Lugnano in Teverina celebra con un convegno Raniero Mengarelli, e Cerveteri non gli ha dedicato neanche una strada degna
di Giovanni Zucconi
Che cosa ha fatto di così tanto male il Mengarelli a Cerveteri per essere stato volutamente dimenticato?

Non credo che esista una persona che ha fatto per Cerveteri più di Raniero Mengarelli. Il Mengarelli ha letteralmente donato alla nostra città una meravigliosa necropoli etrusca. Anzi molte necropoli etrusche. Senza di lui Cerveteri sarebbe ancora un anonimo paese agricolo alle porte di Roma.
Gli ha donato un prestigioso Sito Unesco. Ma non solo l’ha riportato alla luce. Lo ha valorizzato, e lo ha reso unico. Tutti, visitando le necropoli di Cerveteri e di Tarquinia, si accorgono della differenza. Non sto parlando del fatto che in una ci sono tombe affrescate e nell’atra no. Sto parlando del “paesaggio verde” in cui è immersa la Necropoli della Banditaccia. E non è un caso che sia così. È come l’ha voluta, scegliendo albero per albero, proprio Raniero Mengarelli. Ha creato un “parco” archeologico nel senso letterale del termine. Un unicum in un’area archeologica musealizzata come quella della Banditaccia.
Raniero Mengarelli non ha solo riportato alla luce l’immenso patrimonio archeologico che possiamo ammirare. Ma lo ha anche difeso, per quanto ha potuto, dalle grinfie golose dei potenti e delle persone con pochi scrupoli. Già negli anni 20 del ‘900, il Mengarelli si pose il problema della tutela dei siti archeologici e dei monumenti appena scoperti. E non a caso, visto che conosceva bene Cerveteri. Fu lui che si oppose al primo tentativo del Podestà di allora di distruggere la Necropoli del Sorbo, realizzandoci sopra un “Bosco del Littorio”. Cosà che riuscì però nel 1966, quando lui era già morto, con l’edificazione del quartiere del Sorbo.

Raniero Mengarelli non ha solo riportato alla luce praticamente tutte le tombe etrusche che conosciamo a Cerveteri. Ma è stato il primo che ha intrapreso progetti di restauro. Per ripristinare i monumenti più rovinati, e per rendere le tombe visitabili.
Raniero Mengarelli fu anche l’ideatore e l’artefice di quella via che, a gran voce, chiediamo che sia a lui dedicata. Stiamo parlando della via di accesso alla Necropoli della Banditaccia. Quella che i vecchi Cerveterani chiamavano “l’Autostrada”, e che adesso si chiama Via della Necropoli.
Raniero Mengarelli credeva molto in questa strada, e alla possibilità che l’”Autostrada” “…verrà certamente a moltiplicare il numero già notevole dei visitatori italiani e stranieri…”. Per questo pretese “un importante accessorio decorativo a rendere più bella tale strada di accesso agli scavi”. Si immaginò quindi di farla diventare una maestosa strada alberata, così come la vediamo ancora oggi. Per questo chiese, al Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, 250 piante di Cipresso e 250 piante di Pino. Ma non si accontentò di piante qualsiasi. In una nota pretese “…che siano della maggiore altezza possibile fra quelle che sono nei vivai delle Foreste Nazionali”.
Non so se sia abbastanza chiaro. Praticamente il Mengarelli scelse una per una le piante che ancora costeggiano l’attuale Via della Necropoli. Cosa aspettiamo a dedicarla a lui? Cosa aspettiamo a cancellare il disonore di avergli dedicata, solo nel 1992, una piccolissima strada chiusa, praticamente un parcheggio condominiale, proprio sulla collina del Sorbo, lì dove sorgeva l’omonima e ormai perduta necropoli che lui, in vita, aveva tenacemente difeso?

Potrei andare avanti pagine e pagine nel ricordare l’opera del Mengarelli a Cerveteri. E di come sia stato presto dimenticato e offeso nella memoria. Perché ne riparliamo oggi? Per due motivi. Il primo è che, fino a quando il Mengarelli non avrà un degno riconoscimento da parte di Cerveteri continuerò a ricordare la colpevole “dimenticanza”. Il secondo è che, ieri, a Lugnano in Teverina, città natale di Raniero Mengarelli, si è svolto un interessante convegno proprio sul nostro Archeologo/Ingegnere. Un bellissimo momento per ricordare chi, tra le altre cose, ha donato a Cerveteri un Sito Unesco.
Hanno partecipato al convegno tante persone e tante personalità. Tra queste vorrei ricordare il Direttore Parco Archeologico Cerveteri e Tarquinia, Vincenzo Bellelli, l’ex Direttore del sito Unesco di Cerveteri, Rita Cosentino e la Sindaca di Cerveteri, Elena Gubetti. Convegno organizzato dall’Associazione Il Lucumone, dell’amico Andrea Fusco, e dal NAAC, un’Associazione storica di Volontariato Archeologico di Cerveteri, rappresentata dal suo Presidente, Antonio Amasio.
Tutto bello. Ho anche espresso privatamente, ad Andrea Fusco, la mia sana invidia per come era stato organizzato il convegno. Tutto bello. Ma vorrei ricordare che è stato organizzato a Lugnano in Teverina. E l’unico convegno sul Mengarelli in passato, mi poteri sbagliare, era stato organizzato a Tarquinia. E Cerveteri? Che cosa ha fatto il Mengarelli alla città per subire questa sorta di “damnatio memoriae”? È vero, al convegno ha lodevolmente partecipato anche la nostra Sindaca, Elena Gubetti. Che ha anche scritto un lungo e appassionato post su Facebook che inizia in questo modo: “Oggi a Lugnano in Teverina abbiamo raccontato la storia di un uomo straordinario. È stata una giornata carica di significato, che ha unito idealmente la città natale di Raniero Mengarelli alla nostra Cerveteri, la terra in cui dal 1908 al 1933 ha lavorato incessantemente”.



Ma è poco. È troppo poco, o meglio, proprio nulla, quello che Cerveteri ha fatto per lui in questi anni. Per lui che ha donato 25 anni della sua vita e del suo lavoro a rendere grande Cerveteri nel mondo. In 83 anni dalla sua morte non siamo stati capaci di dedicargli neanche una misera pubblicazione, un piccolo convegno o, una piazza o una via degna del suo nome.
Con l’amico Andrea abbiamo concordato quello che anche la Sindaca si auspicava ieri. Organizzeremo un convegno sul Mengarelli anche a Cerveteri. Ma non basta. È tempo, e spero che la Politica se ne faccia carico, di dedicare, immediatamente, l’attuale Via della Necropoli a Raniero Mengarelli.










