di Giovanni Zucconi
A Cerveteri, sulla Via degli Inferi, si può passare la notte del Solstizio d’Estate in compagnia delle lucciole.
C’è uno spettacolo naturale che si rappresenta in questi giorni a Cerveteri, e che in pochi conoscono. Quello delle lucciole a Via degli Inferi. Via degli Inferi, insieme al percorso sotto le mura dell’antica Caere, rappresenta una delle aree archeologiche più belle e suggestive di Cerveteri. È una via cava che ti emoziona ogni volta che la percorri. Anche se è la milionesima volta che lo fai. Ma, ve lo assicuro, niente è paragonabile all’emozione di passeggiare di notte, per quell’antica e sacra via, in questi giorni.

È come entrare in un mondo surreale e magico. Ti ritrovi immerso, nel buio, in un mare di piccole lucine bianche che ti accompagnano e che segnano la strada da percorrere. È in quel momento che ti rendi conto che stai attraversando la Via degli Inferi. La strada che, partendo dall’antica città, era percorsa dai cortei funebri che accompagnavano i morti nella Necropoli della Banditaccia.
E allora immagini che ogni lucina intermittente rappresenti e ricordi uno di quei morti che, più di duemila anni fa, aveva percorso quella stessa strada confortato dal dolore dei propri cari. Ogni lucina sembra avvicinarsi per poterti parlare. Per sussurrare il proprio nome terreno. “Io ero Aranth… E io Larth… Io Tanaquil…”.
Centinaia e centinaia di anime, volevo dire di lucciole, segnano tutto il percorso fino al Manganello. In un’atmosfera irreale e sacra. Chiaramente è difficile raccontare l’emozione che si vive in quei momenti. Va vissuta in prima persona. Ma in silenzio e in completo buio. Devono poter parlare solo loro, le lucciole. E l’emozione deve prenderti fino a farti perdere il fiato.

Ogni anno, i volontari del Gruppo Archeologico di Cerveteri-Ladispoli-Tarquini (GACELATA) organizzano un’uscita notturna per godere di questo spettacolo unico. E lo abbiamo fatto anche ieri notte. Sempre con la consapevolezza che non deve essere vissuta come una passeggiata qualsiasi. Ma che deve essere affrontato quasi come un viaggio spirituale. In silenzio. A torce spente. I commenti e gli stupori devono essere condivisi dopo. Sulla strada del ritorno.
Per questo organizziamo questa esperienza solo in piccoli gruppi. Ci avevamo provato una volta ad organizzarla come un evento “pubblico”, aperto a tutti quelli che si sarebbero prenotati. Ma fu un’esperienza fallimentare e da dimenticare. Decine e decine di persone, che indossavano scarpe improbabili e dotate di torce tipo fari della contraerea, sciamarono lungo Via degli Inferi senza smettere un momento di parlare e senza spegnere le loro torce. Inutile dire che fu un’esperienza inutile e terribile. E infatti non l’abbiamo più ripetuta in questa forma.









