Preoccupazione tra i medi e piccoli imprenditori della città balneare
Coronavirus Ladispoli, commercio in ginocchio –
«Il settore commerciale è veramente in ginocchio». Una situazione drammatica quella vissuta in questo periodo dalle attività commerciali ladispolane. Le saracinesche di viale Italia sono per la maggior parte dei casi abbassate da oltre un mese. Attività di franchising, negozi a conduzione familiare, bar, ristoranti.
La crisi che la pandemia mondiale causata dal coronavirus sta causando inizia a farsi sentire e anche molto in tutti i settori. E la ripresa sembra lontana e tutta in salita.
«Le perdite sono incredibili – ha commentato l’imprenditore ladispolano Patrizio Falasca – soprattutto per quegli imprenditori come noi che ovviamente stavano nella fase di ammortamento. Non credo che, al di là dei dati positivi che stanno diffondendo sull’emergenza sanitaria, la ripresa possa essere istantanea. I flussi dei clienti saranno sicuramente moderati».
Al di là dei contributi di 600 euro dati alle partita Iva, il problema resta. Affitto dei locali, pagamento della merce ordinata in precedenza, pagamento degli stipendi dei dipendenti, la cassa integrazione per quegli stessi dipendenti che ancora non arriva, le bollette dell’energia elettrica.
Le spese ci sono e la possibilità di incassare tanto da riuscire a saldare i “debiti” sono praticamente azzerate. «Stiamo vivendo una fase del Dopo Guerra, con tutti i problemi che si sono manifestati nel Dopo Guerra. L’unico vantaggio? Gli edifici non sono stati distrutti», ha proseguito Falasca.
«Il personale è tutto in cassa integrazione, ma ci sono persone che non hanno di che vivere. Aspettando che arrivi la cig di cosa dovrebbero vivere? Alcuni li stiamo aiutando anche con i conti personali perché non possiamo lasciarli da soli». Per Falasca l’unica soluzione sarebbe solo una: «Il Governo dovrebbe dichiarare il 2020 come anno zero. L’anno zero delle tasse e applicare il condono fiscale».
Uno Stato invece che si mostra essere lontano dalle esigenze e dalle difficoltà che i medi e piccoli imprenditori stanno vivendo.
Le partita Iva, i gestori di bar, ristoranti, negozi di vicinato, non sono stati messi nelle condizioni di poter superare questo periodo buio.
«I pagamenti, come quello delle bollette, degli affitti, non sono stati bloccati. Anzi, lo Stato ha detto che ci rimborserà il 60% dell’affitto pagato, a compensazione delle tasse che dovremo pagare».
Insomma, ad oggi, si è obbligati a pagare l’affitto, le bollette dell’energia elettrica o del gas. Solo successivamente, quando si spera che l’emergenza sanitaria sia solo un lontano ricordo, allora si rientrerà di quei soldi. Soldi che però, come spiega il presidente di Assobar, Marco Nica, oggi non ci sono. Rabbia anche per il decreto col quale il Governo avrebbe stanziato 400 miliardi per le imprese.
«Dicono di aver stanziato i soldi ma non è così. Si tratta di un prestito che dovremo ripagare alle banche. Ma come facciamo a pagarlo se non si sa quando ripartiremo e quanto incasseremo. Dovremo aspettare la fine dell’anno per avere i finanziamenti, ma a giugno dovremo pagare l’Iva che nel frattempo è stata posticipata, e la dovremo pagare o in
unica soluzione o in cinque rate ma noi – ha sottolineato Nica – non stiamo incassando».
Una situazione drammatica, dove il futuro di queste piccole imprese sembra incerto, buio, nefasto, con una ripresa che «sarà anche peggio del momento che stiamo vivendo, perché quando riapriremo dovremo tenere conto delle disposizioni e delle nuove regole che sicuramente saranno imposte per evitare il contagio».
Un mondo, quello del commercio destinato dunque a cambiare. Dove forse, beni materiali come ad esempio magliette, jeans e scarpette all’ultima moda diventeranno beni di cui fare a meno perché «la gente non avrà i soldi quando si riaprirà», come spiega ancora un commerciante della città balneare, costretto a fare i conti con la merce in negozio invenduta e che non potrà restituire ma che, anzi, dovrà continuare a pagare, e con le casse letteralmente vuote.
Ma una nota positiva comunque rimane: in questo momento buio, si è riusciti a capire «l’importanza delle piccole cose. Anche se ci rimetteremo economicamente – ha detto un commerciante – abbiamo acquistato sicuramente qualcosa in più per quanto riguarda i valori, come la famiglia, i figli. Il denaro è l’ultimo pensiero. Siamo vivi qui ed ora».









