di Giovanni Zucconi
Cerveteri, nella Chiesa di Sant’Antonio Abate, nel rione la Boccetta, si è rappresentata ieri l’anima di una Cerveteri che non esiste più
Quella andata in scena ieri sera nella magnifica Chiesa di Sant’Antonio Abate nel rione la Boccetta a Cerveteri, non è stata solo una rappresentazione in onore di Sant’Antonio Abate. Ma sono state celebrate anche, e soprattutto, le antiche tradizioni di Cerveteri. Le tradizioni quelle vere. Quelle pervase di autentica religiosità e legate a doppio filo al territorio e alle sue attività.

Come sempre, la regia di Agostino De Angelis ha saputo arricchire uno spettacolo multimediale con contenuti che vanno al di là del tema principale. Nei suoi spettacoli c’è sempre qualcosa in più oltre la storia che viene raccontata, e alla bravura ormai nota degli attori, dei cantanti e dei musicisti. Potete leggere i particolari della rappresentazione di ieri sera nel nostro articolo riportato qui.



Chi è uscito ieri sera dalla rappresentazione, non aveva solo conosciuto meglio Sant’Antonio Abate. La sua storia e le leggende che gli sono attribuite. Ma anche, e ripeto soprattutto, si è portato con sé i ricordi di una Cerveteri che non c’è più. O la visione di una Cerveteri che non ha mai conosciuto. Quella legata alla terra e agli animali. Un legame simbiotico, e non di possesso.
Ieri sera siamo tutti venuti in contatto con l’anima di una Cerveteri legata alle tradizioni che non avevano nulla di commerciale come adesso. Ma a quelle che erano il prolungamento religioso e cerimoniale delle attività e dei valori di tutti i giorni. Quelli legati alla terra e ai suoi prodotti. Legati agli animali che erano, nello stesso tempo, sostentamento e compagni di lavoro. E che venivano messi con profonda fede sotto la protezione di Sant’Antonio Abate.












