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Cerveteri celebra i 25 anni del GATC: un convegno per raccontare un quarto di secolo di archeologia, volontariato e territorio

Pubblichiamo l’intervista a Flavio Enei, fondatore del GATC e Direttore del Polo Museale di Santa Marinella

Cerveteri celebra i 25 anni del GATC: un convegno per raccontare un quarto di secolo di archeologia, volontariato e territorio – di Giovanni Zucconi

Le nozze d’argento con il volontariato archeologico sono un traguardo indubbiamente importante. A raggiungerlo è stata il Gruppo Archeologico del Territorio Cerite (GATC). Che, da 25 anni, opera nel nostro territorio in importanti progetti di ricerca, recupero e valorizzazione del patrimonio archeologico.

Cerveteri celebra i 25 anni del GATC: un convegno per raccontare un quarto di secolo di archeologia, volontariato e territorio

Festeggerà questo traguardo domani, sabato 29 novembre, con un convegno che si svolgerà, alle ore 17:00, nell’Aula Consiliare del Palazzo del Granarone di Cerveteri. Con l’occasione verrà anche presentato ufficialmente il volume che ripercorre i traguardi e i progetti realizzati in questi anni. A moderare l’incontro sarà Francesca Romana Appetiti.

L’evento vedrà la partecipazione delle istituzioni del territorio. Apriranno i lavori il Sindaco di Cerveteri, Elena Gubetti, il Sindaco di Santa Marinella, Pietro Tidei, il Sindaco di Ladispoli, Alessandro Grando e il Sindaco di Manziana, Bruno Telloni. Atteso anche il videomessaggio della Soprintendente SABAP Etruria Meridionale, Margherita Eichberg. A testimonianza dell’importanza che il GATC riveste nel panorama della tutela archeologica locale. Il convegno è naturalmente aperto a tutti.

Per farci anticipare il racconto di questi 25 anni di presenza del GATC nel nostro territorio, abbiamo chiesto un’intervista al suo fondatore, Flavio Enei. Che ce l’ha gentilmente concessa.

Comincio con il chiederti come è cambiato il mondo del Volontariato Archeologico in questi ultimi 25 anni. O negli ultimi 50, visto che la tua storia di volontario inizia molto prima della fondazione del GATC

“C’è stato un grande salto di qualità per tanti aspetti. C’è stata soprattutto un’apertura da parte delle istituzioni, che all’inizio erano molto chiuse nei confronti dell’associazionismo culturale. E in particolare nei confronti di quello archeologico.

Io mi iscrissi al Gruppo Archeologico Romano (GAR) che avevo 14 anni, nel 1977. E l’ho vissuta tutta quella fase. Ho assistito allo sviluppo dei rapporti tra l’associazionismo, la Soprintendenza, il Ministero e i cosiddetti enti preposti.

All’inizio c’era una chiusura quasi totale nei confronti dell’associazionismo. Non si poteva fare praticamente nulla sul territorio. La ricognizione archeologica in Etruria, e un enorme numero di scoperte, sono state fatte grazie al Gruppo Archeologico Romano dell’epoca di Magrini. Che, non potendo più scavare, non potendo fare più nulla in termini di scavo tradizionale, dedicò il suo tempo nella ricerca sul territorio.

Si sviluppò così la ricognizione. Furono scoperti tantissimi siti preistorici, soprattutto intorno a Cerveteri, Tarquinia, Vulci e Veio. In quella fase, l’associazionismo ha lavorato molto nella tutela delle aree archeologiche. Nella denuncia, Nella la “caccia” ai clandestini. In tutto quello che era un’attività diretta di tutela sul territorio. Spesso in collaborazione con i Carabinieri.”

Cerveteri celebra i 25 anni del GATC: un convegno per raccontare un quarto di secolo di archeologia, volontariato e territorio

Queste attività hanno aiutato a fare cambiare idea alle istituzioni nei confronti delle associazioni?

“Si fece un grande lavoro di divulgazione. Ma, soprattutto, molti di quelli che sono transitati all’interno del Gruppo Archeologico di allora, hanno poi trovato lavoro nelle Soprintendenze e nelle Università. Quindi, in parte, il mondo accademico e quello di chi gestisce i beni culturali è stato cambiato “dal basso”, visto che dall’alto non si poteva. Magrini ebbe l’intuizione di inserire i giovani “Garisti” dell’epoca all’interno delle Istituzioni. Questo fu ciò che tentò di fare, e in parte ci riuscì.

Oggi, nei musei civici, nelle Soprintendenze, nelle Università lavorano tantissime persone che sono passate per l’associazionismo archeologico. È stato un fenomeno nato con difficoltà, ma che poi ha avuto un grande sviluppo.”

Quindi adesso è meno problematico il rapporto tra Istituzioni e Associazioni?

“Oggi c’è una collaborazione sistematica, almeno in alcune zone d’Italia, tra istituzioni, Soprintendenze e gruppi archeologici. Perché si è capito il valore di chi si impegna per la crescita civile e culturale del territorio, e dei cittadini, in maniera disinteressata e gratuita.

Partecipare alla ricerca archeologica arricchisce chi lo fa, ma contemporaneamente arricchisce anche tutti gli altri. È un’operazione di grande respiro intellettuale e culturale, che ha faticato a essere capita. Adesso si comincia a capire di più.”

Una delle critiche più significative e ricorrenti alle associazioni di volontariato archeologico è che queste tolgono il lavoro agli Archeologi professionisti

“Nonostante tutte le polemiche che si fanno, l’associazionismo non toglie il lavoro agli archeologi, come qualcuno va dicendo in giro. Anzi, l’associazionismo apre la strada, tramite la valorizzazione dei siti, al fatto che poi qualcuno ci possa lavorare sul serio. Perché il volontario non può stare 365 giorni all’anno ad aprire una tomba etrusca, o a gestire un sito. Mentre gli archeologi, le associazioni, le cooperative, le società, possono poi farlo come lavoro vero e proprio.

È un lavoro importante quello che facciamo. E che spesso non viene capito perché in Italia nessuno fa nulla, se non ha un guadagno immediato. Invece, in questo caso, il guadagno è una crescita civile e culturale che ognuno porta con sé. Per sé e per gli altri.”

Cerveteri celebra i 25 anni del GATC: un convegno per raccontare un quarto di secolo di archeologia, volontariato e territorio

È probabilmente quello che accadrà anche nel Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia. Dove sarà possibile che ci siano degli accordi con società, associazioni o cooperative per aprire alcune tombe e per valorizzarle. Però in quelle aree dove le associazioni di volontariato, anche prima dell’istituzione del Parco, hanno lavorato per creare le condizioni attuali

“L’associazionismo archeologico è stato proprio questo. Una sorta di manifestazione permanente. Quando si va a ripulire un monumento, come abbiamo fatto per decine e decine di anni, quando si fa una campagna di ripulitura, di fatto che cosa si sta facendo? Si sta dicendo alle istituzioni: “Guardate che qui c’è questa cosa che va tutelata, valorizzata”. È uno stimolo. Il volontariato archeologico fa da stimolo alle istituzioni affinché facciano quello che dovrebbero fare e che, in tanti casi, non è stato fatto.

È una “denuncia”, tra virgolette. Ecco perché stiamo antipatici a parecchi: perché di fatto si denunciano situazioni che spesso sono di degrado, anche scabrose per tanti versi. È per quello che ce l’hanno sempre avuta con noi.”

Quando hai fondato 25 anni fa il Gruppo Archeologico del Territorio Cerite, che progetto avevi? Che cosa ti proponevi di fare?

“Quello che si è sempre fatto, in realtà. Il Gruppo Archeologico del Territorio Cerite è nato nel 1999. Ma di fatto ha portato avanti, sia come statuto sia come impegno culturale, esattamente le indicazioni di Ludovico Magrini. Che è stato un mio “precettore”.

Io sono cresciuto all’ombra di Ludovico Magrini, e ho visto cosa significava gestire un gruppo. Gestire i beni culturali, e quale impegno bisognava metterci dentro. Io non ho fatto altro che portare avanti la sua bandiera.”

Quando il Volontariato Archeologico diventò un “incubo” per l’archeologia ufficiale
Ludovico Magrini

Qual è il progetto più bello, quello più importante che avete portato avanti in questi 25 anni?

“In questi anni abbiamo fatto molta ricognizione sul territorio. Ma, soprattutto, per esempio è stata scoperta la lamina d’oro a Statua. Una lamina con un’iscrizione greca tardo-antica.

Poi ci sono state altre scoperte importanti su Pyrgi sommersa. Con il settore subacqueo abbiamo trovato i pozzi etruschi di fronte a Pyrgi, a 60 metri dalla costa. Abbiamo così dimostrato tutta l’erosione che è avvenuta nei secoli. Una scoperta importantissima per la topografia di Pyrgi.

E poi ci sono gli scavi nel castello di Santa Severa. Abbiamo scavato dentro tutto il castello, trovando stratigrafie che vanno dall’epoca etrusca fino all’Alto Medioevo. Con la scoperta straordinaria della chiesa paleocristiana di Santa Severa nell’ultimo cortile.

C’è stato poi l’allestimento del Museo della Rocca, dentro la Torre Saracena del Castello di Santa Severa, e del Museo del Mare.

Oggi il GATC lavora su tanti fronti. A cominciare dallo scavo di Castrum Novum a Santa Marinella, alla necropoli del Laghetto a Cerveteri. O alle Acque Ceretane, sempre nel territorio di Cerveteri. Da poco si è aperto un grande settore anche nel bosco di Manziana, dove lavoriamo sulla strada romana che lo attraversa.

Poi c’è la Posta Vecchia che abbiamo tenuta aperta per decenni. Prima era impenetrabile alle visite guidate a Ladispoli.

Si è fatto un lavoro enorme anche dal punto di vista dell’editoria. Abbiamo pubblicato tantissimi materiali divulgativi sul territorio, in tutti i comuni in cui operiamo, e in particolare sugli scavi di Castrum Novum.

È bene parlare anche dell’enorme opera di divulgazione che abbiamo fatto nelle scuole: corsi, visite guidate, convegni. È veramente impressionante quello che abbiamo fatto. Abbiamo poi organizzato un migliaio di conferenze, viaggi all’estero e in Italia, corsi, e ovviamente attività di ricerca, di scavo, di ricognizione. Ne abbiamo fatte davvero di tutti i colori.”

Non avete pubblicato nulla che raccolga tutta questa storia?

“Abbiamo condensato tutto questo in un volume che presenteremo sabato 29 al Granarone di Cerveteri, per il 25°. Un volume fotografico che contiene anche l’elenco di tutto quello che si è fatto, e che ti ho elencato velocemente.

L’appuntamento è quindi per sabato prossimo alle 17:00, al Granarone a Cerveteri. Ci saranno i Sindaci del territorio e la Soprintendente. E lì faremo un punto della situazione su tutto ciò che è stato fatto. Che è veramente incredibile.”

Quale è stata invece la tua delusione maggiore? Il tuo momento di sconforto più grande in questi 25 anni di volontariato, se c’è stato?

“Quando ho dovuto, obtorto collo, lasciare il GAR, dove ero iscritto dal ’77. Dal ’77 al ’99 sono stato iscritto al GAR, quello di Magrini, però.

Poi, in generale, la delusione c’è quando le istituzioni non ti seguono. L’associazionismo dovrebbe essere portato su un palmo di mano dalle Amministrazioni comunali, e dalle altre istituzioni, ma non sempre è stato così.

Spesso viene ignorato, qualche volta addirittura combattuto. E questo è brutto. È indice di inciviltà per tanti versi.”

Una domanda che, per me, è sempre un cruccio. Tu hai detto che ti sei iscritto a 14 anni, e io, nei miei articoli, metto spesso le foto dove ci sei anche tu nel GAR di quegli anni. Dove siete tutti giovanissimi. Adesso, almeno nel GAR di Cerveteri-Ladispoli, ma credo anche nel GATC, l’età media è 50-60 anni, quando va bene. Dove abbiamo sbagliato, secondo te?

“Penso che questo sia un problema generazionale, relativo proprio alla società italiana che è cambiata profondamente negli ultimi venti o trent’anni. Forse anche di più. All’epoca c’era un grande spirito di partecipazione dei giovani. Veramente, quelli che andavano a via degli Inferi la domenica, negli anni ’80, erano ragazzi con un’età compresa fra i 15 e i 20 anni, al massimo.

Si partiva da Roma con il pullman del GAR dell’epoca e si scendeva in piazza a Cerveteri. Si andava a piedi alla Necropoli, si prendevano gli attrezzi, si lavorava tutto il giorno e poi si tornava.

È vero che a quell’età c’è anche la cosa carina di stare insieme, ragazzi e ragazze. Però erano tutti giovani quelli che facevano questa cosa, un po’ come gli scout, per capirci. Poi tutto questo è cambiato perché i ragazzi di oggi hanno perso questo slancio, questa voglia di partecipare. Di fare le cose insieme, all’aperto. La società nel suo insieme è cambiata.

Noi magari studiavamo archeologia all’epoca. Però la domenica eravamo tutti a via degli Inferi. Invece adesso, anche quelli che fanno archeologia, che studiano archeologia, poi al volontariato non ci si dedicano.

Francamente, io nel GAR dell’epoca ho imparato molto di più da chi era più grande di me, e che studiava da tempo le ceramiche, le strutture, i materiali, rispetto a quello che ho imparato all’università. Chiaramente dal punto di vista pratico.”

Questo vuol dire che le associazioni di volontariato dovranno necessariamente cambiare pelle? Tra 25 anni, se andrà avanti questa tendenza, come sarà il Gruppo Archeologico del Territorio Cerite? Come sarà il GAR?

“Se va avanti questa tendenza, si estinguono tutte le associazioni culturali di questo tipo, secondo me. Bisogna lavorare ovviamente sui giovani, coinvolgerli con modalità e metodologie che non sono quelle applicate all’epoca su di noi, probabilmente.

Devo dire che esempi positivi ci sono. Quando porti le scuole a fare piccoli scavi simulati, o li porti a fare cose pratiche, materiali, i ragazzi ci stanno eccome. Si interessano, sono entusiasti.

Ma vanno seguiti. Vanno seguiti con costanza. Si deve creare un vivaio. Fra centinaia di ragazzi e ragazze trovi quei cinque, dieci, quindici che portano avanti il discorso perché si entusiasmano e gli piace farlo. Non è semplice. Però è un problema che riguarda tutte le associazioni, soprattutto quelle archeologiche e culturali. Perché queste implicano una parte materiale di intervento sul campo. E deve piacere andare a scavare, a pulire, a “stare sulle cose”.”

Le ultime due domande. La prima è: perché uno dovrebbe iscriversi al GATC?

“Intanto per un fatto, secondo me, di interesse sociale. All’interno delle associazioni trovi un mondo variegato, dove c’è di tutto: la persona anziana, quella più giovane, i diversi indirizzi culturali, religiosi, politici.

Però tutti stanno insieme per un motivo. La passione per la conoscenza della Storia e dell’Archeologia. Certo, ci deve essere un minimo di interesse di base, questo è chiaro.

Chi ha questa passione, o questo interesse ad andare a scoprire il mondo antico e quello che questo mondo ancora oggi ci racconta, trovando posto nel GATC ha un modo per partecipare in forma diretta. Per toccare con mano la storia e l’archeologia.

I bambini delle classi quinte dell' IC Ladispoli 1 alla scoperta del territorio. Un divertente e movimentato tour di 2 giorni con l Archeobus in visita ai siti archeologici dell' epoca imperiale a Ladispoli. Lo scuolabus mezzo di trasporto quotidiano per tanti alunni si trasforma in Archeobus, grazie alla professionalita' e alla passione dei volontari del GAR (gruppo archeologico romano)diretto da Flavio Enei e al contributo del Comune Assessorato alla Pubblica Istruzione e alla Cultura,che ha sponsorizzato il progetto e pubblicato un interessante opuscolo,alla portata dei ragazzi con immagini e siti della cittadina balneare. Dopo la piacevole conferenza di giovedi 6 Marzo in Biblioteca Comunale, tenuta magistralmente dal direttore del Museo di S.Marinella Flavio Enei sui siti dell epoca romana,i ragazzi venerdi' 7 marzo hanno "scorrazzato" per la citta' sui pulmini, dalle 9.15 alle 12.00 con sosta in tre tappe fondamentali dalla villa romana della Grottaccia,in Via Rapallo; passando per il lungomare a Marina di Palo per vedere i resti della vasca e dei mosaici e poi a piedi fino alla ricca villa romana a Piazza della Rugiada con i resti degli ambienti termali, fino ad arrivare a Marina San Nicola per godere dei resti della enorme Villa di Pompeo Magno che si affaccia sulla costa Tirrenica e permette di vedere da lontano il castello di Palo, gia' Alsium, residenza degli Orsini poi venduta agli Odescalchi e la Posta Vecchia, stazione di sosta durante il trasporto sulla Via Aurelia. Al ritorno, giro lungo passando per il Castellaccio di Monteroni ed uno sguardo alla necropoli etrusca e ai terreni di Monteroni , ricchi di prodotti tipici del territorio: carciofo,ulivo e grano. Piena soddisfazione dei docenti e dei ragazzi che hanno svolto una lezione all'aria aperta, vivace ed entusiasmante con l' apporto di esperti del Gat, con la finalita' di far conoscere prima, rispettare e valorizzare poi, il patrimonio storico/ archeologico del territorio di Ladispoli, un comune recente degli anni '70, ricco di storia e di fonti ancora visibili . Ringraziamo la referente/docente Marina Cozzi per il progetto realizzato a scuola in collaborazione con il Comune e il Gatc.

Parlo del restauro, o di quello che gli oggetti possono raccontare a tutti noi. È un modo socialmente utile per avvicinare le persone, per farle conoscere tra di loro. Per farle vivere insieme delle piccole o grandi avventure nel contribuire alla tutela e alla valorizzazione di questo patrimonio storico che appartiene a tutti noi, nessuno escluso. A tutti i cittadini della Repubblica Italiana.

Quello che è importante, secondo me, è che partecipando all’attività del GATC si dà un contributo a sé stessi. Perché si cresce culturalmente e civilmente, ma contemporaneamente lo si dà anche a tutti gli altri. Quando si recupera un monumento o si scopre qualcosa di nuovo sulla storia di un sito, di un territorio, si parla della storia di tutti. Stai regalando il tuo tempo alla comunità affinché cresca la conoscenza. E quindi, di fatto, la cultura di un territorio e di una popolazione.

Nessuno sapeva, per esempio, che la chiesa di Santa Severa esistesse fin dall’Alto Medioevo e stesse sotto un pavimento. L’abbiamo trovata e abbiamo regalato un pezzo di storia e di cultura al territorio. Ora il parroco di Santa Severa fa la processione di Santa Severa. Hanno recuperato un culto. Si recuperano pezzi di storia per l’uso di tutti, per il bene della società. Per il bene dei cittadini, in definitiva.”

L’ultima domanda è sul rapporto con le altre associazioni di volontariato archeologico. Il GATC rispetto alle altre, come si pone?

“Il rapporto va costruito, perché poi tutti fanno più o meno le stesse cose, e comunque tutti hanno la stessa passione. Sarebbe bello fare una federazione delle associazioni. Magrini, per esempio, all’epoca fece un comitato di collegamento. C’era il collegamento fra tutte le associazioni culturali di Roma. Oggi sul nostro territorio vivono tante associazioni serie. Sarebbe bello fare una federazione, che darebbe anche più forza a tutti quanti rispetto alle Istituzioni.”