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Affitti fuori controllo: i canoni corrono cinque volte più degli stipendi





Milano resta la città più cara d’Italia: per una casa in affitto serve fino al 73% del salario netto. L’allarme della CNA: l’emergenza abitativa rischia di frenare crescita economica e occupazione

Affitti fuori controllo: i canoni corrono cinque volte più degli stipendi –

Negli ultimi sei anni il costo degli affitti nelle principali città italiane è aumentato fino a cinque volte più velocemente dei salari. È quanto emerge da un’analisi della CNA che fotografa una situazione sempre più critica per lavoratori, giovani e famiglie alle prese con la ricerca di un’abitazione nelle aree urbane a maggiore attrattività economica e turistica.

A guidare la classifica dei rincari sono Milano e Firenze, dove dal 2019 al 2025 i canoni di locazione per un appartamento standard sono cresciuti del 49%. Nel capoluogo lombardo affittare una casa richiede oggi oltre 1.800 euro al mese, mentre nel capoluogo toscano si superano i 1.300 euro. Incrementi superiori al 40% si registrano anche a Bologna, Padova, Venezia e Napoli, mentre Roma si attesta attorno al 37%.

A preoccupare non è soltanto la crescita dei prezzi, ma soprattutto il divario sempre più marcato con l’andamento delle retribuzioni. Nello stesso periodo, infatti, gli stipendi netti hanno registrato aumenti generalmente compresi tra il 7% e il 15%, insufficienti a compensare il peso crescente della spesa abitativa.

Milano rappresenta il caso più emblematico: il costo medio dell’affitto assorbe circa il 73% dello stipendio netto di un lavoratore. A Firenze la quota raggiunge il 62%, mentre in numerose altre città – tra cui Bologna, Venezia, Roma, Padova, Verona e Pisa – il canone supera la soglia del 50% del reddito medio disponibile.

Secondo la CNA, il caro-affitti non è più soltanto una questione sociale ma un problema economico strutturale. Le imprese delle grandi città incontrano sempre maggiori difficoltà nel reperire personale qualificato disposto a trasferirsi, mentre la mobilità professionale viene frenata dall’elevato costo dell’abitare. Una dinamica che rischia di incidere negativamente sulla competitività dei territori e sulle prospettive di crescita del Paese.

La situazione appare meno critica in alcune aree del Sud e nei centri meno esposti alla pressione turistica e universitaria. Potenza, Campobasso, Catanzaro e Perugia registrano infatti aumenti dei canoni compresi tra il 19% e il 23%, ben al di sotto dei livelli osservati nelle principali metropoli italiane.

L’emergenza casa si conferma così una delle principali sfide economiche e sociali del Paese: senza un riequilibrio tra salari e costo dell’abitare, il rischio è quello di accentuare ulteriormente le disuguaglianze e limitare le opportunità di crescita per lavoratori, imprese e territori.