Quando la presentazione di un libro può diventare un momento di presa di coscienza per la città
di Giovanni Zucconi
L’amore dei cittadini verso la propria città si misura anche con i libri che la raccontano. Siano essi libri di Storia, siano essi dei romanzi ambientati tra le sue strade o nel suo territorio. Se andiamo a scorrere i libri che parlano della Cerveteri non etrusca o delle sue Necropoli, ne troveremo pochi. Molto pochi. Ne troveremo molti di più sulla vicina e più giovane Ladispoli. Il motivo è molto semplice. Ladispoli ha molti meno scheletri nell’armadio da mostrare. E non si è ancora trovato nessuno storico, o aspirante tale, capace di affrontare e superare i tabù narrativi che bloccano il racconto della nostra città.
Non è questo il tema dell’articolo. Ma ne può rappresentare un incipit. Oggi, 29 luglio, alle ore 19:00, nella storica Tomba Regolini-Galassi, verrà presentato il libro di Lorenzo Triolo dal titolo “L’Arciprete e il Generale. L’enigma della tomba Regolini Galassi”.
Un libro, un romanzo, ambientato nella Cerveteri dei primi del 1800. Dove vengono raccontate, in maniera fantasiosa e romanzata, le vicende che hanno portato l’Arciprete Alessandro Regolini di Cerveteri e l’ex Generale dell’Esercito Pontificio Vincenzo Galassi, a organizzare gli scavi e a scoprire nella Necropoli del Sorbo quella che è, a tutti gli effetti, la tomba più importante mai scoperta a Cerveteri. La tomba che, con il suo strepitoso corredo ha fatto nascere il Museo Gregoriano Etrusco e, soprattutto, fu la prova definitiva che Cerveteri era veramente l’antica Caere. E non Ceri, come qualcuno argomentava.

La presentazione del libro è di quelle a cui non bisognerebbe mancare. Innanzitutto, per la prestigiosa location. Curata, coccolata, e mantenuta visitabile dall’Associazione “Nuova Generazione Etrusca”. Per l’occasione messa a disposizione dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale. Poi per la presenza dell’attore e regista Agostino De Angelis che, da par suo, teatralizzerà le letture dal romanzo. L’organizzazione è a cura dall’Associazione Culturale ArchéoTheatron con il settimanale l’Ortica. E non è mancato il consueto patrocinio gratuito del Comune di Cerveteri Assessorato alla Cultura.
Chi manca da citare? Naturalmente la brava giornalista Barbara Pignataro, che dialogherà con l’autore e che vi guiderà nei meandri del romanzo.
Ma proviamo ad approfondire meglio l’importanza di questo evento. Che non è solo letterario. La presentazione si svolgerà all’interno di quello che rimane della Necropoli del Sorbo. Che, come tutti sapete, è stata stuprata, irrimediabilmente distrutta e seppellita per sempre, sotto alti palazzi, da una vergognosa speculazione edilizia avvenuta nel 1966. Una storia incredibile e vergognosa. Un vero e proprio crimine contro l’Umanità, rimasto impunito. Uno degli atti più gravi perpetrati, in tempo di pace, contro il patrimonio archeologico e contro la memoria storica di un popolo. Solo l’ISIS ha saputo fare di meglio. Barbarie che, va detto e ricordato, è avvenuta sotto gli occhi di tutti: Amministratori, Soprintendenza e, soprattutto, cittadini di Cerveteri. Nella foto potrete verificare che si trattava di una necropoli costituita da decine e decine di tombe.
Per la seconda volta, in meno di un mese, Agostino De Angelis e la Soprintendenza, aprono le porte di questo simbolico luogo ai cittadini di Cerveteri. L’ho già scritto in occasione del precedente evento, ma lo ribadisco: finalmente quell’area che porta ancora i segni della devastazione, tornerà ad essere di tutti i cittadini cerveterani. Che potranno, e dovranno, visitarla come fecero i cittadini tedeschi quando furono portati dentro i lager nazisti per fargli scoprire gli orrori dei loro campi di concentramento. Anche i Cerveterani che parteciperanno all’evento di oggi dovranno pensare, come fecero quei Tedeschi: “mai più!”.
Trovate l’accostamento esagerato? Sicuramente è provocatorio. Ma dovrebbe spingere tutti a prendere la coscienza che, piaccia o meno, la devastazione della Necropoli del Sorbo è un simbolo nero di Cerveteri. È una potente chiave di lettura per capire perché siamo in questa condizione. In una nostra recente intervista a due giovani ragazzi eletti nel Consiglio Comunale di Cerveteri, ci hanno dichiarato che, per fare crescere Cerveteri, non basta cambiare i politici. Bisogna anche cambiare la mentalità dei cittadini. E cambiare la nostra mentalità, per farla passare da una di paese a una di città, sono sempre parole loro, bisogna anche passare per la presa di coscienza di cosa sia stata la ferita inferta a Cerveteri con la devastazione della Necropoli del Sorbo.

Ben vengano quindi eventi come quello organizzato oggi nella Tomba Regolini-Galassi. Ma, se ci riuscissimo, io proverei anche ad andare un po’ più avanti. Parlando con Agostino De Angelis pochi giorni dopo il primo evento nella Necropoli del Sorbo, mi ha condiviso un’interessante proposta che lui ha fatto personalmente ai dirigenti scolastici dell’Istituto “G. Cena”. Quella di trasformare parte della scuola in un museo della memoria dello scempio perpetrato nella Necropoli del Sorbo. Tornando all’accostamento provocatorio di prima, si potrebbe dire simile a quelli che possiamo trovare ad Auschwitz. Chiaramente, nessuno si offenda, con le dovute proporzioni. Ma il principio deve essere lo stesso.
Pe il momento chiudiamo qui. Troppi temi nello stesso articolo lo rendono illeggibile. Ma avremo ancora modo di raccontare la silenziosa rivoluzione in atto, sempre guidata da Agostino De Angelis, e supportata dalla Soprintendenza e dal Parco. E, grande novità da accogliere con speranza e ottimismo, anche da tutti quei privati che hanno nelle loro proprietà delle significative aree archeologiche. Sta prendendo forma e sostanza il progetto di rivalutare una ricchezza cerveterana fino a questo momento coperta da un velo di oblio. A Cerveteri ci sono decine di importanti siti archeologi praticamente sconosciuti o presenti in aree private, da fare conoscere e da aprire al pubblico e ai turisti. La rinascita di Cerveteri, anche se a fatica e con tantissima strada ancora da fare, si sta piano piano generando da dove si doveva puntare di più da sempre. Da quello che le nostre città vicine, in qualche modo concorrenti, non hanno e che non avranno mai: il nostro immenso e articolato patrimonio storico e culturale.









