capire come battere il cancro: entriamo dentro al laboratorio del professor Angelo Accardo – di Giovanni Zucconi

Alla “Delft University of Technology”, in Olanda, c’è un laboratorio che prova ad affrontare la cura dei tumori seguendo una strada innovativa e molto promettente. Alla guida di questo laboratorio prestigioso e all’avanguardia c’è il professor Angelo Accardo.

Coltivare tessuti tumorali per capire come battere il cancro: entriamo dentro al laboratorio del professor Angelo Accardo
Coltivare tessuti tumorali per capire come battere il cancro: entriamo dentro al laboratorio del professor Angelo Accardo

Angelo Accardo, è uno dei ricercatori più importanti al mondo. Non a caso era stato selezionato tra i cinque talenti top nel corso dell’evento Leiden European City of Science 2022.

Ma c’è un elemento che ce lo rende ancora più caro, e che ci rende orgogliosi. Il professor Accardo è nato e cresciuto a Cerveteri. Ed è figlio del Consigliere del Comune di Cerveteri, Nicolò Accardo.

Ma passiamo a parlare della notizia. Il professor Angelo Accardo sta attualmente conducendo una ricerca di frontiera estremamente complessa. Proviamo a descrivere in modo semplice in cosa consiste il suo progetto.

La premessa è che, per ogni ricerca, è fondamentale la possibilità di disporre di un ambiente dove poter fare delle simulazioni. In altre parole, dove poter fare delle prove. Cioè, poter vedere che cosa succede, per esempio a delle cellule tumorali, se somministro un determinato farmaco in un determinato modo. Faccio tante prove e vedo quello che funziona meglio.

Attualmente, semplifico, queste prove si fanno dentro dei contenitori dove inserisco le cellule tumorali. Ma non è evidentemente un ambiente simile all’ambiente reale dove si sviluppa il tumore. Noi “spalmiamo” delle cellule tumorali sul fondo di questo contenitore. Mentre, nella realtà, il tumore si sviluppa in un ambiente tridimensionale. Questo fa sì che le risposte ai farmaci possono essere sostanzialmente diverse da quelle che si riscontrano nei pazienti sottoposti alle stesse cure.

Quello che sta sperimentando il professor Accardo è proprio una modalità che permette di osservare come le cellule tumorali crescono, comunicano e reagiscono ai trattamenti, facendole sviluppare su minuscole “impalcature” tridimensionali. Impalcature che ospitano i tessuti umani e che li fanno comportare in modo più vicino alla realtà rispetto alle colture piatte su vetrino.

In questo modo le simulazioni delle cure sono più realistiche, e quindi più affidabili.

Uno dei progetti più importante che sta attualmente seguendo il gruppo di Accardo riguarda il glioblastoma. Che è il tumore cerebrale più aggressivo. In collaborazione con ospedali e centri di terapia olandesi, il gruppo fa crescere dei modelli tridimensionali del tumore e li bombarda con dei protoni. Una specie di radioterapia molto precisa, che punta a colpire le cellule malate risparmiando quelle sane.

Nei modelli tridimensionali costruiti da Accardo, le cellule tumorali si organizzano in strutture a più dimensioni. E reagiscono in modo più “vero” rispetto a quando vendono messe su dei vetrini.

In questo modo i risultati ottenuti sono più vicini a quanto si vede nei pazienti, rispetto ai test tradizionali. L’obiettivo è naturalmente quello di usare questi modelli come guida per decidere terapie sempre più efficaci e mirate al singolo paziente.

La stessa tecnica viene utilizzata per ricreare dei modelli tridimensionali di parti del cervello umano. In questo modo si stanno sviluppando tecniche innovative per curare l’autismo e la sclerosi tuberosa.

Anche se può sembrare strano, le stesse tecniche trovano spazio anche fuori dall’ambito neurologico. Con i colleghi di ingegneria biomeccanica, il gruppo di Accardo sta lavorando su strutture pensate per le ossa. Che hanno un tessuto molto più rigido del cervello. L’idea è progettare “materiali intelligenti” che guidino le cellule verso una migliore integrazione con le protesi che vengono impiantate sempre più frequentemente ai pazienti.

L’obiettivo ambizioso, quasi fantascientifico, di tutta questa sperimentazione del team del professor Angelo Accardo è chiaro: arrivare a testare in laboratorio, su un campione del tumore di ciascun paziente, quali dosi e combinazioni di terapia funzionano meglio. E usare queste indicazioni per somministrare una cura personalizzata al singolo paziente.

Non è fantascienza. È la direzione verso cui, passo dopo passo, il laboratorio di Accardo sta provando ad andare. E tutti noi ci auguriamo che raggiunga al più presto questo obiettivo.