Il cervetrano vittima di una aggressione racconta come sono andate realmente le cose
Accoltellato in casa, Ennio Tirabassi: “Ecco la verità”-
“Non si è trattato di un litigio, ma di uan vera e propria aggressione nei miei confronti”.
A parlare raccontando come sono andate veramente le cose è Ennio Tirabassi, l’uomo che il 13 febbraio è stato gravemente ferito in casa sua con un coltello da un indiano di 34 anni, successivamente arrestato dai Carabinieri per tentato omicidio.
Enio Tirabassi, persona conosciutissima a Cerveteri, noto restauratore con l’arte nelle mani, vuole fare chiarezza su quanto realmente accaduto mettendo la parola fine alle troppe voci infondate che lo stanno coinvolgendo.
Da un letto dell’ospedale Belcolle di Viterbo, con voce ancora tremante, ha detto: “Sono sconvolto! Troppe bugie e troppe inesattezze stanno circolando in merito a questa storia, bugie che mi stanno creando non pochi problemi personali, oltre al fatto che sto malissimo.

Ho rischiato la vita, è vero, in queste ore sono tanto sottoposto a numerosi interventi chirurgici per la ricostruzione in particolar modo della mano destra, ho quasi perso un dito. Ho ferite sparse su tutto il corpo sono vivo per miracolo”.
Tirabassi inizia a raccontare i fatti di quella sera, “Questo ragazzo indiano è un giovane conosciuto a Cerveteri. Faceva lavori saltuari, ma si è sempre dato da fare.
Ultimamente stava passando un periodo difficile in seguito a diverse denunce per stalking che gli avevano fatto alcune ragazze per i suoi modi insistenti di corteggiarle. Era profondamente spaventato e turbato.
Qualche settimana fa è arrivato addirittura a tentare il suicidio. Io, trovandomi ad assistere alla scena, gli ho praticamente salvato la vita”.
“Quella sera mi trovavo con un mio amico, io ero molto scosso, e lui ha deciso di accompagnarlo, insieme all’equipe medica dell’ambulanza, all’ospedale Gemelli di Roma dove è stato curato.
Poi è stato messo nelle mani di uno psichiatra di Civitavecchia che lo seguiva in terapia.
Insomma, mi sentivo molto coinvolto dalla storia di questo ragazzo – ha proseguito – e ho deciso, di concerto con il medico che lo aveva in cura, che avrei dovuto aiutarlo, non potevo lasciarlo in quello stato di angoscia che lo stava logorando e soprattutto non potevo lasciarlo senza un tetto sopra la testa, così l’ho ospitato nella taverna di casa mia”.
“L’altra sera (il 13 febbraio, sera dell’aggressione, ndr) mi trovavo al bar con un amico e ho ricevuto una telefonata dal giovane indiano che mi chiedeva dell’acqua.
Arrivato a casa rera completamente fuori di testa e mi accusava di avergli rovinato la vita impedendogli il suicidio quel giorno, e non ha voluto minimamente ascoltarmi. In mano aveva un coltello da cucina e una roncola da giardino e ha iniziato a colpirmi violentemente.
Ho provato a difendermi a mani nude, ma era irrefrenabile non avevo idea di come affrontare la situazione non essendo io una persona violenta. Poi sono riuscito ad uscire di casa e a citofonare ai vicini che hanno chiamato i Carabinieri.
Non ho potuto fare niente, io non ho mai fatto del male a nessuno in tutta la mai vita. Non si è trattato di un litigio, ma di una vera e propria aggressione nei miei confronti”.
“Non so per quanto ancora ne avrò qui in ospedale, ma reputo vergognoso quanto sta succedendo. Io sto male. Sono ricoverato in ospedale. Ho decine di ferite sparse sul corpo.
E quanto ho letto sulle varie testate giornalistiche locali mi ha ferito ulteriormente, riportando versioni dei fatti inventate e prive di fondantezza.
Se non vado errato il principio fondamentale del giornalismo è quello di accettare e verificare la notizia.
In questo caso non è stato fatto, pubblicando bugie che mi stanno creando problemi personali.
Ovviamente mi troverò costretto a prendere i dovuti provvedimenti nelle sedi che riterrò, insieme al mio avvocato, più opportune.
Il mio nome è stato infangato e non posso consentirlo a nessuno.
Al contrario sto ricevendo decine e decine di messaggi di solidarietà e vicinanza da numerosi amici e conoscenti e questo mi fa stare sicuramente meglio”.
Cristiano Orsini – la Voce









