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Attualità

Cile, undici settembre 1973: Johnny prese il fucile

Cile, undici settembre 1973

di Angelo Alfani

La storia fa spesso brutti scherzi. Ci sono degli avvenimenti che, per pura coincidenza temporale, ne sovrastano altri,lasciandoli alcune volte in ombra ed a rischio di dimenticanza.

Uno di questi e’ quanto avvenuto l’undici di settembre: il golpe militare nel 1973 in Cile e l’attentato alle Torri gemelle,circa trent’anni dopo.

L’altro il 9 maggio 1978 giorno in cui la mafia uccise nelle campagne di Cinisi Peppino Impastato,militante di Lotta continua,coincidente con il ritrovamento del corpo dell’onorevole Aldo Moro ,ucciso dalle Bierre,in via Caetani nel cuore della Capitale.

L’attentato al cuore della Grande Mela ha avuto una tale rilevanza è legittima amplificazione mediatica, che il rovesciamento fascista con conseguente dittatura sanguinosa in Cile, rischia sempre più di riessere semplice dettaglio, da ricordare per ossequio e dovere di cronaca.

Per storia personale, per un forte legame che mi lega,dalla primavera inoltrata del 1974, ad un amico cileno, dirigente regionale del MIR, riuscito fortunosamente a raggiungere la nostra Ambasciata a Santiago ( in cui, accanto alla stragrande partecipazione solidale degli addetti non mancarono momenti di pura cattiveria nei confronti dei “rossi”) ,vivendoci per mesi, con l’angoscia ed il dolore dato anche dalla impotenza nel sentire tutto attorno  la morte e la tortura sistematicamente praticata nel Paese ,l’undici di settembre ricorda vividamente la fine del Governo Allende.

Amico e compagno cileno, che trascorse mesi a casa dei miei e che tocco’ con mano la vicinanza di alcuni ,allora, giovani cervetrani e ladispolani che lui ricorda, ancora oggi, con affetto e commozione.

Riprendo un articolo del giornalista A. Leogrande ,scritto alcuni anni fa sul Sole 24 Ore, recensendo il libro di Luis Sepulveda :Storie ribelli, che mi pare possa racchiudere al meglio quale iato ,quale distanza abissale esistesse tra l’entusiasmo e partecipazione al nuovo di giovanissimi rivoluzionari e la ferocia militare al servizio delle forze del buio, e del ritorno al passato.

Cile,undici settembre 1973
Cile,undici settembre 1973

“ C’e’ un momento aurorale ,una frattura, un punto di non ritorno nel mezzo della biografia di Luis Sepulveda.

Questo evento coincide con la mattina dell’11 settembre 1973. Con l’assalto della Moneda ,il palazzo presidenziale di Santiago, ad opera delle forze armate golpiste di Augusto Pinochet.

“ Il giorno piu’ nero del Cile spunto’ coperto di nuvole” scrive all’inizio di 11 settembre 1973;e Johnny prese il fucile,il racconto che apre la raccolta di Storie ribelli.

Il Johnny del titolo era un ragazzo cileno entrato a soli 21 anni nel GAP ( il Gruppo di amici del Presidente)che costituiva una piccola formazione di guardie del corpo volontarie di Salvador Allende.

Allende non si fidava ed a ragione, della protezione ufficiale fornita da polizia e carabinieri.

 Cosi’era stata creata una squadra di giovanissimi militanti che seguiva il Presidente giorno e notte. Dei GAP faceva parte anche Sepulveda fin dal 1971.E nei GAP era poi entrato anche Johnny,il cui vero nome era Oscar Reinaldo Lagos Rios.Il “nome di battaglia” glielo aveva dato proprio Allende.

Il giorno dell’assalto alla Moneda, Johnny rimase all’interno del Palazzo con altri dodici uomini del GAP.

Con loro anche una decina di poliziotti rimasti fedeli al Presidente. I carabinieri,invece,all’inizio del golpe avevano subito lasciato solo il presidente legittimamente eletto, passando dalla parte dei golpisti.

Quel gruppo di uomini resistette per ore all’assalto dell’esercito ed al bombardamento della aviazione.

Li misero in scacco fino al pomeriggio armati di soli fucili.

Dopo la conquista del Palazzo ed il suicidio di Allende,gli ultimi difensori della Moneda furono condotti nella caserma del reggimento Tacna, uno dei fulcri del golpe.

I poliziotti, dopo essere stati torturati, vennero rilasciati. Gli uomini del GAP no:dopo aver subito interminabili sevizie, dopo essere stati mutilati, vennero assassinati e sepolti in una fossa comune.

In seguito, per timore che venissero individuati,i loro resti furono trasferiti dai militari a Fuerte Arteaga,e qui gettati in una buca profonda dieci metri,fatti saltare in aria con la dinamite e infine coperti di terra.

Tra loro c’era anche Johnny.”

La foto mostra prigionieri politici nel campo da calcio di Santiago

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