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Alitalia, Montino: ”Due possibili strade da seguire, ma serve l’intervento di Draghi e professionisti del settore”

Il Sindaco di Fiumicino: ”La situazione è ad un punto di stallo”

Alitalia, Montino: ”Due possibili strade da seguire, ma serve l’intervento di Draghi e professionisti del settore”

“Purtroppo noto che, come avevamo detto durante il Consiglio comunale aperto dello scorso 12 marzo, la situazione di Alitalia è a un punto di stallo per via di una difficile discussione con l’Europa rispetto a un piano industriale che prevede metà della flotta e del personale”. Lo dichiara il sindaco Esterino Montino.

“Un piano che impone una forma di discontinuità tra la vecchia e la nuova azienda tale da abbandonare i loghi storici, prevedere procedure di reperimento del personale non completamente da Alitalia, ma anche dal mercato, e in fine autorizzare il passaggio diretto ad Ita solo dell’aviation mentre i due asset, manutenzione ed handling, sarebbero venduti con gare pubbliche – prosegue il sindaco -. È fuori discussione, a meno di essere in malafede, che questa sia la strada per abbandonare qualsiasi idea di avere, come Paese, una grande compagnia di bandiera, a differenza di tutti gli altri paesi europei compresi stati come il Lussemburgo o il Portogallo, ben più piccoli di noi, ma che si guardano bene dal rinunciare ad un vettore nazionale”.

“Mentre in Italia continua lo scontro tra le tifoserie di chi vorrebbe liquidar e Alitalia e chi vorrebbe rilanciarla, tifoserie che risultano maggioritarie nel paese a fasi alterne, gli altri stati europei, come la Germania e la Francia, nel corso del 2020 hanno dato aiuti di stato a Lufthansa pari a 9 miliardi e ad Air France per 7 miliardi. Questo allo scopo di evitare la crisi irreversibile, rilanciare le aziende e far sì che siano pronte a riprendere a fine pandemia”.

“I fautori della liquidazione sono, tra l’altro, così miopi da non considerare due fatti determinanti – sottolinea il sindaco -. Il primo: eliminare la propria compagnia significa abbandonare un asset strategico sul piano dell’immagine nazionale e sul piano di settori importanti e decisivi come quelli del turismo. Il secondo: anche la semplice liquidazione di un’azienda come Alitalia, in termini di costi reali, tra ammortizzatori sociali e perdita del valore aggiunto prodotto dall’indotto che non verrebbe naturalmente più riscosso dallo Stato, paradossalmente costerebbe di più che investire fondi per un serio piano industriale, che stia sul mercato permettendo di confrontarci con i competitor e, magari, promuovere partnership strategiche”.

“Non voglio entrare minimamente nell’esame delle responsabilità che ci hanno portati a questa situazione nel corso degli ultimi 15 anni e neanche di come in questi anni di commissariamenti sia stata gestita l’azienda perché questo tema compete alle strutture che vigilano sulla governance attuale e ad altri organi giudiziari – prosegue ancora Montino -. Ma vorrei soffermarmi sulla situazione in cui siamo: trattativa bloccata, stipendi a rischio ogni mese, lo sblocco di 25 milioni di euro che garantirebbe appena un mese o un mese e mezzo di vita in una situazione nella quale, a mio parere, anche il governo dei processi aziendali lascia a desiderare per mancanza di visione e per l’incertezza attuale”.

“Due sono, a mio avviso, le strade che si possono seguire – spiega Montino -: promuovere una interlocuzione ai massimi livelli istituzionali tra Italia ed Europa in cui il presidente Draghi assuma su di sé la questione, visto il grande prestigio di cui gode a Bruxelles. Un’interlocuzione che affronti il problema per arrivare al passaggio dell’intera Alitalia alla newco Ita, con tutti gli asset, il personale e il patrimonio e iniziare a promuovere una riorganizzazione e razionalizzazione dell’azienda in modo da prepararla, con la dotazione di 3 miliardi prevista dal governo precedente, alla ripresa dell’attività di volo post pandemia così come stanno facendo, opportunamente, le altre grandi compagnie europee”.

“Se questa ipotesi non dovesse andare avanti perché in contrasto con le norme europee sulla concorrenza – prosegue -, la seconda ipotesi potrebbe essere quella di dotare l’attuale azienda Alitalia di un ulteriore apporto finanziario e di tempo da usare per promuovere, con l’attuale assetto, una profonda ed energica ristrutturazione puntando sulla riorganizzazione della flotta, la ricontrattazione dei contratti di leasing (eventualmente anche con procedure di lease back), la rinegoziazione dei contratti di fornitura di carburante, l’eliminazione o la forte riduzione dei costi atipici previsti che oggi pesano nei bilanci dell’azienda per molti milioni di euro e una relativa riorganizzazione del personale”.

“Tutte e due le soluzioni hanno bisogno di un presupposto fondamentale – conclude Montino -: che oltre ai professionisti che curano la parte giuridico-legale, ci sia uno staff di alta professionalità tecnica aeronautica in grado di affrontare tutti i processi di ristrutturazione e nel frattempo gestire in modo manageriale l’azienda come fanno i grandi vettori internazionali, vista la peculiarità del settore”.

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